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La felicità degli altri

Regia: Daniel Cohen

INTERPRETI: Bérénice Bejo, Vincent Cassel, Florence Foresti, François Damiens, Daniel Cohem

SCENEGGIATURA: Daniel Cohen, Olivier Dazat

FOTOGRAFIA: Stephan Massis

MONTAGGIO Virginie Seguin

DISTRIBUZIONE: Academy Two

NAZIONALITÀ: Francia, 2020

DURATA: 102 min.

Possiamo essere felici per il successo degli altri? Léa, Marc, Karine e Francis sono amici di vecchia data, nel gruppo ognuno occupa il proprio posto. Ma l'armonia va in frantumi il giorno in cui Léa, la più discreta tra loro, racconta agli altri che sta scrivendo un romanzo. L'inaspettata rivelazione manda in crisi il resto del gruppo che, lungi dal gioire, comincia invece a manifestare un crescente disagio di fronte alla realizzazione dell'amica. Tra piccole gelosie e grandi cattiverie il libro di Léa diventa un best-seller. Ma è proprio di fronte al successo che si riconoscono i veri amici...

Le differenze culturali passano attraverso il cinema. In Francia il grande schermo continua a parlare di editoria, mentre dai noi le storie su promettenti scrittori scarseggiano. Oltralpe troviamo titoli come Il mistero Henri Pick di Rémi Bezançon e il bellissimo Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Spesso si utilizzano i toni della commedia. LA FELICITÀ DEGLI ALTRI di Daniel Cohen, con le dovute proporzioni, segue il modello di Assayas, e ne crea un’immagine speculare. In Il gioco delle coppie si parlava di editori, del passaggio dalla carta al digitale. Qui invece siamo alle origini del processo creativo, con un giovane talento pronto a spiccare il volo.

La struttura è ancora quella del gioco a quattro. Vincent Cassel è un uomo d’affari focalizzato sulla propria carriera. Vende alluminio, e cerca di resistere ai continui assalti dei cinesi. Bérénice Bejo, sua moglie, lavora in un negozio di abbigliamento, e sta per pubblicare un libro. Dall’altra parte c’è una coppia di amici composta da Florence Foresti e François Damiens. Lei vuole essere la migliore in tutto, lui è alla ricerca di una passione. Il titolo originale del film è LE BONHEUR DES UNS… (La felicità di alcuni…), ma da noi è stato tradotto con LA FELICITÀ DEGLI ALTRI, come il romanzo di Carmen Pellegrino. Quella raccontata dalla Pellegrino era una vicenda di fantasmi, di solitudine, qui invece l’atmosfera è più leggera.

Si punta sui sorrisi sofisticati (“Bambini, papà ha appena composto un alessandrino!”), sull’ironia borghese, con uno spirito decisamente provocatorio. La “felicità”, come viene detto fin dall’inizio, non ci appartiene, perché è “degli altri”. Allontanando quindi la favola, il sogno, c’è subito una barriera, che spinge a reagire. Partendo da questo presupposto, il film si interroga sulla sincerità dell’amicizia, invitando a togliersi la maschera, ad abbandonare l’ipocrisia. Invidie e gelosie sono all’ordine del giorno, e danno vita a simpatici siparietti. Ma scavando più in profondità, è interessante analizzare come il personaggio della Bejo abbia iniziato a scrivere: osservando le persone. All’interno del centro commerciale, viene a contatto con umanità diverse, che la incuriosiscono e la intrigano. Ognuno diventa parte di una narrazione più ampia, che approda su carta.

LA FELICITÀ DEGLI ALTRI non è solo incentrato sui sentimenti, come potrebbe sembrare, ma si sofferma anche sull’atto del guardare, su che cosa significa essere spettatori attivi ogni giorno, in qualsiasi situazione. Si ribaltano le gerarchie, si trovano nuovi punti di vista. Cohen capisce l’importanza della parola, del dialogo. Approccia l’arte non come un’industria, ma uno sfogo, una pulsione, anche se passeggera. Damiens passa dall’essere un musicista al fare sculture, senza dimenticare la cucina e anche la cura dei bonsai. L’ironia è la vera protagonista, in una Parigi silenziosa, che assiste senza scomporsi alle follie dei suoi abitanti. In una delle prime sequenze i quattro non sanno decidersi sulla scelta del dessert, e fanno impazzire un cameriere, che però non perde mai il controllo. È l’altra faccia della Bejo, che con il suo essere passionale scopre la via per rielaborare la propria identità.

