Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

La donna del fiume - Suzhou River

Regia: Lou Ye

INTERPRETI: Zhou Xun, Jia Hongsherg, Hua Zhongkai, Yao Anlian, An Nai

SCENEGGIATURA: Lou Ye

FOTOGRAFIA: Wang Yu

MONTAGGIO: Karl Riedl

MUSICHE: Jörg Lemberg

DISTRIBUZIONE: Wanted Cinema

NAZIONALITÀ: Germania, Cina

DURATA: 83 min

Ha vinto diversi premi internazionali, tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival, il Grand Prix al Tokyo Filmex, il Fipresci Award al Viennale e il Grand Prix e il premio come Miglior Attrice al Paris Film Festival

PRESENTAZIONE E CRITICA

I fiumi sono creature insolite e misteriose. Insolite perché assomigliano a lunghi serpenti primordiali che zigzagano dividendo il mondo a loro piacimento, misteriose perché affacciandosi a osservarle spesso si lasciano penetrare dalla luce così da mostrare il loro fondale, spesso invece si chiudono e si nascondono restituendo una fotografia specchiata della realtà. È proprio attorno al mistero e all’ambiguità di uno dei fiumi che dividono Shangai che Lou Ye ha costruito LA DONNA DEL FIUME – SUZHOUR RIVER, l’ennesimo suo progetto censurato in Cina ma che gli ha permesso di raggiungere la notorietà in quell’Occidente che tanto lo ha influenzato e poi accolto a braccia aperte.

LA DONNA DEL FIUME – SUZHOUR RIVER non poteva vedere la luce se non nel 2000, l’anno in cui gli scontri e le contraddizioni sociali del Novecento hanno lasciato spazio al senso di vuoto e spaesamento del nuovo millennio mascherato dietro a un fallace dinamismo e un’ambigua crescita morale.

LA DONNA DEL FIUME – SUZHOUR RIVER si apre in un modo spiazzante, il punto di vista non è esterno e la telecamera invece di essere testimone si trasforma in un vero e proprio personaggio, diventa l’occhio e la prospettiva di un fotografo scapestrato alla ricerca costante di qualche lavoretto e che sussurra intimamente la sua storia e l’incontro folgorante con Meimei, un’enigmatica ragazza che lavora come sirena all’interno di una grande vasca in uno dei bar più scialbi della città. Il loro è un amore che nasce all’improvviso, vissuto tra infinite passeggiate lungo il fiume Suzhou e un’alchimia costruita soltanto sugli sguardi, ma entrambi conoscono poco dell’altro e Meimei spesso sparisce per giorni a causa di qualcosa che la tormenta e la incuriosisce.

Per comprendere cosa si sta intromettendo nella vita della misteriosa sirena Lou Ye toglie la telecamera dagli occhi del narratore, la riposiziona nel normale punto di vista esterno e le fa raccontare la storia di Mardar e Moudan. La storia del complicato amore tra un corriere e la figlia di un malavitoso che sfocerà nella scomparsa della ragazza, che ha lo stesso volto di Meimei, e nell’assidua e incessante ricerca da parte di Mardar dell’amore che ha perduto che si scontrerà con la conoscenza proprio di Meimei. Un incontro che mescolerà e cambierà le emozioni dei quattro protagonisti di una storia al limite del reale che si affaccia sulla impenetrabilità di un fiume pronto a inghiottirli. (…)

(…) In LA DONNA DEL FIUME  – SUZHOUR RIVER sono i personaggi e il loro cambiamento a essere al centro, il loro desiderio di essere pervasi da un sentimento dedicato a qualcun altro, l’ossessivo desiderio di rimediare a un errore passato e arrivare a cercare qualcuno anche oltre la realtà logica, il tutto permeato dall’acqua di un fiume ancora più misterioso che riflette una città immobile, una città in continuo cambiamento ma che non fa altro che specchiarsi vanitosamente in qualcosa che la inghiotte in un fango da cui è impossibile uscire.

