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Marcia su Roma

Regia: Mark Cousins

INTERPRETI: Alba Rohrwacher

Sceneggiatura: Mark Cousins, Tony Saccucci

Fotografia: Mark Cousins, Timoty Aliprandi

Montaggio: Timo Langer

DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures

NAZIONALITÀ: Italia, 2022

DURATA: 97 min.

 

Presentato al Festival di Venezia 2022

come Evento Speciale Fuori Concorso

PRESENTAZIONE E CRITICA

Un documentario su Roma, sull'Italia e sul fascismo che si interessa alla semiotica e alla psicologia dei simboli che li pervadono. Lo firma Mark Cousins, voce fuori dal coro, autore sui generis, che i più conoscono per la serie-fiume sulla storia del cinema The story of film.

Cousins ha realizzato documentari dallo stile ancor più sorprendente, ma in MARCIA SU ROMA  non si discosta troppo dalla formula del suo saggio in quindici puntate perché anche questa, a suo modo, è un'opera sulla didattica del cinema. Si indagano i movimenti, le espressioni, gli sguardi del fascismo per come venivano consacrati all'immagine in movimento attraverso gli anni venti (e non solo).
Ma Cousins è anche un regista consacrato alla specificità dei luoghi (la sua forma cinematografica, diretta o indiretta, è quella del pellegrinaggio) e ci regala quindi scorci di Napoli e soprattutto di Roma. Della capitale sono ritagliate ed evidenziate le tracce architettoniche del fascismo, agli occhi autoctoni troppo "normali" e di fronte alle quali la prospettiva sghemba di Cousins si chiede cosa sia giusto fare dei resti vergognosi della storia. Un tema troppo spesso assente dal dibattito pubblico nostrano, e del resto estensione di un problema più vasto sulla mancata elaborazione del passato fascista e coloniale, che il regista giustamente riprende.
Non tutto va preso alla lettera nei flussi cognitivi di Cousins, famoso per i suoi salti e le sue omissioni ma anche per gli esempi geniali di pensiero laterale che connettono fili inusuali della storia del cinema; MARCIA SU ROMA  ad esempio inizia con i fascisti e verso la fine arriva a citare un documentario muto sugli Inuit canadesi. Sono ispirazioni e suggestioni che rendono sempre fresco il lavoro di Cousins, specialmente quando si applica a un soggetto solitamente circondato da un dibattito stantio e asfissiante. Non è solo il cinema a spaziare, ma anche la storia stessa, con il film che traccia paralleli sull'eredità mussoliniana presa in prestito da altri dittatori attraverso il secolo, fino ad arrivare a Trump e all'attacco al Campidoglio statunitense del 2021, che apre e chiude il film e che presumibilmente ne è stato l'ispirazione iniziale, in quanto terminale storico dell'idea di una marcia come spettacolo di sopruso e condizionamento politico.

(www.mymovies.it)

I gesti e le parole sono mezzi di espressione all’interno di una comunità e permettono di trasmettere uno specifico messaggio se combinati in maniera particolare. Di questi si avvalgono tutti, e sebbene li sfruttino nella maniera migliore per raggiungere i propri scopi, non sempre ne fanno un uso moralmente lecito. MARCIA SU ROMA  è un brillante esempio che ci mostra come il Fascismo abbia usato il linguaggio, i gesti e soprattutto il cinema -  non come forma d’arte in se ma come fabbrica di bugie - per costruire una realtà che si sposasse con gli ideali di questo movimento politico. Diretto da Mark Cousins - che ha vissuto nell’Irlanda del Nord negli anni 70’ e ha voluto fortemente raccontare questa parentesi di storia italiana - il documentario propone un’analisi attenta del Fascismo e di tutti gli strumenti che ha messo in campo per raggiungere il suo obiettivo, usando anche il cinema. Un’operazione meta-cinematografia che mette in evidenza il doppio volto della settima arte, che può essere bugia e verità allo stesso tempo; propaganda e denuncia, una duplice natura che lo rende malleabile ma che non lo priva della sua forza. 

