Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Marilyn ha gli occhi neri

Regia: Simone Godano

INTERPRETI: Miriam Leone, Stefano Accorsi, Thomas Trabacchi, Mariano Pirrello

SCENEGGIATURA: Giulia Steigerwalt

FOTOGRAFIA: Matteo Carlesimo

MONTAGGIO Gianni Vezzosi MUSICHE: Ludwig Goransson

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

NAZIONALITÀ: Italia, 2020

DURATA: 110 min.

Diego ha dei problemi di contenimento delle frustrazioni ed è ripiegato su se stesso. Clara è affetta da mitomania, dice bugie così convincenti da convincere anche se stessa della loro veridicità. I due fanno parte di un gruppo sottoposto a riabilitazione forzata sotto la guida di uno psichiatra che tenta, non senza difficoltà, di liberarli dalla concentrazione su sé obbligandoli a gestire un ristorante per le persone del quartiere.

Dopo la serie televisiva che li ha visti condividere per tre stagioni il set relativo alle vicende del periodo di Tangentopoli, Miriam Leone e Stefano Accorsi tornano a lavorare insieme in un film diretto da Simone Godano e scritto da Giulia Louise Steigerwalt, una coppia professionalmente sempre più affiatata.

Non era facile scrivere e poi dirigere un film sulle problematiche psichiche senza scivolare nella retorica o ridicolizzare le problematiche stesse che affliggono chi è affetto da queste patologie. I due ci riescono senza mai andare sopra le righe e suscitando, anche quando propongono il tormentone della paziente incapace di contenere le proprie esplosioni verbali, sorrisi venati di comprensione.

In un periodo storico che, a causa alla pandemia, ha accentuato le nevrosi di vario genere, gli 'occhi di Marilyn' ci propongono uno sguardo che non nasconde i problemi ma si apre alla speranza. Diego e Clara scoprono progressivamente che anche i loro punti deboli possono essere positivamente inclusi nella loro evoluzione personale. Ciò che conta non è eliminarli ma sapere come tenerli sotto controllo. Godano e Steigerwalt hanno realizzato una commedia amara che, finalmente, ha al centro gli alimenti e la loro lavorazione non più come competizione o ricerca finalizzata ad un'estetica della portata talvolta autoreferenziale.

Nella loro cucina e nel ristorante annesso si impara che anche il piatto più semplice (il menu prevede un'unica proposta al giorno) richiede attenzione e collaborazione. Questo una volta che, nel nostro mondo 'social', si accetti la sfida con se stessi nel passare dal virtuale alla realtà. Grazie a un pregevole cast di comprimari Godano mette in luce le doti di Accorsi e Leone che già conoscevamo ma che non avevamo ancora visto messe a frutto in un lavoro di coppia così intenso e compiuto. Diego con i suoi tic, le sue paure ma anche le sue accensioni e Chiara con i suoi mezzi sorrisi e con una convinzione di innocenza apparentemente inossidabile sono due personaggi che diventano persone. È nata una nuova coppia nell'ambito della commedia che si spera di incontrare nuovamente in futuro. Il cinema italiano ne ha bisogno

(www.mymovies.it)

Si dice che Marilyn Monroe avesse gli occhi scuri e fossero le lenti a contatto a donarle l’iconico sguardo sfumato di blu. Nel film di Simone Godano gli occhi neri di Marilyn sono quelli di Clara, attrice mancata e bugiarda patologica, che recita la sua parte nella vita di tutti i giorni, travestendosi di ottimismo e fiducia riposta nei compagni del Centro Diurno, uno spazio di accoglienza e riabilitazione per soggetti socialmente inadeguati. Qui incontra Diego, uno chef pieno di tic, balbuziente e con problemi a gestire la rabbia. Incapace di vedersi per quello che è, diversa ed autoescludente (“io non sono pazza“), l’unica a stare fuori dal cerchio durante le sedute di terapia, Clara è anche la sola in grado di rapportarsi ai compagni con franchezza, senza cadere nell’accondiscendenza. Sarà lei a fare da specchio, a riflettere l’immagine eccentrica, ma non per questo inadatta, che sprigionano Susanna, Sosia, Chip e Gina nel momento in cui devono affrontare la sfida più grande: gestire un ristorante, il Monroe, diventato in breve tempo il più rinomato della città, proprio a causa della falsificata immagine social costruita da Clara. Tra una sindrome di Tourette e un disturbo paranoide, il gruppo coordinato da Diego dovrà lavorare in sinergia per superare gli ostacoli personali, le incomprensioni reciproche e ritrovare fiducia in se stessi.

