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Maria e l'amore

Regia: Lauriane Escaffre, Yvo Muller

INTERPRETI: Karin Viard, Grégory Gadebois, Philippe Uchan, Catherine Salée, Noée Abita, Lauriane Escaffre, Pauline Clément, Yvonnick Muller, Tania Dessources, Muriel Combeau

FOTOGRAFIA: Antoine Sanier

DISTRIBUZIONE: Europictures

SCENEGGIATURA: Lauriane Escaffre, Yvonnick Muller

MONTAGGIO : Valérie Deseine

MUSICHE: René Aubry

PAESE: Francia

DURATA: 93 min.

PRESENTAZIONE E CRITICA

Se metti insieme i produttori di Quasi Amici e The Specials, degli interpreti affidabili e di grande talento come Karin Viard e Grégory Gadebois, una sceneggiatura con una storie e dei personaggi di buona fattura, allora le possibilità di assistere a un film degno di nota sono piuttosto elevate. Se poi il tutto viene affidato a una coppia affiatata e variegata di registi che si è consolidata nel tempo lavorando a diversi cortometraggi (tra cui il pluripremiato Pile poil) come Lauriane Escaffre e Yvonnick Muller, la possibilità si fa sempre più una certezza. Una certezza che risponde al titolo di MARIA E L’AMORE. Il duo transalpino, qui all’esordio nel lungometraggio, racconta le vicissitudini amorose di una donna sposata da 25 anni, che lavora per una ditta di pulizie, la stessa che le assegna un posto come addetta nella prestigiosa Scuola di Belle Arti a Parigi. Qui farà la conoscenza del bizzarro custode Hubert, con il quale nascerà un legame affettivo sempre più forte, che le consentirà di riscoprire se stessa e tutto quel ventaglio di emozioni che non provava da tempo. Il titolo è già di per sé una chiara lettera d’intenti, o meglio un semplice e al contempo efficace biglietto da visita che introduce lo spettatore di turno alla visione di una commedia sentimentale dall’inconfondibile tocco francese, che ne caratterizza tanto il contenuto quanto la resa sullo schermo.

In MARIA E L’AMORE si toccano temi universali con leggerezza, dolcezza e pennellate di poesia, quelle con le quali gli autori, senza addentrarsi nel melò ma restando nella cornice della rom-com,   dipingono il ritratto di una donna che si trovi di fronte a una duplice e inaspettata seconda occasione, quella di tornare ad amare e quella di riappropriarsi dei suoi sogni. Nel momento esatto in cui la protagonista oltrepassa la soglia della scuola queste due cose iniziano a prendere forma nel suo cuore e nella sua mente, procedendo all’unisono in un percorso di risveglio dal letargo dei sentimenti e delle emozioni. Nei novanta minuti di circa a disposizione assistiamo al ritorno alla vita di una donna, ma anche alla scoperta di una felicità e di una libertà mai provate appieno. La scrittura prima e la messa in quadro poi illuminano questo cammino, con la performance della Viard che fa il resto, dando corpo e voce a un personaggio al quale è impossibile non affezionarsi e in cui tante donne possono immedesimarsi.  Riservata e timida, a volte goffa e sempre gentile, la Maria interpretata da uno delle attrici di punta del cinema francese più volte premiata ai César (tra cui quello vinto con Les Chatouilles di Andrea Bescond) e già protagonista del cult La famiglia Bélier, diventa a sua volta uno “strumento” per scoprire il mondo dell’arte da una prospettiva diversa e molto più vicina allo spettatore medio, vale a dire quella di qualcuno che non ne sa niente. I suoi occhi vergini diventano i nostri di occhi, la sua curiosità di capire diventa anche la nostra. La Viard è straordinaria nel trasmettere tutto questo. Il fatto che coloro che l’hanno diretta siano a loro volta degli attori (nel film vestono i panni della direttrice della scuola e di un insegnante) con alle spalle molte esperienze davanti la macchina da presa ha aiutato la collega a dare il massimo e a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nel personaggio principale del film si incarnano dunque due aspetti molto importanti, che vengono affrontati con delicatezza e genuinità, senza fronzoli e giri vorticosi di parole. Lo humour sottile e mai chiassoso, che non ha bisogno di sbraitare per divertire e intrattenere, è la strada percorsa dai registi per arrivare diritti alle labbra e al cuore del fruitore. Sta in questa capacità di arrivare al pubblico con poche e semplici mosse il valore aggiunto di una pellicola che diverte e al contempo fa riflettere, lasciando una sensazione persistente di leggerezza anche dopo i titoli di coda.