Donald Trump considera la frase “Meglio un giorno da leoni che cento da pecora” come molto interessante, non ci vede nulla di male che sia stata pronunciata da Benito Mussolini. In una quasi inquietante coincidenza di eventi, il film affianca l’assalto a Capitol Hill del gennaio 2021 ad azioni di propaganda fascista che sono poi culminate nella Marcia su Roma dell’ottobre del 1922, cento anni fa. Per raccontare quell’evento analizza, frame dopo frame, cosa è stato raccontato nel documentario A Noi fortemente voluto dal Partito fascista e diretto da Umberto Paradisi. Inizia così l’uso che il regime sceglie di fare di questa forma d’espressione. In nome del nazionalismo e della preservazione della cultura italiana metterà al bando film stranieri e introdurrà il doppiaggio, ma per raggiungere il suo obiettivo e trovare presa politica costruisce una realtà che non esiste. La Marcia su Roma doveva essere trionfale e regale, la realtà delle condizioni climatiche l’hanno invece sminuita e svilita, è qui che A Noi interviene filmando una realtà diversa che emerge da un’analisi attenta. Un film che ci mostra la realtà distorta del periodo e che ricostruisce la storia del nostro paese. Un’analisi della figura del Duce, del leader che cerca di conquistare le folle dagli alti balconi; una riflessione sul ruolo degli intellettuali e il connubio che hanno da sempre creato con la politica e con la realtà del loro tempo. (…)

(www.today.it)

Roma, giorni nostri: un lembo di sudicia plastica penzola dagli alberi che si tuffano nel Lungotevere. A schiaffo, torniamo indietro. 1922, la Capitale era un cantiere, le rovine dell'Impero stavano lasciando spazio ad un'utopia che, da lì a poco, avrebbe portato l'Italia nel disastro più totale. Tra repertorio e narrazione, in bilico tra l'era contemporanea e i libri di storia, Mark Cousins, profondo conoscitore dell'arte cinematografica, nonché amante dell'Italia, declina l'epoca Fascista, illuminandone gli aspetti meno noti, mosso dalla voglia di indagare meglio cosa si nascose dietro l'evento fascistissimo per antonomasia: La Marcia su Roma. Per farlo, il regista, che gioca di montaggio (attrattivo), si rifà alla retorica di estrema destra ancora presente in giro per il mondo, per poi analizzare in modo preciso la propaganda attorno alla menzogna.

ll documentario, infatti, esplora quanto il potere della propaganda sia stata l'arma per eccellenza di Benito Mussolini, e di quanto la stessa propaganda, oggi, sia sfruttata dai Potenti del mondo. Trump, per esempio, ha sfruttato spesso (e volentieri) le quotes di Mussolini. Il viaggio di Marcia su Roma, dunque, è una profonda e non scontata analisi dell'ideologia fascista e, più in generale, della politica populista degli slogan, capaci di arrivare dritti al popolo. Se inizialmente l'Italia aveva creduto nelle ideologie fasciste, poco a poco ci fu una totale inversione di pensiero che, naturalmente, mandarono il Duce su tutte le furie. Questo, tra le righe, è un passaggio essenziale del documentario - presentato come Evento Speciale Fuori Concorso alle Giornate degli Autori di Venezia 79 -, sfruttato da Cousins per esplicare quanto la propaganda stessa altro non sia che un grande fuoco di paglia. (…)

(…I Il ragionamento che fa Mark Cousins, in particolar modo all'inizio e alla fine del documentario, non vuole essere tendenziosamente politico. Bensì, come solo i grandi autori sanno fare, si basa sui fatti e sui documenti, illustrando in modo preciso le illogicità attorno alla Marcia su Roma (un esempio, la partecipazione fu numericamente inferiore a quella dichiarata) e su quanto quelle giornate abbiano fatto abbagliare e sbandare il popolo italiano, trascinato poi in un Ventennio oscuro e spaventoso.

Dall'altra parte, MARCIA SU ROMA è anche un documentario sul potere assoluto del cinema. In questo modo il regista osserva il fascismo da diverse angolazioni, dimostra la complicità di certe immagini ed evidenzia (anche in modo inaspettato) quanto il cinema stesso sia tutta una grande bugia. "Chi vuole prendere il controllo userà tutti i mezzi necessari, e sa che il cinema è uno strumento trasgressivo, immediato e convincete", ha dichiarato Cousins nelle note stampa, andando poi ad indagare quanto un film o un documentario (A Noi!, in questo caso), nella sua iniziale purezza, possa nascondere in modo sibillino le percezioni diaboliche della politica e degli ideali arroganti, amorali e spudoratamente ignoranti.

Riassumendo la nostra recensione di Marcia su Roma, ci concentriamo sul valore assoluto del racconto che delinea Mark Cousins. Un racconto oggettivo e illuminante, sia sull'evento storico in sé, sia su quanto il cinema sia sfruttato come arma ideologica. Se la parte centrale del racconto potrebbe perdere di ritmo, è invece interessante il parallelo sulle fake news di ieri e su quelle di oggi.

(www.movieplayer.it)