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Mediterranea

Regia: Jonas Carpignano

INTEPRETI: Koudous Seihon, Alassane Sy, Francesco Papasergio, Pio Amato, Vincenzina Siciliano

SCENEGGIATURA: Jonas Carpignano

FOTOGRAFIA: Wyatt Garfield

MONTAGGIO: Sanabel Cherqaoui, Affonso Gonçalves, Nico Leunen

MUSICHE: Nathan Johnson

DISTRIBUZIONE: Academy Two

PAESE: Italia, Francia, Usa, Germania – 2015

DURATA: 107 min.

orse Jonas Carpignano lo si conosce per il suo secondo lungometraggio dal titolo A Ciambra che racconta la storia di una piccola comunità rom nei pressi di Gioia Tauro in Calabria. Il film infatti è da poco uscito in sala ed è tra i quattordici italiani autocandidati per la nomination agli Oscar 2018. Pochi invece avranno visto l’opera prima del giovane regista italoamericano che s’intitola MEDITERRANEA e che vede protagonista Koudous Seihon, un immigrato del Burkina Faso, che interpreta se stesso (anche se il suo personaggio si chiama Ayiva e sarà uno dei protagonisti in A Ciambra). Presentato alla semaine de la critique a Cannes nel 2015, il primo lungometraggio di Carpignano non è infatti mai uscito in sala, nonostante raccontasse una storia che ci appartiene.

Girato tra il deserto della Mauritania e la Calabria, precisamente a Rosarno, il film narra la vicenda di Koudous Seihon, che attraversando il deserto e resistendo agli attacchi dei predoni prima di arrivare in Libia riuscirà ad andare via dall’Africa e a raggiungere l’Italia insieme al suo migliore amico Abas. Lì in Calabria troverà lavoro come raccoglitore di arance per poi mandare i soldi alla sorella e a sua figlia. In quella terra Koudous cercherà di integrarsi, anche se non sarà poi così facile proprio lì infatti scoppierà una rivolta contro i neri.  Cosa realmente accaduta nel 2010 quando Rosarno fu teatro di scontri cruenti tra migranti e cittadini.

Mantenendo un equilibrio perfetto tra narrazione e realtà lo sguardo del regista segue i personaggi e ci porta con semplicità nel mondo di due immigrati africani che dopo un pericoloso viaggio sono alla ricerca di una nuova vita in Italia. Si avvicina a loro, senza alcun messaggio o giudizio da trasmettere. Ed è proprio questa la forza di Mediterranea che poi è la stessa di A ciambra. Il regista infatti dopo aver incontrato il protagonista ha cercato di adattare il film il più possibile alla vita reale, come ha fatto poi anche con la storia del giovane Pio Amato, personaggio principale di A ciambra e qui interprete di una piccola, ma significativa parte. Apprezzato dalla critica internazionale MEDITERRANEA però non aveva ancora trovato una distribuzione in Italia. Nonostante l’attualità del tema, il film di Carpignano era rimasto ai margini, tra gli invisibili, proprio come i suoi protagonisti. Da oggi per fortuna, distribuito da Academy Two, sarà in programmazione al Nuovo Cinema Sacher di Roma. Per fortuna perché Mediterranea è proprio un film che vale la pena di vedere.

(www.cinematografo.it)

 

