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La pittrice e il ladro

Regia: Benjamin Ree

INTERPRETI: Barbora Kysilkova, Karl-Bertil Nordland

FOTOGRAFIA: Benjamin Ree, Kristoffer Kumar

MONTAGGIO: Robert Stengerd

DISTRIBUZIONE: Wanted Cinema

NAZIONALITÀ: Norvegia, USA, 2020

DURATA: 102 min.

Dopo aver subito il furto di due suoi dipinti, l'artista Barbora, rintraccia e inizia una conoscenza con Karl, uno dei criminali che glieli ha sottratti. Dopo aver invitato il ladro a posare per un ritratto, i due tessono un rapporto umano improbabile e indistricabile. Barbora diventa persino il maggior supporto di Karl quando l'uomo rimane ferito in un incidente d'auto e necessita di cure a tempo pieno; questo, nonostante i suoi dipinti non siano ancora stati rinvenuti. Un giorno però, le carte in tavola cambiano, grazie al contributo di un personaggio inaspettato.

(www.cinematografo.it)

 

Il documentario si basa sulla storia della pittrice Barbora Kysilkova e della strana, inaspettata amicizia che stringe con Karl Bertil-Nordland, un tossicodipendente che rubava i quadri dell’artista. I due, che vengono da mondi diversi e vivono vite estremamente diverse, finiscono col fare amicizia, con diventare l’una la spalla dell’altro. Almeno finché le carte in tavola non cambiano.

La storia dell’amicizia tra La pittrice e il ladro, è una storia vera, inizia nel 2015, quando Barbora Kysilkova riceve una chiamata che la informa che qualcuno aveva rubato due dei suoi dipinti da una galleria di Oslo, in Norvegia. Ricordando quella chiamata, l’artista ha commentato:

“Ero molto confusa. Insomma, perché qualcuno avrebbe dovuto infrangere la legge per avere un mio lavoro? Non sono un’artista conosciuta che varrebbe la pena derubare. Non sono Lucian Freud, perciò per me non aveva senso”.

Ma ancora meno senso avrebbe avuto lo sviluppo di questa vicenda. Poco dopo il furto, infatti, Barbora Kysilkova venne contattata dalle autorità e si recò in tribunale, dove si trovavano coloro che erano sospettati del furto. Tra questi c’era un uomo dall’aria minacciosa, quasi intimidatoria, con la pelle coperta da un’intricata rete di tatuaggi. L’uomo era Karl-Bertil Nordland e quando gli venne riconosciuta la responsabilità del furto, Barbora Kysilkova non provò rabbia, ma una sorta di sentimento di pietà e compassione.

“Quello che mi ha colpito moltissimo,” ha ricordato l’artista in un’intervista con Deadline, “è stato vedere questo essere umano che se ne stava seduto, nel suo rimorso, triste e totalmente vulnerabile. Quello che vidi fu un essere umano, non il ladro”.

Poco dopo l’incontro, Kysilkova decise di dipingere un ritratto del ladro che, nel frattempo, era diventato una sorta di amico. E proprio il fatto di averlo davanti, come una sorta di modello, ha fatto sì che l’artista lasciasse cadere ogni possibile sospetto.

Se pure avesse avuto di far entrare nella propria casa un criminale, Kysilkova cancellò quel tipo di sentimento rendendosi conto che la consapevolezza che Nordland gli stava offrendo la sua intimità la faceva sentire al sicuro.

Inoltre lo studio dell’artista divenne ben presto un rifugio per l’uomo, che sembrava non essere sempre in grado di affrontare la realtà della sua esistenza. Come ha detto la stessa Kysilkova: “Aveva varie scocciature in città e a volte tutto questo diventava troppo per lui. Perciò veniva in questo piccolo angolo della città e si sdraiava per qualche minuto, come a riprendere fiato”.

Nel documentario La pittrice e il ladro viene mostrato il momento in cui Nordland vede per la prima volta il suo ritratto per mano di Barbora Kysilkova. L’uomo si vede sopraffatto dalle sue emozioni al punto da cominciare quasi a singhiozzare. “Lei sa vedermi molto bene,” ha commentato l’uomo. “Ma dimentica che anche io riesco a vedere lei”. L’amicizia che lega i due è l’amicizia tra due persone che hanno attraversato insieme l’oscurità: la Kysilkova cercando di reagire a un ex relazione tossica e abusiva, Nordland fronteggiando i suoi problemi di tossicodipendenza con l’eroina. E sebbene entrambi abbiano una relazione sentimentale con qualcun altro, è evidente che i due siano molto legati, quasi attratti in modo indissolubile.

Interrogato sulla natura della loro amicizia, Nordland ha spiegato: “Lei è come la mia anima gemella in qualche senso oscuro. Penso che condividiamo alcuni degli stessi demoni”.

Nordland adesso è pulito da un anno e sta studiando per diventare un infermiere e spera che LA PITTRICE E IL LADRO possa aiutare la sua amica ad avere il riconoscimento che le spetta come artista, dal momento che fatica ancora a vendere i suoi quadri.

(www.lascimmiapensa.com)

 

Il film è vincitore del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 e miglior film documentario al London Film Festival 2020. La trama si sviluppa partendo dalla disperata ricerca di risposte dell’artista Barbora per il furto di due suoi dipinti; riesce a rintracciare Karl, uno dei criminali che glieli ha sottratti e inizia con lui un rapporto di conoscenza, progressivamente più profondo che porterà i protagonisti ad un vero e proprio legame di amicizia.

Dopo aver invitato il ladro a posare per un ritratto, i due tessono infatti un legame intricato, tantoché Barbora diventa persino il maggior supporto di Karl quando l’uomo rimane ferito in un incidente d’auto e necessita di cure a tempo pieno; questo, nonostante i suoi dipinti non siano ancora stati rinvenuti.

Il regista ha girato per quasi tre anni questo reportage, con l’obiettivo riassunto al meglio dal protagonista maschile, Karl, quando afferma: “Spero che il film possa affrontare e rimuovere alcuni stigmi dalla società. Rendere visibile alle persone come puoi essere una persona intelligente e di buon cuore anche se hai qualche problema”.

La ricerca è nata dalla curiosità e dal fascino di Benjamin Ree per i ladri di opere d’arte, dall’elitaria industria artistica che incontra la classe popolare dei criminali, che ha scatenato in lui domande: Chi sono questi delinquenti? Come scelgono i quadri? Lo fanno per soldi, o amore genuino per l’arte?

Il punto di partenza del film è stato nel 2015 quando il regista si è imbattuto nella storia di un furto d’arte alla Galleria Nobel a Oslo. Erano stati rubati due dipinti di un’artista poco nota e i due ladri erano stati catturati e condannati a 75 giorni di prigione, ma solo uno di loro si era presentato in tribunale. L’artista aveva chiesto a uno dei ladri di posare per lei, e a quel punto Benjamin ha contattato l’artista, Barbora, per saperne di più.

“Quando ho cominciato a girare il documentario, non sapevo che i due sarebbero diventati grandi amici. A dire il vero, non sapevo neanche come sarebbe andata a finire la storia. Mi sono affidato alla curiosità e al fato… per me il modo migliore di iniziare un progetto. E alla fine il film non parlava di un furto d’arte, come si potrebbe pensare, ma di una complessa e insolita amicizia”, afferma il regista.

(www.artuu.it)