Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Io lo so chi siete

Regia: Alessandro Colizzi

INTEPRETI: Vincenzo Agostino, Attilio Bolzoni, Stefania Limiti, Fabui Repici, Luca Tescaroli, Ivan D'Anna, Flora Agostino

DISTRIBUZIONE: Mescalito Film

SCENEGGIATURA: Silvia Cossu

FOTOGRAFIA: Roberto Benvenuti

MONTAGGIO: Alessandro Colizzi

MUSICHE: Pier Francesco Colizzi, Luca Bertelli

PAESE: Italia, 2020

DURATA: 65 min.

Vincenzo Agostino ha fatto un giuramento: non si sarebbe mai tagliato barba e capelli fino a che non avesse avuto giustizia per la morte del figlio, vittima di un attentato di mafia. Vincenzo Agostino lotta da più di trent'anni per avere giustizia, per sapere qualcosa del figlio Nino, barbaramente ucciso, il cui caso poi è stato sepolto sotto una serie infinita di depistaggi. A oggi non c'è ancora giustizia per lui (anche se qualcosa si sta muovendo). IO LO SO CHI SIETE è un piccolo grande film, realizzato con il cuore e con passione. È un film su una persona che è un monumento vivente di resistenza e lotta alla mafia, ma al suo interno contiene altri film: le connivenze tra mafia e parastato, tra mafia e gruppi di destra, la condizione dei familiari delle vittime di mafia, il tema della formazione nelle scuole e l'idea che ci siano vittime di serie A, serie B e serie C.

Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di polizia della Questura di Palermo, è a Villagrazia di Carini con la giovane moglie incinta. Mentre entrano nella casa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella più piccola, due uomini in motocicletta li raggiungono e li crivellano di colpi. Lui muore tra le braccia del padre, lei nel tragitto che la porta in ospedale. I genitori di Nino da quel tragico giorno si battono per avere giustizia. Vincenzo giura sulla bara del figlio che non si sarebbe più tagliato la barba e i capelli finché non fosse stata accertata la verità.

È una figura di quelle che non ti scordi, quella di Vincenzo Agostino. È immediatamente iconica, ha l'aspetto di un guru, di un santone. Quei lunghi capelli e quella lunga barba bianca lo identificano immediatamente, e allo stesso tempo fanno venire i brividi non appena veniamo a sapere che cosa rappresentano. Ma capelli e barba non celano comunque il volto, gli occhi buoni e dolenti di Agostino, e l'uomo che c'è dietro al monumento vivente. Alessandro Colizzi, regista, scrittore e sceneggiatore di IO LO SO CHI SIETE, giustamente lo mette al centro del film, e fa ruotare tutto intorno a questo personaggio magnetico ed empatico. Così, Agostino è il motore del film, e ruota tutto intorno a lui.

Così Alessandro Colizzi segue Vincenzo Agostino nella sua attività di formazione e di memoria, che da anni mette in atto con costanza e passione, girando per le scuole e raccontando la sua storia. "Su trenta-quaranta ragazzi uno o due li prendiamo di sicuro" riflette, pensando che se uno o due ragazzi alla volta capiscono che cos'è la mafia e perché va combattuta sia già un successo. Così come può essere un successo che sia invitato a un presidio dell'associazione Libera in Val Camonica, in provincia di Brescia. E se anche così lontano dalla Sicilia si ha la coscienza di che cosa sia la mafia, e del fatto che ci riguardi tutti, è un altro segnale.

Ma intorno a Vincenzo Agostino, e alla storia del figlio Nino, si muove un altro film, interessante e inquietante. È quello che lega l'assassinio del figlio di Vincenzo all'inizio della fine di Giovanni Falcone, che, secondo le tesi degli intervistati, risale proprio a quel 1989, con la delegittimazione del pool antimafia e con Falcone che entra nel mirino della mafia. E ancora più inquietante è il fatto, a quanto pare acclarato ma ignorato da media e narrazione corrente, della complicità tra il mondo mafioso e lo Stato, o il parastato. Dietro alla storia di Nino ci sono una serie infinita di depistaggi e complicità che non sono state portate ancora alla luce. E ancora, la presenza in tutto lo scenario di gruppi neofascisti, realtà non legate ai partiti, con lo scopo di destabilizzare la società. Di questo si parlava, se ricordate, sia in Romanzo criminale che ne Il Divo di Paolo Sorrentino.

