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La Grande Guerra del Salento

Regia: Marco Pollini

INTEPRETI: Marco Leonardi, Paolo De Vita, Pino Ammendola, Rossana Cannone, Uccio De Santis, Andrea Scardigno, Fabrizio Saccomanno

SCENEGGIATURA: Charline Bourgeois-Tacquet

FOTOGRAFIA: Alessandro Zonin

MONTAGGIO: Chantal Hymans

DISTRIBUZIONE: OFFICINE UBU (2022)

PAESE: Italia, 2021

DURATA: 90 min.

Siamo nel secondo dopoguerra e tutto si svolge nella terra rossa del Salento. Mentre l'Italia è reduce da due guerre mondiali, nella profonda Puglia se ne scatena una fra due paesini: Supersano e Ruffano. Una guerra che esplicandosi in una partita di pallone, nasconde in realtà deliri di onnipotenza che fanno da contorno alla rivalità fra due uomini: Ernesto, imprenditore agricolo e presidente della squadra di calcio di Supersano e Alfredo, generale in pensione del regime fascista e presidente del Ruffano Calcio. Sullo sfondo c'è anche un amore che sta sbocciando: quello tra Giulio e Agnese, legati dall'amicizia con un'altra coppia di giovani, Giovanna e Antonio. Quest'ultimo, Antonio Prete, è stato il primo tifoso nella storia d'Italia a perdere la vita per una partita di pallone.

Tratto dall'omonimo romanzo di Bruno Contini, LA GRANDE GUERRA DEL SALENTO è un film diretto da Marco Pollini, al suo quinto film da regista. Ambientato tra il 1948 e il 1949, l'opera di Pollini si concentra sull'evento tragico legato ad Antonio Prete, un ragazzo di Supersano, che fu il primo tifoso a morire a causa degli scontri nati dopo una partita di calcio giocata tra le squadre di Ruffano e Supersano. Presidenti di queste due squadre, entrambi mossi da personali interessi politici, sono Ernesto e Alfredo, interpretati nel film dai sempre bravi Marco Leonardi e Paolo De Vita. Ma attorno a questo fatto doloroso si intrecciano diverse storie, prima fra tutte quella dell'amore che lega Giulio e Agnese, e della loro amicizia con Giovanna e Antonio. Nel suo film Pollini decide di trattare più temi allo stesso tempo: le origini del tifo e della passione per il calcio, la rivalità fra fazioni diverse e le ambizioni, ma non solo, anche le condizioni della donna nel Sud di quegli anni o il tema dell'emigrazione in luoghi più ricchi (…).

(www.mymovies.it)

 

(…) Come tiene a sottolineare Pollini durante un’intervista “...è un film fatto al 99% da Pugliesi. Cast, Maestranze l’unico straniero sono io”… e giù risate.  Pollini, Veneto Doc, racconta con quella sua calma serafica l’enorme sforzo per portare a casa il progetto che ha portato alla creazione di questo film. “Il valore aggiunto è che è una storia vera”, dice…ed ha ragione.  Dopo aver visto il film ed ascoltato Riccardo Lanzatore (Giulio) Luca Pastore (Caddru), Rosanna Cannone (Agnese) e la star del web Giuseppe Ninno “Mandrake” ci permettiamo di aggiungere che il “Valore Aggiunto” è la capacità di una squadra di lavorare per un progetto comune che va ben oltre il film stesso.

Si respira aria di complicità, di senso di appartenenza, di Puglia. Colpiscono le parole del regista quando parla di “Cine turismo”. Di come presenteranno a Cannes a Berlino ed a Venezia i luoghi dove è stato girato il film. In modo da stimolare il turismo.  Un modo per dare continuità alle opere e far rivivere i territori. Ci perdiamo nei racconti degli attori, mentre raccontano aneddoti accaduti durante le riprese che si sono svolte tra Lecce e Brindisi. In quelle splendide location nei paesi di Ruffano e Supersano e Specchia tra cui: le Masserie Le Stanzie, Pizzofalcone, Casale Sombrino, i campi di calcio, le piazze e gli scorci più caratteristici della bella Puglia.

Il film, prodotto da Ahora Film con il sostegno dell’Apulia Film Commission film fund è Ambientato alla fine degli anni ’50, racconta un tragico evento: la prima morte di un tifoso causata degli scontri nati dopo una partita di calcio, tra le squadre del Ruffano e Supersano.

Una storia tragica, antica. Che poi è il male Italico, lo schierarsi sempre contro qualcuno. Fascisti contro Comunisti, Guelfi e Ghibellini, Nord contro Sud. Risuonano nelle orecchie le parole Pollini quando parlava “dell’idiozia dei campanilismi”.

Si riaccendono le luci, nelle orecchie la musica di Mino De Santis che ha curato la colonna sonora “...Cadde Antonio sotto un cielo di dopo guerra…Rosso Sangue innocente…a Bagnar la Rossa Terra”.

(www.progettoitalianews.net)

 

Da un’intervista con il regista:

Raccontaci come nasce l’idea di realizzare il film La Grande Guerra del Salento

È nato per caso, ero in Salento in vacanza, ho incontrato l’autore del libro Bruno Contini 2 anni fa che mi ha raccontato la storia e mi ha fatto leggere il suo libro. Dopo la lettura, ho deciso di mettermi a lavorare sul film. È stato un atto di passione e amore per questa storia.

Rispetto ai tuoi lavori precedenti, che tassello della tua carriera rappresenta?

Ogni film rappresenta un passaggio, uno scalino in più in questo difficilissimo ambito che è il cinema.

Come nasce la tua passione per il cinema?

Fin da piccolo, passavo le domeniche al cinema e alla fine di ogni proiezione scrivevo una mia piccola recensione personale.  Per anni mi sono occupato prima di produzione musicale, poi di progetti audiovisivi, videoclip e poi cinema.

Quando hai capito che quella stessa passione si sarebbe potuta trasformare in un vero e proprio lavoro?

Ho lottato per farlo diventare un lavoro, e lotto tutt’ora ogni giorno. Alcuni dicono che i registi e produttori indipendenti sono degli eroi. Beh è proprio così. È tutt’ora difficilissimo lavorare in questo ambito. Questo è un ambiente molto chiuso e ristretto.

(www.progettoitalianews.net)