(www.cinematografo.it)

 

Se gli amici sono spesso la famiglia che si sceglie, che amici siete, voi? Sapete realmente gioire dei successi delle persone a voi più care, oppure gli state vicino solo quando le cose gli vanno male? LA FELICITÀ DEGLI ALTRI è una commedia piacevole, tratta da una pièce teatrale di grande successo in patria, ma è anche capace di lasciare un retrogusto malinconico, mettendo in discussione le proprie certezze, magari portandoci a guardare in maniera diversa, o quantomeno dubbiosa, le amiche o gli amici con cui siamo andati al cinema a vederlo.

Inserito nell’alveo del cinema francese che riflette sui sentimenti, magari a Cena tra amici, per rievocare il titolo italiano del classico contemporaneo Le prénom, sempre nato a teatro, il film parte proprio con una lunga sequenza a tavola. Un momento al centro del titolo della pièce, L'Île flottante, come uno dei dolci nazionali transalpini, intorno al quale ruota un’esposizione buffa delle peculiarità caratteriali di due coppie a tavola. Sono grandi amici, le due donne lo sono fin dai tempi della scuola. Bérénice Bejo è Léa, insicura e incapace di prendere una decisione, anche se si tratta di confermare l’ordinazione di un dolce quando gli altri lo saltano. Lavora come commessa in un negozio di abbigliamento in un Centro commerciale parigino. Nel suo lavoro è molto brava, e il suo capo, interpretato dal regista del film (e autore della pièce), Daniel Cohen, l’apprezza e la sta raccomandando per un posto di manager in un negozio più grande della stessa catena. Ha il dono di conoscere la natura delle persone, che siano clienti dubbiosi sul taglio sartoriale di una giacca o l’infinita umanità che affolla le scale mobili e i corridoi del centro commerciale. Il marito è Marc, Vincent Cassel, un impiegato di medio livello in una fabbrica di alluminio, quadrato e insoddisfatto per una promozione sempre in attesa di arrivare.

Un giorno, proprio in quella famosa cena, Léa confessa che sta scrivendo un libro, dopo aver riempito per anni quaderni di note sugli abitanti in transito che incrocia ogni giorno. Lo sta incoraggiando un noto scrittore, un vero mostro sacro, che ha letto le prime cose e su Facebook la invita a continuare, con parole promettenti. Già a questo punto la reazione dell’amica è ben poco empatica, specie tornando a casa col marito. Sostiene che i commenti del “vecchio” siano dettati dalla libido e che a scuola non era certo brava a scrivere come lei, Léa. Solo l’inizio di un percorso distruttivo della loro amicizia, in cui Karine e Francis, gli amici, si mettono in testa, per reazione, di scrivere un libro - lei - e dedicarsi all’arte - lui.

La gelosia e l’invidia alimentano una specie di competizione tragicomica in cui è evidente come i due, e in fondo anche il marito, Marc, non abbiano il talento per sostenere queste rinnovate ambizioni, alimentate da un’invidia che non li porta a gioire semplicemente per il successo che presto trasforma Léa in una scrittrice di successo. Anzi, si rovinano la vita rodendosi nel profondo. Accusano l’amica di essere cambiata, quando lei rimane invece rispettosa e molto umile; sono loro a dimostrare evidenti limiti e mediocrità.

Fortuna, però, che la coppia a cui è affidato il compito di esplicitare questi tentativi di dimostrarsi all’altezza dell’amica è composta da due fuoriclasse della commedia come Florence Floresti e François Damiens, capaci di dare spessore alle loro invidie meschine, di tratteggiare personaggi, non caricature. Altrettanto in forma sono gli altri due: un Cassel ingrigito con evidente piacere, suo ma anche nostro, e una Bejo sempre solare, anche in un ruolo apparentemente senza cedimenti rispetto a una positività manifesta.

LA FELICITÀ DEGLI ALTRI è una commedia che dice le cose più interessanti quando, al di là dei sorrisi o delle risate di superficie, scarnifica le piccolezze umane dei suoi (tre) personaggi, con un salutare campanello d’allarme: le ambizioni sono libere per tutti, ma il talento spesso interviene a tenerle a bada.

(www.comingsoon.it)