Tutto questo è per dirvi che si esce dalla visione di IO LO SO CHI SIETE con la rabbia e lo sgomento per le ingiustizie di storie come questa, e allo stesso tempo con tanta curiosità, tanta voglia di saperne di più, come "risvegliati" dal filosofo Alessandro Colizzi (e, ricordiamolo, da Silvia Cossu, che ha scritto e prodotto il film, da Massimiliano La Pegna, che lo ha prodotto e dalle testimonianze di Attilio Bolzoni, Stefania Limiti, Luca Tescaroli, Fabio Repici e Ivan D'Anna) come erano stati gli umani nel mito della caverna di Platone. Per questo la recensione di Io lo so chi siete è un doppio invito: al pubblico ad andare a vedere questo film, in una giornata speciale come questa (e nei giorni seguenti in cui il film sarà nelle sale, in tour per l'Italia fino al 7 aprile). E agli autori a continuare a raccontare la mafia e tutto quello che c'è dietro, magari in una docuserie pensata per le piatteforme di streaming. Raccontare la storia di Vincenzo Agostino vuol dire anche porre un accento sulla la questione, centrale nel nostro paese, dei familiari delle vittime spesso costretti, al posto dello Stato, a farsi carico della ricerca della verità. La speranza è che Vincenzo Agostino possa avere la verità, la giustizia. Ci auguriamo di vederlo senza quella lunga barba e quei lunghi capelli bianchi che ce lo hanno fatto amare. Ma che è ora che vengano tagliati.

(https://movieplayer.it)

 

(…) IO LO SO CHI SIETE: il documentario del regista Alessandro Colizzi e della sceneggiatrice Silvia Cossu, prende il titolo dalle parole che Ida Castelluccio, prima di morire per via di una pallottola nel cuore, urla agli assassini del marito. Da quel momento l'omicidio Agostino rimane avvolto per troppi anni nel mistero e nel silenzio, e da pochi anni è stato ripreso e ridiscusso in processo. D'altronde, come racconta il giornalista Attilio Bolzoni intervistato a più riprese nel film, l'omicidio Agostino viene subito spacciato come un "omicidio di femmine", una storia d'amore e di sangue. Insomma si segue una pista passionale, giusto il tempo di distogliere l'attenzione, di modo che alcuni "ignoti uomini dello Stato" possano entrare in casa Agostino e far sparire documenti e appunti sulle indagini che il giovane poliziotto stava conducendo.

Nino Agostino infatti di giorno era un poliziotto e la sera un cacciatore di latitanti, e in quel periodo stava indagando sul fallito attentato dell'Addaura del 21 giugno 1989, quando sulla spiaggia sulla quale sorgeva la villa di Giovanni Falcone, alcuni agenti di scorta trovarono un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. Fu proprio partendo dall'Addaura che il magistrato palermitano, come è noto, parlò del possibile coinvolgimento di persone esterne a Cosa Nostra.

Connessioni con i killer d'eversione nera su cui si è indagato per anni, connessioni che, come viene detto nel documentario di Colizzi e Cossu, hanno avuto il ruolo di destabilizzare un paese, di tenerlo bloccato sotto una costante morsa di stress volta a impedirne i cambiamenti e a tenerlo nell'immobilità. Ma a muoversi nell'immobilità e a urlare a gran voce la necessità di un cambiamento, in Sicilia ci sono da anni i parenti delle innumerevoli vittime di omicidi a stampo mafioso; figli, genitori e nipoti di persone che si sono battute nel silenzio contro Cosa Nostra. Uno di questi è Vincenzo Agostino, vero e proprio "monumento vivente al dolore di Palermo" come viene definito nel documentario.

Colizzi segue Vincenzo con la macchina da presa, ovunque. La definizione di monumento gli calza a pennello, già solo per il fatto che gli basta camminare per le strade palermitane per farsi memoria di ciò che è stato, dell'orrore vissuto contro il quale occorre ancora lottare.

D'altronde il documentario, girato nel 2020, si apre con una citazione di Amado: "Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo". Ma Vincenzo Agostino è monumento anche e soprattutto perché è un uomo che nonostante l'età ci appare immenso, un uomo dalle mani forti e lo sguardo battagliero, anche quando più volte, pensando al figlio, si commuove. Lo vediamo mentre porta avanti la battaglia iniziata con la moglie Augusta, documentata attraverso foto e ritagli di giornale, in cui i due sono ritratti fieri e imponenti nella lotta. Milita accanto a Libera, associazione contro le mafie, va a parlare nelle scuole e cammina per il cimitero, dove va a trovare i propri cari defunti. E anche se IO LO SO CHI SIETE è in fin dei conti un documentario privo di particolari picchi registici o pretese estetiche, è potente l'impatto. Perché il punto centrale è davvero l'urgenza del messaggio e della storia raccontata che, molto più che sulle immagini o sulle interviste riportate, passa attraverso il corpo e gli occhi di Vincenzo Agostino.

(www.mymovies.it)