Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

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La santa piccola

Regia: Silvia Brunelli

INTEPRETI: Francesco Pellegrino, Vincenzo Antonucci, Sophia Guastaferro, Pina Di Gennaro, Gianfelice, Imparato Alessandra, Mantice Sara, Ricci Carlo Gertrude

SCENEGGIATURA: Silvia Brunelli, Francesca Scanu

FOTOGRAFIA: Sammy Paravan

MONTAGGIO: Luna Gualano, Silvia Brunelli

PAESE: Italia

DURATA: 97 min.

PRESENTATO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021), SEZIONE 'BIENNALE COLLEGE - CINEMA'.

In un edificio mal messo conosciamo una situazione familiare complessa dove Lino, un giovane ragazzo di Napoli e tifoso della squadra di calcio della sua città, deve badare alla sorellina Annaluce e alla madre depressa e instabile, la quale non è in grado di occuparsi della casa e dei figli. Per poter provare a pagare l’affitto Lino svolge alcuni lavori per racimolare qualche spicciolo, mentre il tempo libero lo passa con l’amico inseparabile Mario. La monotonia del quartiere però viene scossa quando Annaluce compie un primo miracolo dinanzi a tutti, riportando in vita una colomba. Da questo momento la vita della bambina muta completamente e con essa anche le dinamiche familiari e la situazione di Lino. Le persone inizieranno a recarsi dalla Santa piccola per fargli delle offerte e pregare con lei, così ciò che prima era una casa diviene un luogo di culto religioso.

La sceneggiatura (ma anche il romanzo) non intende eleggere il mondo di Annaluce come protagonista indiscusso della storia, ma questo personaggio rimane quasi sullo sfondo degli eventi non possedendo la giusta tridimensionalità che avrebbe meritato, inversamente Lino e Mario, divengono il vero epicentro narrativo, di una narrazione che va a descrivere tridimensionalmente il rapporto d’amicizia, di un amicizia esasperata e autodistruttiva che termina entro un sentimento d’amore vivo ma represso, per timori sociali. LA SANTA PICCOLA  dona un notevole spazio visivo a molteplici scene sessuali profane, non fine a sé stesse, ma utili per approfondire e compiere un introspezione su Lino e Mario. La regia, che nelle scene erotiche si dimostra più convincente, crea un interessante gioco di sguardi. Siamo entro un rapporto a tre ma sembra che i due giovani facciano l’amore tra di loro e non con la donna, come se attraverso il corpo femminile possano abbandonarsi alle loro paure, tanto che la loro maschera interiore può cadere in questi momenti, mostrando la loro omosessualità celata, specialmente in Livio. I due testa contro testa si scrutano mentre fanno l’amore, creando un rapporto malato e relegato nel vizio.

(www.locchiodelcineasta.com)

LA SANTA PICCOLA è il lungometraggio di esordio di Silvia Brunelli, che ha dalla sua un buon coraggio narrativo e la volontà di raccontare le nudità e la sensualità animalesca dei corpi, in un periodo in cui il contatto fisico sembra rinviato sine die (le riprese sono state girate in piena pandemia, pur con tutte le attenzioni per lavorare in totale sicurezza). La storia, progetto vincitore dell'investimento produttivo del laboratorio di alta formazione Biennale College Cinema, è ispirata ad un racconto di Vincenzo Restivo e si addentra nell'abbrutimento di certe fasce sottoprivilegiate della società, in particolare in quartieri problematici come il Rione Sanità, dove è stato girato il film, e dove la coesistenza fra sacro e profano fa parte della quotidianità di tutti gli abitanti (…).

L'attenzione alla fisicità disinibita dei personaggi e la recitazione irrequieta di Francesco Pellegrino nel ruolo di Lino sono degne di nota e fanno scommettere sul futuro cinematografico di Brunelli e del giovane attore partenopeo. Infine la piccola Sophia Guastaferro nei panni di Annaluce è una presenza fresca che sa rendersi inquietante, e nelle ultime scene aiuta a virare la storia sui toni oscuri (e interessanti) dell'horror.

(www.mymovies.it)

LA SANTA PICCOLA mostra sin dalle primissime sequenze un curioso accostamento ossimorico tra il sacro e il profano, tra la purezza e una relativa “immoralità”. Un canto religioso si abbina ad un coro da stadio, proprio come Lino decide di lasciare la sorellina assopita nel letto per abbandonarsi al delirio lisergico della vita notturna. Per il giovane la notte è l’unico momento di libertà in un’esistenza fatta di sacrifici, in cui deve prendersi cura della sorella ma soprattutto della madre, una donna problematica e bisognosa di cure. L’improvvisa “santità” di Annaluce sarà la perfetta occasione per una donna frustrata di ottenere un qualche tipo di gratificazione, sia spirituale che economica. La spettacolarizzazione della bambina e la conseguente mercificazione della sua immagine rispecchiano la dimensione distorta di una società virtuale ormai permeata perfettamente. Il desiderio che accomuna tutti gli abitanti del rione sembra essere quello di una fuga verso un illusorio mondo migliore. Se per gli adulti avviliti e rifugiati nella spiritualità è ormai tardi, per i giovani pare esserci ancora speranza.

Ben presto si intuisce come la vicenda di Annaluce sia solo lo sfondo di una storia molto più intrigante e sentita dalla regista stessa. Mentre Lino è un ragazzo spigliato ed energico incapace di indugiare anche solo per un istante, Mario è molto più riflessivo ed introverso. L’autrice decide di scandagliare il rapporto simbiotico e fisico di due “fratelli” non di sangue, sviscerando quelle dinamiche che in un rapporto maschile vengono spesso proibite o soffocate. All’interno del film pulsa una sensualità animalesca che esplode in alcune coraggiose sequenze molto rare da vedere in un prodotto italiano. Ciò che colpisce particolarmente non è la forza delle immagini scelte, il sesso delle persone coinvolte o il loro numero, bensì il significato che celano queste sequenze, i non detti. Il sesso non viene utilizzato come semplice riempitivo o parentesi di una relazione amorosa, come invece accade troppo spesso nel cinema italiano, ma come veicolo per trasmettere un’emozione ed affrontare delle questioni personali, come d’altronde è nella vita. Vincitore dell’investimento produttivo del Biennale College Cinema, il film di Silvia Brunelli è piccolo ma molto interessante. LA SANTA PICCOLA mostra grande coraggio e uno sguardo fresco e pieno di iniziativa, in cui la messa in scena dei corpi resta l’elemento più riuscito.

(www.sentieriselvaggi.it)