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La persona peggiore del mondo

Regia: Joachim Trier

INTERPRETI: Renate Reinsve, Anders Danielsen Lie, Herbert Nordrum, Maria Grazia Di Meo

SCENEGGIATURA: Joachim Trier, Eskil Vogt

FOTOGRAFIA: Kasper Tuxen Andersen

MONTAGGIO: Olivier Bugge Coutté

DISTRIBUZIONE: Teodora Film

NAZIONALITÀ: Norvegia, Francia, Svezia, Danimarca, 2021

DURATA: 121 min.

Premio migliore attrice al Festival di Cannes, 2021

Si può capire qualcuno in sole due ore? Dodici capitoli di una vita intera bastano per dire di averla conosciuta davvero? Sì, quando il grande cinema riesce a darti l'illusione di non aver costruito un personaggio, ma di averti raccontato una persona. È con questa piacevole sensazione addosso che apriamo la nostra recensione de LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO, film scandinavo in concorso a Cannes 2021. Ovvero la nostra prima, sincera, convinta folgorazione di questo festival. Joaquim Trier ci ha stupiti con un film strabordante di idee e suggestioni, capace di farci entrare sotto la pelle di una donna eccezionale e allo stesso tempo normalissima. Incredibile eppure imperfetta. Perché THE WORST PERSON IN THE WORLD celebra le contraddizioni della vita in modo inquieto, irrequieto e per questo imprevedibile. La storia di Julie è la storia di una ragazza in procinto di diventare donna, ma è soprattutto la storia di una persona che dei riti di passaggio preconfezionati e delle scalette imposte dagli altri non sa proprio che farsene. Tra gabbie dorate e voli pindarici, THE WORST PERSON IN THE WORLD ci ha fatto davvero sentire un buonissimo profumo di verità.

Se l'ispirato film di Trier ha questo preciso odore è grazie al tocco autentico con cui le pagina della vita di Julie vengono sfogliate poco per volta. Suddiviso in dodici capitoli, aperti da un prologo e chiusi da un epilogo, LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO è un'incredibile miscela di sensazioni opposte. Una montagna russa che prima diverte col suo cinismo pungente e subito dopo commuove con dolori, nostalgie e rimpianti. Nel suo essere contraddittorio come la vita, il film riesce a conciliare toni e registri opposti, con dramma e commedia amalgamati in modo coerente, mai forzato, grazie a una scrittura brillante e una messa in scena sempre piena di spunti visivi. Nel corso del suo flusso incessante THE WORST PERSON IN THE WORLD sfiora spesso una naturalezza "alla Linklater" (che tanto ci ha ricordato la splendida Before Trilogy) quando racconta i mali d'amore di una trentenne in balia di un amore scalfito da dubbi e tentazioni. Perché davanti alle aspettative degli altri e ai paletti imposti dalla vita, Julie è insofferente, fugge, sfugge. Se fidanzati e genitori le fanno sentire il fiato sul collo, questa splendida protagonista conquista con la sua fame di vita e si dimostra fragile quando mette a nudo dubbi e paure, e soprattutto quando subisce la vita che gli altri hanno scelto per lei. Una vita di cui si sente spettatrice e non attrice. Mentre tutti le fanno domande a cui non ha risposte, Julie inietta nel film la sua stessa energia. E così Trier si concede anche sprazzi visionari che rendono il suo cinema potente e trascinante.

Non facciamoci ingannare dal titolo, perché THE WORST PERSON IN THE WORLD ha un altro grande merito: non giudica mai. Nessuno. E in questa schiettezza ci ha ricordato tanto anche Ema di Pablo Larrain, altro ritratto di una femminilità fiera impossibile da etichettare. Profonda senza essere pesante, divertente senza risultare mai superficiale, questa dramedy norvegese è anche una perfetta fotografia generazionale. Uno spaccato di vita in cui trentenni e quarantenni sembrano separati da un abisso, in cui le prospettive di vita, le ambizioni e le esigenze di queste due età sembrano inconciliabili. È davvero incredibile come il film riesca a sfiorare tanti temi delicati (il femminismo, l'ecologia, il lavoro) attraverso un semplice triangolo amoroso gestito con brio e complessità. Sfumature diverse con un filo conduttore che ritorna inesorabile in ogni scelta di Julie: la precarietà. Un'insicurezza totale e totalizzante, emotiva, lavorativa ed esistenziale allo stesso tempo. Una fragilità che Trier abbraccia con tocco lieve. Una "malattia" a cui, forse, trova persino una cura. Ovvero la scelta di non dimenticare chi c'è stato, chi ci ha definito, chi ha lasciato un segno e in qualche modo segna delle coordinate, una rotta, una certezza. Un'indicazione che conduca alle persone che siamo diventate, senza fermarsi a quelle che eravamo. Noi, nel dubbio, ci teniamo stretti un film davvero straordinario e teniamo per mano Julie. Una persona imperfetta di cui ci siamo innamorati dopo averci parlato soltanto per due ore.

