Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

La signora Harris va a Parigi

Regia: Anthony Fabian

INTERPRETI: Lesley Manville, Jason Isaacs, Isabelle Huppert, Alba Baptista, Anna Chancellor, Lucas Bravo, Lambert

Wilson, Rose Williams, Ellen Thomas, Roxane Duran, Christian McKay, Guilaine Londez

SCENEGGIATURA: Carroll Cartwright, Anthony Fabian, Olivia Hetreed, Keith Thompson

MUSICHE: Rael Jones  

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

PAESE: Gran Bretagna

DURATA: 115 min.

Festa del Cinema di Roma 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

Domestica dal cuore sin troppo d'oro nella Londra più povera della fine degli anni Cinquanta, Ada Harris (Lesley Manville) ha con ritardo la conferma di essere rimasta vedova di guerra. Finisce per lei un'epoca, ma il suo buon cuore e le sue capacità di risparmio le permettono di esaudire un suo sogno: volare a Parigi per comprare un capo di Christian Dior. Qui la sua bassa estrazione si scontra con le regole della maison, incarnate dalla direttrice Claudine (Isabelle Huppert), ma gli incontri con una modella in crisi Pamela, col contabile André e con un romantico marchese (Lambert Wilson) le permetteranno di recuperare la sua corretta scala di valori.

Non è la prima volta che il romanzo "La signora Harris" (1958) di Paul Gallico viene tradotto in audiovisivo: avvenne già con un film per la tv In volo per un sogno (1992), interpretato da Angela Lansbury. Questo LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI, diretto da Anthony Fabian, si fa forte di un'accuratissima messa in scena all'altezza della sala e letteralmente da, per recuperare lo spirito di un racconto classico, dallo svolgimento tanto ottimista quanto prevedibile: le radici di un "feel good movie" da manuale sono incarnate da una protagonista che mette d'accordo tutti. Dolce quanto basta a non trasformare la sua decisione in arroganza, decisa quanto basta a non rendere la sua dolcezza una passività. Più che una donna, Ada è l'equilibrio incarnato, che non a caso unisce mondi agli antipodi, aprendo gli occhi a quasi tutte le persone che incontra, ed è in grado anche di svelare involontariamente i caratteri reali della gente, sotto la facciata. Citazioni filosofiche nei dialoghi rendono esplicita quest'interpretazione.

Di solito a questo punto si direbbe che la professionalità della costruzione, a partire dalle attrici e dagli attori di rilievo (Manville, Huppert, Wilson), compensa sia la prevedibilità sia qualche calo di ritmo, specie in un apparente doppio finale, comunque poi giustificato. In realtà però c'è una chiave di lettura in più che impreziosisce il film, perché Ada è il simbolo di un cambiamento epocale nella cultura di massa: la rivendicazione di un benessere, di un tempo libero da dedicare al bello, da parte del proletariato, che nel film si vede scioperare per rivendicare i propri diritti. L'apparizione di Ada avvia la necessità della riproducibilità di un abito firmato, poco prima esclusiva "opera d'arte". È la concessione del bello al più ampio pubblico possibile: è il tema sorridente che regge  LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI . Si tratti di un viaggio a Parigi, di un abito di Dior o dell'invito di un marchese, non viene mai messo in dubbio nel film che la finestra su questa bellezza possa essere un'illusione. Il punto è che tutti abbiamo diritto a quell'illusione. 

(www.comingsoon.it)

A metà tra commedia sociale e romantica, la storia della signora Harris parte con il lancio di una monetina. Siamo nella Londra degli anni 1950, la fortuna non bussa spesso alla porta della protagonista, una signora delle pulizie che fatica ad arrivare a fine mese, specie da quando non ha più notizie di suo marito. Le clienti sono sempre più esigenti, si 'dimenticano' spesso di pagarla e lei tira avanti come può. Un giorno scopre nell'armadio di una di loro uno sfavillante abito di alta moda e se ne innamora. Non si innamora solo dell'abito, chiaramente, ma dell'idea stessa di poter essere finalmente vista, guardata, ammirata, considerata.

