Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Le buone stelle - Broker

Regia: Hirokazu Kore-Eda

INTERPRETI: Kang-ho Song, Doona Bae, Lee Ji-Eun, Dong-Won Gang, Joo-Young Lee

SCENEGGIATURA: Hirokazu Kore-Eda

FOTOGRAFIA: Hong Kyung-pyo

MONTAGGIO: Hirokazu Kore-Eda

MUSICHE: Jaeil Jung

DISTRIBUZIONE: Bim

NAZIONALITÀ: Belgio, Francia, 2019

DURATA: 84 min.

 

Presentato in concorso al Festival di Cannes, 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

Woo-sung è un neonato abbandonato in una notte piovosa davanti a una “baby box”, una di quelle scatole dove in Corea del Sud, presso alcune chiese, le madri in difficoltà possono lasciare i figli appena venuti al mondo, per destinarli all’orfanotrofio e all’adozione. Il suo nome (woo sta per ali, sung per stelle) è la sola speranza che la giovane madre gli ha lasciato. Ma il giorno dopo lei ci ripensa, torna sui suoi passi, e scopre che in realtà il figlio è stato preso da due uomini che gestiscono il contrabbando di bambini, cercando i genitori giusti a cui venderli. La coppia di trafficanti (o di intermediari, broker appunto) convince la ragazza che quella sia la soluzione migliore, promettendole parte del guadagno, e insieme si mettono in viaggio alla ricerca di una famiglia disposta a pagare per il piccolo Woo-sung. Ma sulle tracce di questo strano gruppo ci sono due poliziotte in borghese, che indagano anche su un omicidio…

Per la sua trasferta coreana (impreziosita dalla presenza della star locale Song Kang-ho), Hirokazu Kore-eda sceglie una storia affine ai temi prediletti del suo cinema: la relatività della morale, la complessità dei legami familiari, il senso dello stare al mondo. E costruisce un road movie che interroga i suoi personaggi e lo spettatore sui concetti di giusto e sbagliato, nella consapevolezza che le domande sono più importanti delle risposte. Ancora una volta, la famiglia non è questione di sangue o parentela, la morale non dipende dalla legge, ma tutto si riconduce alla sensibilità dell’individuo.

Partendo da un’immagine fortemente suggestiva – una vita in una scatola – il regista incasella i suoi personaggi in campi e piani fissi, dentro inquadrature ricorrenti (come nella macchina dove sono appostate le due detective), che rivelano assieme alla fotografia grigia un pessimismo di fondo. Non a caso, l’unico che riesce a guardare con speranza al futuro è un bambino, il piccolo orfano che si unisce durante il viaggio a quella “famiglia allargata” e sogna di diventare un calciatore di fama. Ciò che come sempre stupisce del cinema di Kore-eda è la sua capacità di raccontare una storia drammatica di vite disperate con delicatezza e grazia sentimentale, che possono tradursi in scene da commedia (quando una coppia di aspiranti genitori pretende uno sconto sul prezzo del neonato per via delle sue sopracciglia) o in una preghiera laica sussurrata al buio.

(…) Kore-eda è in grado di offrire momenti di toccante poesia, come nel dialogo sulla ruota panoramica: forse solo lì, sospesi su una giostra, si può ancora immaginare un’alternativa nuova, un futuro diverso. Aprire la propria scatola all’altro, come si apre il finestrino di una macchina durante l’autolavaggio, e lasciar entrare l’acqua.

(www.cineforum.it)

Dopo l’esperimento de La verità, Kore-eda prosegue nel tentativo di trapiantare il cuore profondo della sua poetica nel corpo di un’altra realtà produttiva. Lì si trattava della Francia, con l’influsso intellettuale del suo cinema più parlato. Qui il confronto è con la Corea del Sud. Cioè con l’industria cinematografia orientale più da esportazione, più in linea, oggi, con le richieste del mercato internazionale. In cui hanno un peso determinante i virtuosismi degli sviluppi narrativi, l’intreccio delle linee d’azione, la contaminazione dei generi. Ed è, probabilmente, una realtà ancor più lontana dal “classico” cinema di Kore-eda, capace di arrivare alla purezza cristallina di uno stile in sottrazione, in cui l’essenzialità della forma coincide con la profondità dello sguardo. Un cinema di equilibri sottili che nascondono emozioni devastanti, in cui il racconto non è mai questione di svolgimento di una trama, quanto di individuazione di quel momento mimino che incide l’anima nella ripetizione del ritmo quotidiano. Dove si riconosce sì il segno di Ozu, ma ancor più la sensibilità di un mondo e di un modo di guardare alla vita.