(https://movieplayer.it)

(…) Il canovaccio del film scritto e diretto da Trier è piuttosto semplice. Proprio perché semplice è abbastanza universale, e ottimo per essere declinato in vari modi: in chiave di commedia oppure di dramma, secondo coordinate più semplici e commerciali o altre più cerebrali e autoriali. Quello che fa il norvegese è tenere insieme i registri dei due generi, dramma e commedia (che poi sono i due aspetti della stessa medaglia, la vita), e girare un film d'autore capace di una leggerezza che fa simpatia. Non era facile. Quel che era facile, in una storia e in un film del genere, era che i personaggi (la vagheggiante e insicura Julie per prima, ma anche i due suoi uomini) finissero per risultare antipatici. E invece non è così, perché Trier - che a questi personaggi vuole bene, e non li tratta da cinico demiurgo come spesso accade ai registi da festival e non solo - ne fa emergere sempre un'umanità nella quale è impossibile non riconoscersi, e con cui quindi non si può non solidarizzare. Merito anche degli interpreti: la sorpresa Renate Reinsve (che a Cannes ha vinto il premio come miglior attrice), il bravissimo Anders Danielsen Lie e Herbert Nordrum. Se poi Julie a tratti appare immatura per essere una ragazza che ha quasi trent'anni all'inizio della sua relazione con Aksel, lo è perché in Verdens Verste Menneske Trier ragiona anche, dal punto di vista di un uomo della sua età, sul presente e sulle differenze tra generazioni, in un mondo sempre più privo di punti di riferimento e che anzi vede dissolversi progressivamente anche le poche certezze che sono esistite finora. E così nel suo film c'è spazio anche per scene in cui si ragiona con ironia sulle ansie aggressive della woke culture, contrapponendo il pensiero di Aksel (che poi è quello di Trier, e anche il mio, per quel che conta) sull'arte e la sua libertà, a quello di una post-femminista molto arrabbiata che non gliene fa passare una. Ma spazio c'è anche per il femminismo assai più sensato di Julie, e per i suoi rapporti con la sua madre, e con un padre assente, con la necessità di trovare una strada autonoma, e perfino per scene lisergiche forse superflue, ma che il regista norvegese gestisce senza svaccare mai, e alle quali riesce anche a dare senso narrativo chiaro e non pretestuoso. E poi ci sono dei confronti tra Julie e Aksel, dopo la fine della loro relazione, che sono di una sincerità e di una semplicità che sono commoventi e disarmanti, per quello che dicono sulla coppia, e sulla vita in generale. Sono le punte massime di un film, Verdens Verste Menneske, che magari non è un capolavoro, ma che è semplice senza essere scialbo, sincero e pure simpatico senza essere mai sciocco. Avercene di più, di film così.

(www.comingsoon.it)

La struttura della narrazione si colloca esattamente a metà fra il romanzo ottocentesco e le erraticità dell'epoca moderna, e una voce femminile fuori campo riassume inizialmente le vicende di Julie, elencandole come in una commedia di Woody Allen, per ritornare in punti chiave della storia: un terzo occhio che osserva (insieme a noi) il peregrinare di Julie fra uomini che sono per lei tappe evolutive e fra scelte che ribadiscono la sua irriducibilità emotiva.

Ma LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO non è una mera osservazione entomologica: è una vera e propria storia d'amore anomala e complessa che si articola e si snoda attraverso gli umori e gli stati d'animo della sua protagonista, le fantasie parallele e i sogni (ma anche gli incubi) in cui il mondo si sintonizza sul suo tempo interiore, codificando e anticipando le tappe successive del suo percorso. Trier mette in scena il romanzo di Julie alternando un'ironia nordica e sottile ad un afflato romantico vorticoso e irresistibile (magnifica la scena del corteggiamento senza sbocco fra la giovane donna e l'uomo con cui si imporrà di non tradire Axel), applicando stilemi estetici diversi e rallentando o accelerando la narrazione. I temi del femminile contemporaneo, dal metoo alla maternità, dalle mestruazioni al sesso orale, sono trattati secondo le sensibilità di una protagonista che appartiene a una nuova generazione, e vengono messi sul piatto con nonchalance, come un dato di fatto, ma non per questo privati di pathos e partecipazione emotiva. Poiché ciò che caratterizza un film riuscito è il tono, e la coerenza narrativa, Trier fa centro con questa storia sulle "cose che contano", cioè non necessariamente quelle che ci dicono debbano contare.

LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO è una commedia romantica per i nostri tempi con un'eroina mai giudicante e mai giudicata, che attraversa il suo presente imparando a non scappare "quando il gioco si fa duro" e che, assecondando le sue inclinazioni e i suoi trasporti sentimentali, dà forma al proprio futuro senza forzare la mano. Un futuro che per la sua generazione non passa più "attraverso gli oggetti" e non soggiace al "senso di colpa occidentale", ma naviga la liquidità delle relazioni e asserisce il diritto a definirsi da solo.

(www.mymovies.it)