(www.cinematographe.it)

Che lo si voglia ammettere o meno, il sentimento che fa letteralmente girare il mondo è l’amore. Possiamo essere pragmatici e poco inclini ai sentimentalismi, ma l’entusiasmo che nasce dal provare un’emozione per un altro essere umano è assolutamente unico e irripetibile. Non è un caso, dunque, che questa tematica sia all’interno di romanzi classici e moderni. Per non parlare, poi, dei racconti cinematografici che hanno osservato e sezionato l’amore da tanti e diversi punti di vista. In modo particolare il cinema francese ha declinato questo sentimento in tutte le sue sfumature. Dal melodramma d’amore di Francois Truffaut fino alle note più leggere della commedia. Qualunque tono o atmosfera si decida di usare, comunque, è chiaro che a caratterizzare in modo netto le sue potenzialità è solo ed esclusivamente l’amore. Non stupisce, dunque, che anche al centro di MARIA E L’AMORE, film diretto da Lauriane Escaffre e Yvonnick Muller, ci sia proprio questa forza propulsiva, questo battito del cuore accelerato che, come ci ricorda la stessa protagonista, non si può far altro che accettare e accogliere senza riserve.

Tanto l’amore non accetta nessun tipo di rifiuto e, prima o poi, impone la sua presenza senza alcuna possibilità di opporsi. Questo, in effetti, è quello che scopre proprio la protagonista. Arrivata ai cinquant’anni, infatti, non si aspetta più molte sorprese dalla vita. Ha un marito profondamente intristito, una figlia con cui sembra aver rotto i ponti, e una vita lavorativa scarsamente appagante. Insomma, tutto sembra scorrere in una completa apatia fino a quando la perdita del suo impiego non le apre le porte dell’inaspettato. Una sorpresa cui Maria viene incontro in modo assolutamente inconsapevole all’interno dell’Accademia d’Arte di Parigi. Qui, mentre si occupa della pulizia degli ambienti, scopre un mondo fatto di creatività e libertà, dove ricercare se stessi è un obbligo personale. Tutto, poi, viene amplificato dall’incontro con Hubert, un altro essere umano intrappolato in una quotidianità troppo stretta. I due, insieme, iniziano un percorso di liberazione e di accettazione non di loro stessi, ma di quel sentimento che, a sorpresa, ha deciso di accenderli e cambiarli. Se c’è una cinematografia che è sempre riuscita a raccontare nel migliore dei modi la normalità dell’amore è proprio quella francese. Priva di orpelli narrativi, di esagerazioni ed eccessi di drammaticità, ha sempre rimandato un’idea di naturalezza e normalità. Il merito, indubbiamente, è di sceneggiature realizzate con misura e che, soprattutto, raccontano la quotidianità senza per forza andare a cercare l’eccezionale. Tutte qualità e segni distintivi che mostra anche il film diretto da Lauriane Escaffre e Yvonnick Muller. Ci troviamo, infatti, davanti a un percorso che mette al centro una piccola storia, esattamente come tante altre, e che ha il pregio di essere il riflesso di molte vite comuni.

Per amplificare ancora di più quest’aspetto, poi, in MARIA E L’AMORE  sono stati scelti due protagonisti il cui compito è proprio quello di andare a rappresentare l’uomo e la donna normale. Quell’umanità assolutamente consueta di cui facciamo parte tutti noi. Così, privata di qualsiasi patina hollywoodiana, la vicenda assume un valore sentimentale ancora più grande, proprio perché compresa da molti e, soprattutto, condivisa pienamente. In fin dei conti, Maria e Huber potrebbe essere tranquillamente ognuno di noi.(..)

(…) Oltre all’amore, gli altri elementi che incidono in modo significativo sulla vita dei personaggi e l’andamento del film sono anche il senso di libertà e la conoscenza. Non è un caso, infatti, che la vita di Maria inizi a modificarsi in modo evidente nel momento stesso in cui viene a contatto con il mondo stimolante dell’arte. Abituata ad avere un solo punto di vista e a non interrogarsi mai troppo sul sentire e sul vedere, entrare tra le stanze dell’Accademia rappresenta per lei la scintilla che riesce a dare vita a una reazione propulsiva. Grazie a questo, la donna inizia a scoprire molto di più su se stessa e sui suoi desideri; soprattutto comprende di averne, e nemmeno pochi.

Il concetto essenziale di MARIA E L’AMORE , dunque, è che solo all’interno di una libertà espressiva, qualunque essa sia, riusciamo a mettere alla prova noi stessi per avviarci verso un nuovo livello di progressione. E solo dopo aver avviato un’evoluzione, modificando noi stessi, è possibile accogliere nel migliore dei modi l’emozione di un nuovo sentimento. Perché se è vero che l’amore capita, è anche certo che succede nel momento migliore. Almeno per noi. In questo senso, dunque, il film offre una visione del romanticismo e delle seconde possibilità forse meno romanzata ma, sicuramente, più realistica. Una consuetudine di una crescita personale che, insieme alla mente, apre anche il cuore.

 (www.asburymovies.it)