Presentato lo scorso maggio a Cannes in prima mondiale alla Semaine de la critique, rassegna che non è esagerato definire autorevole. Finalista insieme al turco-francese Mustang e al bellissimo bulgaro The Lesson del Lux Prize assegnato a Strasburgo dal parlamento europeo (il che vuol dire sottotitolaggio garantito in tutte le lingue dell’unione, dal portoghese all’estone al finnico passando per francese, tedesco, inglese). Ancora: il suo regista Jonas Carpignano premiato come miglior autore debuttante del 2015 dal newyorkese National Board of Review. Distribuito finora in una decina di paesi, Norvegia, Spagna e Stati Uniti compresi, e già acquistato da un’altra decina. (…) Il progetto MEDITERRANEA nasce da un corto sullo stesso tema – l’immigrazione dall’Africa – che aveva fatto vincere a Jonas Carpignano un premio a Venezia. Da lì si è partiti per il lungometraggio, mettendo faticosamente insieme finanziatori diversi, e pugni di dollari qua e là, tant’è che il film ufficialmente ha finito col configurarsi come una coproduzione tra Italia, Francia, Usa, Germania e Qatar, bizzarra mappa geoeconomica e geopolitica che rende abbastanza l’idea dell’impresa. Un milione e mezzo di euro di budget, una lunga e minuziosa preparazione di quattro anni, riprese in Africa, in gran parte nel deserto marocchino, e il resto in Calabria, a Rosarno e dintorni, nei luoghi dei fatti che hanno ispirato MEDITERRANEA. Al cui centro vediamo un giovane uomo del Burkina Faso di nome Ayiva che ha lasciato il suo villaggio, e la figlia, per attraversare il Sahara, raggiungere le coste libiche (in una Libia non ancora piombata nel caos ma sotto il tallone di Gheddafi) e lì imbarcarsi clandestinamente per l’Italia sui gommoni. In quel tragitto della speranza, che ben conosciamo e che ha in Lampedusa il suo primo snodo. Il viaggio sahariano vuol dire infide guide locali, terrorizzati compagni di viaggio ignari di tutto e trattati come non-umani, e la costante minaccia dei predoni del deserto (che non sono romantiche figure da feuilleton avventuroso otto-novecentesco, ma loschi figuri oggi più che mai presenti sulle rotte di terra e di mare più disgraziate di questo pianeta), vuol dire restare parcheggiati in una piccola città libica con l’incubo di procacciarsi soldi e ancora soldi per foraggiare quelli che col barcone ti porteranno là, a Lampedusa, in quel che viene immaginato come l’ingresso al paradiso dell’Unione europea. Ma nel film, che Carpignano assicura essere parecchio ispirato a quanto vissuto dallo stesso non-attore protagonista Koudous Seihon (“il film è nato davvero quando ho conosciuto in Calabria Koudous, è nato dai suoi racconti, senza di lui non sarebbe stato possibile” ha detto, e cito a memoria, non alla lettera), l’odissea africana è solo il prologo, la preparazione del corpo e del cuore narrativo di Mediterranea. Che conta soprattutto per come ci mostra la vita di Ayiva e del suo amico Abbas in Italia, a Rosarno, in una baraccopoli, e il lavoro nei frutteti a riempire casse e casse di arance pagati una miseria (e il padrone che si arrabbia come una belva perché Ayiva lascia i piccioli troppo lunghi: “ma non hai ancora capito che così non me li compra nessuno?”). La cinepresa di Carpignano, che ha girato nel vecchio e glorioso 16 millimetri di tanti cineasti immediatisti e ansiosi di catturare il reale dell’era predigitale, è nevrotica e mobilissima e prensile, come si usa adesso nel cinema giovane-internazionale, specie in quello che mescola il documentario alla fictionalizzazione, come in questo caso in cui tutto è reinventato pur aderendo strettamente a quanto accaduto. La vera sorpresa di MEDITERRANEA è che è parecchio di più del solito, per quanto nobile, film sulle sofferenze dei migranti d’Africa. Chi temeva (come me) una storia ricattatoria e angustamente politically correct è stato smentito. Certo, niente viene omesso delle disgraziate vite di Ayiva e compagni, ma grazie a Dio la denuncia viene sussunta, sbriciolata, in una narrazione che appassiona. Il lavoro duro e malpagato nei campi, l’incessante guerra di frizione con i locali, soprattutto i giovani maschi, il rigetto di molti italiani ma anche la disponibilità e la determinazione ad accogliere di un pugno di volontari. E le tranche de vie nel mondo a parte degli africani, le solidarietà e le rabbie e anche le divisioni, le fratture. I contatti via Skype con casa. Fino allo scoppio degli ormai storici scontri di Rosarno del gennaio 2010, cominciati con alcuni colpi di fucili ad aria compressa su tre immigrati, e divampati con rivolta, distruzione, roghi di macchine e case. Ecco, tutto questo c’è in MEDITERRANEA. Solo che Carpignano, che proprio dai fatti di Rosarno ha avuto l’idea per girare prima il suo corto e poi il film, mostra di essere un cineasta vero, e un vero narratore, non limitandosi a riprodurre la realtà e a denunciarla nell’ennesima celebrazione del cinéma-vérité o delle sue illusioni. Il bello di MEDITERRANEA, e il suo dato inaspettato, è di essere un racconto benissimo costruito e scritto. Ci sono caratteri, principali e collaterali, messi a punto magnificamente, e si pensi solo a Pio, il ragazzino (mi pare rom) già piccolo signore dei traffici leciti e meno leciti del paese. O a mamma Africa che apparecchia piatti di pasta per quei ragazzi venuti dall’altra parte del mare. O la famiglia del buon padrone, che poi si rivelerà padrone e basta, che accoglie Ayiva in casa (la cena e i dialoghi con l’anziana madre sono un piccolo trattato di antropologia dell’Italia oggi). Carpignano passa dal quadro d’ambiente e dalla ricostruzione-documentazione ai toni del dramma e del mélo e, sorprendentemente, anche della commedia, mostrando una capacità di storytelling e di mescolare registri differenti inusuale per un regista italiano della sua età (e non solo della sua età). Lo si guarda, questo film, non solo e non tanto per la sua sacrosanta denuncia, ma soprattutto perché è cinema. Con oltretutto un notevole occhio registico, uno sguardo in grado di cogliere e di restituirci i frammenti del vero e le sue sfumature. Film assai costruito nella sua struttura profonda e portante e però, anche, intriso di realtà nel suo porsi come oggettivo documento allo spettatore. Con momenti di ottimo cinema. L’assalto dei predoni, la traversata e l’approdo a Lampedusa, la rivolta con quei fuochi nel buio. Grandi applausi a fine proiezione al Beltrade, e tutti a chiedersi come mai un film così sia rimasto tra gli invisibili. Quanto a Carpignano: è nato un autore. Un ragazzo che già nella sua genealogia ha dentro parecchia della nostra contemporaneità liquida e senza (apparenti) frontiere. Il suo essere insieme italiano e non italiano, nato da padre romano e da madre delle Barbados, e l’essere vissuto tra Roma e New York, e adesso Gioia Tauro, dunque felicemente diviso tra realtà locali e globali. Immerso da sempre nel cinema per via del nonno italiano che il cinema lo conosceva bene e lo praticava come autore di caroselli. Con studi americani e la partecipazione a uno workshop al Sundance di quelli che ti aprono porte e mercati e creano contatti. Un trentenne che insieme al suo amico Koudous, il protagonista di MEDITERRANEA, condivide un appartamento in Calabria, ma poi è pronto a partire per Strasburgo a presentare al parlamento europeo il film, o per New York per il lancio americano. Di Jonas Carpignano risentiremo parlare.

(https://nuovocinemalocatelli.com)