Godano mette in scena un ventaglio di stranezze ed eccentricità per raccontare senza pietismo e con piglio ironico le ossessioni e le frustrazioni del nostro tempo attraverso un gruppo di personaggi nevrotici che si muovono all’interno di spazi chiusi, metaforicamente e fisicamente. Mura di separazione e protezione dall’incomprensione e dal giudizio sociale, che diventano allo stesso tempo celle di isolamento e autocommiserazione. Fino al ribaltamento dei ruoli, la forzata trasformazione d’immagine, che passa necessariamente attraverso i social (rivelatoria in questo senso la sequenza dei “trucchi” per ricreare i piatti gourmet da fotografare). Il punto di svolta si ha quando l’esterno, il reale, tenta di fare il suo ingresso in quel safe space di marginalizzazione falsamente abbellito per compensare un’umana esigenza di normalità.

(www.sentieriselvaggi.it)

(…) Mischiando Ubriaco d’Amore, Il Lato Positivo, il cinema nordeuropeo e una storia vera – quella di un ragazzo londinese che, dopo aver perso il lavoro, si inventa un locale che non esiste, scalando le classifiche di Tripadvisor con delle recensioni inventate da lui – MARILYN HA GLI OCCHI NERI, è una vicenda attuale che gioca e si riflette su di una realtà che vive dipendente di immagini, di social, di superficialità. Sopra a questi temi, appena tratteggiati ma sicuramente protagonisti, balzano agli occhi le due anime protagoniste, tanto fragili quanto bellissime – come spesso sono i personaggi scritti da Godano e Steigerwalt – sui cui è costruito l’intero film. Così, dall’inizio alla fine è un continuo esercizio di opposti strutturati, di originalità e di tenerezza, lucida e sincera, che traspare dalla profondità e dall’empatia che hanno provato Stefano Accorsi e Miriam Leone nel dare carne e ossa a Clara e Diego.

Ma l’aspetto romantico in MARILYN HA GLI OCCHI NERI arriva tardi, verso la fine, quando i due protagonisti acquisiscono la giusta consapevolezza di quanto il viaggio intrapreso sia stato per loro catartico: prima respingenti e caotici, poi coesi e determinati, insegnando agli spettatori quanto sia essenziale riconoscere, accettare e condividere quella strana sensazione chiamata felicità. L’impresa alla fine è restare se stessi, senza mai farsi avvelenare o influenzare da niente e da nessuno. Da questo punto di vista, il terzo film di Simone Godano vuole essere semplicemente un racconto umano di due vite complesse ma mai complicate, restando a metà tra commedia, dramma e favola contemporanea.

 (https://hotcorn.com)

 

(…) Dal primo all'ultimo fotogramma, Godano ha fatto in modo che nessuno scivolasse nella macchietta, riuscendo tuttavia a creare situazioni buffe e a raccontare il disturbo mentale con la giusta leggerezza, quella di una buona commedia americana, per intenderci. E però, dietro alle brutte figure, alle parolacce di una donna affetta dalla Sindrome di Tourette e alle crisi di un uomo impaurito che grida sovente al complotto, c'è una riflessione molto seria sull'incomunicabilità che regna nel nostro mondo, che poi è quella "cosa" che ci fa sentire tremendamente soli e che allontana gli altri. “È brutto non essere visti" - dice a tal proposito Diego, che oltretutto è uno chef sopraffino, e non allude solo ai "pazzerelli", come li chiama affettuosamente il regista, ma anche a chi non ha manie, ossessioni, malattie mentali. Perché accade a tutti di risultare invisibili, e a ciascuno di noi succede spesso di non sentirsi libero di mostrarsi per quello che è.

(…)  Ma poi... che cos'è la normalità? Esiste qualcuno di veramente normale? "Da vicino nessuno è normale", recitava lo slogan di un'altra commedia che affrontava un argomento analogo.

Sa essere anche molto commovente MARILYN HA GLI OCCHI NERI, perché Clara, Diego e i loro nuovi amici combattono ogni giorno una battaglia contro se stessi, e non c’è nulla di più eroico del cercare di superarsi. Simone Godano invita indubbiamente i suoi personaggi e lo spettatore ad accettarsi e a perdonarsi, ma è convinto che un cambiamento e un miglioramento siano possibili, e se non dovessero avvenire, allora non importa, non c’è fretta. Il regista però sa bene che, dopo un anno e mezzo in cui abbiamo vissuto reclusi nelle nostre case e lontani dalla socialità, forse ci siamo sentiti proprio come i protagonisti di MARILYN HA GLI OCCHI NERI, e magari molti di noi sono implosi. Questa commedia in cui nulla è lasciato al caso e non c'è mai un momento di stanca (anche in virtù di una regia mossa e attenta ai dettagli), potrebbe allora funzionare come medicina per il buon umore. Il nostro invito è di andarla a vedere, perché è un film che vi renderà felici, oltre che autoindulgenti. Qualcuno potrebbe accorgersi di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo, ma la buona notizia è che non è affatto solo. Qualcun altro, invece, realizzerà, una volta uscito dal cinema, di aver visto qualcosa di molto diverso dal solito.

 (www.comingsoon.it)