Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Malacarne

Regia: Lucia Zanettin

INTERPRETI: Piergiorgio Piccoli, Anna Zago, Samuele Ferri,

Sofia Vigliar, Fabio Barone

SCENEGGIATURA: Lucia Zanettin

FOTOGRAFIA: Davide Casadio

DISTRIBUZIONE: Lilla film

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 91 min.

PRESENTAZIONE E CRITICA

Un figlio scomparso senza mai esser ritrovato, un caso irrisolto, un padre che va alla sua ricerca dopo tanto tempo. L’ambientazione del nuovo film di Lucia Zanettin, MALACARNE, prodotto dall’indipendente LiLLa Film è quella della Val Daone, Val di Fumo, in Trentino ma anche di Borgo Valbelluna, e parla di un territorio impervio, difficile, dove si muovono pochi personaggi che sembra si guardino sospettosi uno dell’altro. Una barista, a valle, il padre del ragazzo, così sconosciuto a quel territorio, una guida particolarmente acida, introversa, una malgara, Mirka, di stanza fissa in quota, a poco cammino dalle Buse di Malacarne, e il ragazzo stesso che rivive nei flashback. A parte quest’ultimo che è protagonista di una storia al passato, i quattro si incontrano e si confrontano bene o male che sia, nel tentativo di aiutare Giovanni, andato fin lassù alla ricerca del figlio, a sua volta alla ricerca di stimoli nuovi, forse una vita migliore, da capire. Le suggestive vette della montagna acuiscono i rapporti tra loro, li mettono a dura prova in qualche situazione, regalando bellezza delle immagini che però in questo specifico diventa anche spietata, dura da digerire. La montagna, quella che pare si sia presa il ragazzo è considerata maledetta anche da chi ci abita attorno, ha una sinistra fama che non invita certo allo stare tranquilli. I personaggi si muovono come i dialoghi che si scambiano, in un clima di rarefazione estrema, che a sua volta imprime loro una schiettezza riservata, straniante.

È mistero, ed è fascino, perché non si sa dove si va a parare, le circostanze non lo ammettono e non danno indizi. Il ricercare ossessivamente da parte del padre, Giovanni, suo figlio, fa affiorare diverse sfumature di personalità, che svelano a poco a poco, lentamente, gli stessi personaggi mostrando di loro la propria (giusta?) causa, il proprio essere ed essere lì, e non in un altro luogo. La Zanettin nel suo lavoro va a cogliere minuziosamente, scavando dentro i suoi protagonisti, ogni anfratto ancestrale che va a richiamare il sogno, a volte l’incubo, la poesia, il surreale e i suoi meandri. La ricerca di Giovanni è anche la ricerca degli altri, e può esser letta a mio modo di vedere come una ricerca terza simbolica e metafora dell’esistenza. Il film si racconta da sé, è un lento crescendo che apostrofa l’esistenza terrena e sfiora quella celeste, portando lo spettatore a più bivi: sto facendo la cosa giusta? Sto ascoltando la persona giusta? Non mi starò sbagliando? Sono interrogativi che paiono apparire sui volti di tutti, sicuri e insicuri, che raccontino verità nascoste o altro ancora. Fatto sta che la storia si evolve lentissima e scopre minimi aspetti a prima vista di routine che tali però non sono, e indicano un trivio dove bisogna saper riuscire a distinguere l‘apertura della via d’uscita.