Così LE BUONE STELLE - BROKER sembra aver smarrito la purezza, per svilupparsi in una serie di superfetazioni, deviazioni, sovrastrutture. In una dinamica che potrebbe sembrare più “accattivante”. Ma che lascia emergere anche la dimensione più ombrosa e problematica della visione di Kore-eda. Una sorta di pessimismo di fondo, a cui si tenta di trovare un antidoto nel cuore segreto delle relazioni. Un nuovo equilibrio. Nelle possibilità di una famiglia allargata, lontana da quella tradizionale, fondata più sulle ragioni profonde delle sensibilità che sul sangue, più sul desiderio e il bisogno di trovare una comunione alternativa che sulle differenze generazionali. E, qui, in questa dimensione Kore-eda riesce sempre quei momenti inarrivabili, struggenti, in cui l’emozione sorge spontanea dalle immagini. Senza forzature, senza retorica. Come la straordinaria scena sulla ruota panoramica. Sono quei momenti che solo i giganti sanno toccare con tanta semplicità. E in cui, una volta di più, avverti tutta la tua impotenza, l’inutilità di ogni discorso critico, l’impossibilità della parola a restituire solo una minima scintilla dell’energia che smuove l’anima. In cui l’immagine ti parla con la stessa evidenza della vita.

(www.sentieriselvaggi.it)

 (…) Il cuore del discorso sono ancora una volta le zone d’ombra tra genitorialità biologica e legami affettivi in grado di andare oltre i vincoli del sangue, che LE BUONE STELLE – BROKER tratteggia con poetica levità nella scansione di situazioni e dettagli, incontri e attraversamenti, con un andamento da road movie che in questo caso si fa particolarmente marcato ma senza mai un briciolo di attrito o di affaticamento nella messa a fuoco delle psicologie, dei bisogni e delle fragilità di tutti i personaggi. Questi ultimi vengono infatti docilmente intersecati e rimescolati, in una ricerca costante e struggente di nuovi possibili punti di contatto e genealogie alternative scaturite dall’accudimento e dal contatto umano, indispensabili anche quando (o forse proprio perché) improbabili.

La sensazione, al contrario, è che Kore-eda abbia voluto immediatamente riappropriarsi del tepore pudico e anti-retorico delle sue storie, della minuziosa poesia dell’ordinario che gli è cara, asciugando i conflitti il più possibile e bagnandoli di lacrime e non detti perfino più del solito, con una cura formale molto attenta a “mettere in quadro” scorci paesaggistiche e strade, neon e insegne. Come se la condizione di straniero e il fatto di girare in un paese diverso dal suo avesse messo Kore-eda maggiormente all’erta, per non lasciarsi scappare neppure un riverbero dell’emozionante viaggio condotto in porto insieme ai suoi personaggi. Nelle sapienti mani del cineasta giapponese la famiglia non si riduce mai a un cappio, e in BROKER è più che mai così, ma in un serbatoio infinitesimale di possibilità e orizzonti, di incontri riparatori e vuoti da riempire, in barba a qualsivoglia nozione giudicante di disfunzionalità.

Nonostante il senso di recherche che lo abita e il passo calmo e fermo nel tratteggiare praticamente ogni situazione o dialogo con la massima dedizione e abnegazione possibile, eppure senza mai farne sentire il peso, anche LE BUONE STELLE – BROKER, proprio come tutti gli ultimi film di Kore-eda, è un film che getta alle ortiche ogni paravento autoriale per abbracciare un’idea di dialogo col pubblico – cinefilo, certo, ma non esclusivamente – più largo possibile: una nozione di racconto emozionante e popolare sottilissimo e impalpabile, sempre in grado di scaldare il cuore e di fare tantissimo con pochissimo, dato che a Kore-eda paiono bastare anche luoghi transitori e malinconici qualunque, come un autolavaggio o una ruota panoramica, per commuovere senza artifici né retorica, scegliendo la via della grazia e della misura. 

(www.bestmovie.it)