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I'm your man

Regia: Maria Schrader

Interpreti: Maren Eggert, Dan Stevens, Sandra Hüller, Hans Löw

Paese: Germania

Durata: 105 min

Distribuzione: Koch Media

Sceneggiatura: Jan Schomburg, Maria Schrader

Fotografia: Benedict Neuenfels

Montaggio: Hansjörg Weissbrich

Musiche: Tobias Wagner

Festival di Berlino - 2021

I'M YOUR MAN, film diretto da Maria Schrader, è ambientato a Berlino in un futuro prossimo e racconta la storia di Alma, una scienziata del Pergamon Museum che prende parte a un esperimento. Pur di ottenere i fondi per finanziare le sue ricerche, la donna accetta di partecipare a uno studio, che la vedrebbe trascorrere tre settimane in compagnia di un robot androide, Tom. L'umanoide è stato progettato per adeguarsi al carattere di chi ha intorno, in questo caso Alma, e alle sue necessità fino a renderla felice. Durante la convivenza con Tom, la scienziata si renderà conto che il robot si presta a essere un compagno di vita ideale.
Preceduto da critiche lusinghiere e da molti premi (German Film Award per miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia e miglior attrice protagonista a Maren Eggert, che ha vinto anche l'Orso d'argento a Berlino per il ruolo), il film desta molta curiosità e si distingue per l'originalità e la sensibilità con cui tratta un tema proprio della fantascienza in un contesto contemporaneo. La storia inizia subito in medias res, come si dice, ovvero dal primo appuntamento - in un bel locale con sala da ballo che sembra uscito dal passato - tra una donna un po' impacciata e un “uomo”. Scopriamo subito che l'insolito blind date coinvolge Alma, una scienziata del celebre museo Pergamon di Berlino, che ha accettato controvoglia di testare un robot umanoide, Tom, in cambio della promessa di finanziamenti per la sua ricerca e un viaggio per vedere dal vivo le tavolette con scrittura cuneiforme che ne sono oggetto. Sulla carta, Tom è progettato in base ai suoi gusti e desideri per renderla felice: la prova durerà tre settimane, durante le quali i due dovranno convivere, ma le cose non partono benissimo...

“Avevo sentito parlare di un racconto che stava per essere adattato per il cinema. Non ne sapevo niente, a parte il fatto che la logline diceva “donna incontra robot”, e questo è stato sufficiente ad attirare il mio interesse. Questa logline mi ricordava molto il famoso "ragazzo incontra ragazza" di Billy Wilder, solo che in questo caso è "ragazza incontra ragazzo-robot". La bravura della regista Maria Schrader, che si riferisce al racconto “Ich Bin dein Mensch” di Emma Braslavsky, da lei liberamente adattato assieme a Jan Homburg, sta soprattutto nel rendere estremamente realistica e plausibile una storia futuristica, che di regola apparterrebbe al terreno del cinema distopico o fantascientifico puro. Lo fa scrivendo una sceneggiatura che parla dei nostri sentimenti, della solitudine e delle delusioni, del dolore, dell'alienazione e delle abitudini in cui a volte ci rifugiamo nella vita quotidiana dopo esser stati feriti. Finché l'amore non bussa alla nostra porta in modo sorprendente, sotto le spoglie meno prevedibili, costringendoci a confrontarci con le nostre difese e a riaprirci il mondo. In questo senso I'M YOUR MAN racconta una storia in cui tutti possiamo ritrovarci, perché non parla solo di amore ma di rapporti umani e delle difficoltà che tutti noi prima o poi abbiamo incontrato. E lo fa con ironia e divertimento, ma mai con superficiale leggerezza. È un film che racconta benissimo il femminile ma che proprio per questo sa parlare anche agli uomini.

(www.comingsoon.it)

 

L'incontro tra sentimenti e tecnologia ha dato al cinema parecchio materiale, specialmente negli ultimi due decenni in cui il mondo ha iniziato a confrontarsi sempre più urgentemente con le promesse e le minacce dell'intelligenza artificiale. Rispetto a film come Ex machina ed Her, ormai parte del canone di questo particolare sottogenere, la delicata commedia tedesca I'M YOUR MAN si fa notare per due aspetti principali. Innanzitutto è molto più intelligente e sofisticata di quanto il suo approccio lo-fi e domestico lasci immaginare, a riprova di come non servano effetti visivi all'avanguardia o la ricostruzione di città del futuro per andare dritti al centro della questione filosofica di base. In secondo luogo, la quarta regia di Maria Schrader rielabora la premessa dell'attrazione tra umano e robot attraverso un'inversione di genere rispetto al più consueto cliché della donna "artificiale". Un aspetto che l'autrice della miniserie Unorthodox esplora riccamente e che va ben oltre la trovata di servizio o di facciata.
Divertente, astuto e profondamente riflessivo, I'm your man mette di fronte una straordinaria Maren Eggert, il cui pragmatismo iniziale lascia il passo a una labirintica profondità emotiva nell'arco della storia, e un volto notevole come quello di Dan Stevens. Il camaleontico attore britannico, la cui carriera post-Downton Abbey è stata una vera e propria lectio magistralis su come demolire e riconfigurare un aspetto da "bello e buono", sfrutta al massimo una parte che gli richiede di essere un "androide fuor d'acqua" a molteplici livelli.