Tutto parte da un romanzo scritto nel 1958, "La Signora Harris" di Paul Gallico. Il regista Anthony Fabian sceglie di adattarlo sullo schermo e rende ancora più potente, grazie alla suggestione della visione, il sogno della sua protagonista: un meraviglioso abito di alta moda.   Lungi dal firmare una commedia che inneggi al consumismo o alla febbre per la moda, riesce a confezionare una commedia deliziosa con una sceneggiatura brillante e un umorismo gustoso. L'abito si fa quindi metafora di un riscatto agognato, del sogno di un'improbabile ascesa sociale e della temporanea sospensione di una serie infinita di frustrazioni, incombenze e preoccupazioni quotidiane. Per questo suo 'amor fou' la signora Harris sarà disposta a fare qualsiasi cosa. Cercherà di mettere da parte i soldi per pagarsi un volo per Parigi, sarà pronta a sfidare gli sguardi snob e i commenti classisti di chi non sa guardare oltre il suo atelier (la direttrice Claudine Colbert interpretata da Isabelle Huppert, formidabile anche in versione dramedy). E si trasformerà in una sorta di Mary Poppins capace di aggiustare, con il suo grande cuore, le vite altrui.

L'attrice britannica Lesley Manville ne veste perfettamente i panni, firmando una performance memorabile e misurata in una commedia che non ha altre pretese se non intrattenere chi guarda e magari indurre a riflettere sulle persone invisibili, ma estremamente capaci e preziose, che popolano le nostre vite e città.

(www.mymovies.it)

Fabian riadatta il romanzo di Paul Gallico del 1958, La Signora Harris, in un film leggiadro e sognante come le stoffe d’alta moda che incantano Ada (e noi con lei). Quello che in apparenza può passare come un desiderio frivolo, un bisogno superficiale e sciocco, è invece per Ada Harris una rivendicazione di felicità, un tentativo di sabotare quella rassegnazione esistenziale verso cui sembra averla spinta una vita dimessa, sempre al servizio degli altri senza ricevere alcun riconoscimento in cambio. Ada crede (e ci fa credere) che i sogni siano ancora possibili, anche solo per un giorno, il tempo di indossare un vestito elegante, fare un giro in motorino tra le vie di Parigi, o di abbandonarsi tra braccia inattese in un ballo che assomiglia a una promessa d’amore. La signora Harris va a Parigi è tutto questo: un viaggio romantico e trasognante che conserva uno sguardo incantato, capace di rendere tutto luminescente, dai tessuti ai volti ai luoghi. Ada ci accompagna tra le piccole meschinità quotidiane con la leggerezza e l’incrollabile fiducia dei puri di cuore, pronti a mettersi da parte, a far proprie le battaglie altrui e a rinunciare alla parte di sé più preziosa per lasciare che sia qualcun altro a risplendere. La stessa gentilezza e generosità di cui verrà finalmente ripagata, in quella che appare a tutti gli effetti l’unica quadratura del cerchio possibile.

(www.sentieriselvaggi.it)

(…) Anthony Fabian con LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI ha realizzato una favola deliziosa, divertente e anche estremamente attuale. Un film sul coraggio che ci vuole a cambiare la propria vita ed inseguire un sogno che può sembrare follia, ma anche il racconto di un pregiudizio di cui possiamo essere vittima tutti. Ada Harris, in quanto governante poco abbiente, è invisibile agli occhi della società. Ecco allora che la pellicola ci ricorda come l’apparenza alla quale ci fermiamo tutti nasconde altro dietro la sua facciata. Perché siamo tutti molto di più di quello che il nostro lavoro dice di noi.

LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI ci insegna che si può rendere visibile l’invisibile e che non c’è nulla di male a sognare. Anche l’impossibile. Accompagnato da una colonna sonora jazz, il film è un tripudio di colori (la parte londinese è volutamente più sommessa proprio per sottolineare la differenza con la vita parigina della protagonista) in cui i costumi di quella leggenda che risponde al nome di Jenny Beavan (Premio Oscar per Mad Max: Fury Road) sono assoluti protagonisti al fianco di Lesley Manville. La sua Ada Harris è la quintessenza della gentilezza e della generosità. Una donna piena di dignità capace, con una semplicità disarmante, di cambiare la vita delle persone che le stanno intorno. Anche di noi spettatori. Almeno per un paio d’ore…

(https://hotcorn.com)