(www.hotcorn.com)

Un operatore video, che risulta poi essere il narratore del film, comincia a raccontare della sua storia d'amore con Meimei, una ballerina in un locale notturno di Shanghai. La ragazza si esibisce spesso in un costume da sirena all'interno di una vasca, dando poi inizio ad una delle leggende raccontate nel voice-over che apre la visione.
La relazione tra lui e Meimei prosegue tra alti e bassi, con quest'ultima che scompare in diverse occasioni lasciandolo con il cuore infranto. L'io narrante di LA DONNA DEL FIUME  – SUZHOU RIVER si concentra allora su un altra coppia di personaggi, mettendoci al corrente della love-story tra Mardar, un piccolo delinquente e corriere in moto, e Moudan, figlia di un ricco uomo d'affari. I due si conoscono proprio tramite il padre della ragazza, che ingaggia Mardar per occuparsi della figlia mentre lui è impegnato con le sue amanti. Ma quella che sembrava essere un legame tenero e sincero rischia di trasformarsi in tragedia...(…)

(…) Niente dura per sempre in una storia che si ammanta di molteplici suggestioni, con il costante voice-over che fin dai primi istanti ci accompagna in questa zona brulicante che circonda il fiume del titolo, nuovo volto di una Shanghai tesa alla modernità ma anche culla di un mondo sotterraneo dove la gente scompare senza lasciare traccia. Un luogo dove tutto accade e nulla rimane, perfetto palcoscenico per il complesso gioco di specchi impostato in fase di sceneggiatura, con colpi di scena e piacevoli inganni che traghettano verso un finale incerto e amabilmente amaro.

Un vero e proprio viaggio urbano, tra il grigio dei palazzi e i cromatismi dei night club a spezzare quella monotonia imperante, custodi di sogni a venire che sono destinati, forse, a rimanere per sempre infranti. LA DONNA DEL FIUME  – SUZHOUR RIVER viene distribuito, in versione restaurata, ad oltre ventidue anni dalla sua uscita in patria: parliamo infatti di un film del 2000, ancor oggi attualissimo e in grado di regalare le giuste emozioni ad un pubblico aperto a certe sensibilità.

Un noir urbano ricco di suggestioni, una duplice storia d'amore in una Shanghai tetra e assimilante, dove il corso d'acqua che attraversa la città diventa tesoro di storie e cimitero di anime erranti, di individui caduti e risorti in quella grigia frenesia che tutto ingloba e niente risparmia. La donna del fiume - Suzhou River arriva al cinema ad oltre vent'anni dall'uscita e permette di godere nel buio della sala di una delle opere più incisive del cinema orientale del nuovo millennio, memore della lezione imposta da Wong Kar-wai ma capace di costruirsi una propria personalità sia a livello di messa in scena che narrativo, con il particolare stile di ripresa a mano che ben si adatta ad una sceneggiatura che mischia le carte nella decostruzione di una passione bifronte, nella quale nulla è come sembra.

(www.cinema.everyeye.it)

ll secondo film dell'apprezzato regista di Shanghai Lou Ye, autore anche del soggetto e della elaborata sceneggiatura dell'opera, è una sorta di thriller dai rimandi hitchcockiani (impossibile non scorgervi richiami con La donna che visse due volte, incentrato sull'ossessione che una donna riesce a creare nell'uomo che finisce per rivederla in altre sue simili.

Ye ha l'ardire di raccontare la storia utilizzando un metro narrativo originale e complesso, che parte da una soggettiva concentrata sull'io narrante, di cui scorgeremo appena alcune estremità del corpo come le mani e poco altro, per poi spiccare il suo volo narrativo soffermandosi su un altro uomo, che diventa il vero epicentro delle ossessioni che lo coinvolgono, stravolgendogli la vita, fino al finale dall'evidente tonalità melodrammatica.

Una bella fotografia sporca e appannata riesce inoltre a imprimere sullo spettatore, già piuttosto coinvolto in quella storia di ricerca affannosa che turba la vita al protagonista che, poco per volta, si guadagna tale ruolo sull'io narrante inizialmente preponderante, la sensazione di disagio che una vita cittadina lungo un fiume dalle acque grigiastre e ben poco invitanti può imprimere sui suoi abitanti, spingendoli talvolta a trovare proprio in quell'impetuoso corso d'acqua, la drammatica soluzione definitiva di ogni guaio terreno che affligge molti sfortunati.

(www.filmtv.it)