(www.mymovies.it)


Li abbiamo chiamati in tanti modi: androidi, replicanti, cyborg, mecha, automi, droidi. A ogni nome vi verrà in mente il film o la serie che ha affrontato l'argomento dell'essere artificiale, della creatura in grado di diventare la nostra copia perfetta. Ma non era mai capitato, o quasi (pensiamo a Lei, dove però si parlava di un sistema operativo e non anche di un corpo) che il tema fosse raccontato sotto forma di commedia sentimentale, brillante, sofisticata e un po' malinconica. Il tono del film ci suggerisce che forse, a furia di usarla quotidianamente, è cambiato il nostro rapporto con le tecnologie, e in particolare con le intelligenze artificiali. I romanzi di fantascienza e il cinema avevano sempre raffigurato gli esseri artificiali come schiavi, o come strumenti di piacere, e sempre come una minaccia, in qualche modo come esseri pericolosi. Anche un recente film sul tema, Ex Machina, aveva raffigurato un robot capace di tessere inganni, di raggirare psicologicamente. I rapporti tra Alma e Tom, in I'M YOUR MAN, sono invece distesi, rilassati. La loro relazione è rassicurante. I robot sono integrati nelle nostre vite, non ci tradiscono mai, vivono in nostra funzione.
Tutto questo è raccontato in un mondo che non è il futuro, ma è il nostro mondo di oggi, perché le nostre scelte sono già governate dagli algoritmi. E spesso sono le scelte che ci vengono imposte perché già fatte da altri, dalla maggioranza. Così i primi tentativi di seduzione di Tom si basano su quelli che predilige il 93% delle donne tedesche. Possibile che non vadano bene ad Alma? Il mondo di I'M YOUR MAN è allora un presente dipinto a forti contrasti. Come quello tra il moderno della sede dell'azienda che produce i robot e l'antico del museo Pergamon, dove sono custodite le testimonianze di civiltà di migliaia di anni fa, o quello tra il vintage del locale notturno in stile età del jazz e il contemporaneo dell'appartamento di Alma. Ma, come sempre accade, la riflessione sul nostro rapporto con il robot è in fondo una riflessione su di noi. (…) Tutto questo è raccontato in modo sospeso, leggero, mai drammatico, con una regia che tende ad asciugare e a raffreddare le situazioni, per farci vivere più con la testa che con la pancia la vicenda. D'altra parte, è così che la vive Alma. Maren Eggert, Orso d'Argento per la miglior interpretazione al Festival di Berlino 2021, interpreta la nostra protagonista con la giusta misura, con il contegno di una donna di oggi che non vuole per forza essere adulata e riverita (ma apprezza la concretezza e la lealtà), e lavorando molto di sfumature e di sottrazione. Ma è sorprendente anche l'interpretazione di Dan Stevens. L'uomo che dà il corpo e la voce a Tom è bravissimo: in fondo è un uomo che deve sembrare un robot che deve sembrare un uomo. Il salto, insomma, è doppio, e Dan Stevens è bravissimo. Lavora sul sorriso, sugli occhi, è come se fosse meccanico senza esserlo.
Quest'uomo così particolare, che guarda su YouTube gli epic fails senza capire perché siano divertenti (e in fondo, sia per l'errore in sé che per l'immagine a bassa definizione, i filmati domestici sono il contrario della perfezione) è anche sorprendente per la sua gentilezza. È questo che più di ogni altra cosa lo rende diverso dagli altri. E anche questo ci fa pensare. È come se oggi la gentilezza sia possibile solo se programmata, solo se artificiale, e non sia possibile nella nostra vita reale, affannati e arrovellati come siamo intorno a questioni di qualsiasi tipo. Ma questo è solo uno dei tanti spunti - sono davvero infiniti - di I'M YOUR MAN, un film che sarebbe davvero un peccato perdere.


(https://movieplayer.it)