Bravi sono tutti gli attori, da Anna Zago che disegna una barista con bella umanità a Fabio Barone, il figlio scomparso, disincantato e sognatore a tal punto da far “impazzire” gli altri nel loro cercare, a Sofia Vigliar, la malgara Mirka, emblema femminile che richiama, diventa mito, ed è sola nel suo stare in vetta, ma direttrice di se stessa, come si conviene essere. La sua forte figura femminile è tratteggiata con spirito e istinto, con durezza di roccia montanara, appunto, vigile attenzione agli accadimenti. La guardia Albert, impersonato da Samuele Ferri, parla di se stesso come di una persona spigolosa e un po’ insicura che in qualche modo attrae, nella quale l’attore veneziano mette un’ottima dose di cinismo e solidità d’animo, con una recitazione secca, ruvida, quasi rassegnata, che sbarra le porte dell’io, non concedendo nulla di sé, ed è un’intelligente, bella prova d’attore. Come lo è quella di Piergiorgio Piccoli, che suscita tenerezza con quella sua maschera tragica, quel viso buono che parla di sé in semplicità, alla ricerca di un figlio sprovveduto, avventuriero senza averne i mezzi. O ammaliato, chissà. Piccoli declina stati d’animo a profusione, e concede la sua esperienza nel ruolo assegnatogli. Detto degli interpreti, la regia di Lucia Zanettin è certamente in crescita rispetto allo scorso lavoro, le riprese sono d’effetto, consolidate e vincenti, regalano paesaggi e stati emotivi di alti livelli. L’avventura nel cinema di questa interessante casa di produzione indipendente di Davide Casadio a piccoli passi punta sicuramente ad ampliare il suo cammino, credendo in quello che si sta facendo e rimanendo coi piedi per terra, pronti alla prossima avventura. Il film è sostenuto dal Centro di Cinematografia e Cineteca del Centro Alpino Italiano, CAI.

(www.sipario.it)

Alla base del nuovo film della regista vicentina Lucia Zanettin c’è la passione per la montagna e la voglia di condividere la bellezza della natura montana. Debutta domani al cinema “Primavera” il nuovo lungometraggio dal titolo MALACARNE. Dopo il successo del film noir La Val che urla del 2019, la regista e avvocato vicentina ritorna a indagare i misteri della montagna, fra scenari isolati e paesaggi inquieti. Assieme al marito e produttore Davide Casadio, la Zanettin lancia un nuovo noir.

 Regista Zanettin, dove è stato girato il film?

“Il film è stato girato sulle montagne fra il Trentino Orientale, dove ci sono le pale di San Martino e il Trentino Occidentale, nella zona dell’Adamello. Alcune scene anche a Borgo Valbelluna, vicino a Mel. Tutte le scene sono state girate sopra i 1.800 metri di quota in esterno o all’interno di malghe. Si vede bene la natura delle terre alte. La fiction, realizzata in collaborazione con il Centro cinematografico del CAI nazionale, non è un film dove la montagna fa da sfondo, ma dove la montagna è protagonista e non ha nome. Nella leggenda narrata, chi va lì, non torna più…”

Da cosa è nata la passione di girare film in montagna?

“Sono nata e cresciuta a Vicenza. Ho sempre lavorato qui come avvocato civilista. La mia città è bellissima e passeggiare a piedi per la città è come stare in un’opera d’arte. Ma la mia vita privata e la passione per la natura montana mi ha portato a trasferirmi in alta quota. Ho cambiato vita, per godere di panorami bellissimi, luce, sole, nebbia, solitudine, immensità… Con la pandemia, come molti lavoratori, ho iniziato a lavorare da remoto e nel frattempo godevo della qualità della vita di montagna. Ho iniziato a fare la regista come hobby. Credo che la prima telecamera che mi ha dato in mano mio marito sia stata durante un viaggio in Africa nel 2008. Poi ho iniziato a fare documentari di viaggio. Nel 2015 ho partecipato al Film Festival di Trento. E ora condivido la bellezza della montagna con i film girati fra Trentino e Veneto”.

 Di cosa parla MALACARNE?

MALACARNE è un lungometraggio di fiction, di genere drammatico, che vede come protagonista una montagna inviolata e misteriosa, che, a causa del suo isolamento,

inesorabilmente attira a sè un eterogeneo gruppo di personaggi. In primo luogo, il giovane Simone, dal carattere tormentato, perennemente in fuga dal mondo, che da questa montagna non farà più ritorno. Poi arriva Mirka, inquieta e bellissima, che vive isolata, in un ambiente difficile ed ostile, con i suoi armenti e le sue erbe. Laggiù giunge anche il padre di Simone, alla ricerca disperata di ogni possibile traccia del passaggio del figlio, accompagnato dalla rude guida Albert. I legami che s’intrecciano tra questi personaggi, alimentano un clima di sospetto reciproco, acuito dall’ambiente in cui gli stessi si trovano. Il desiderio e la paura profonda di percorrere sentieri inaccessibili conducono i protagonisti al colpo di scena finale, dove si comprenderà la vera essenza delle cose”.

(www.vipiu.it)