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Moonage Daydream

Regia: Brett Morgen

ATTORI: David Bowie

SCENEGGIATURA: Brett Morgen

MUSICHE: Brett Morgen

DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

PAESE: USA, 2022

Durata: 140 min.

 

Presentato Fuori concorso al Festival di Cannes, 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

Quando si parla di David Bowie non si pensa immediatamente alla classica rockstar, o almeno non al concetto classico che abbiamo di questa figura. Il Duca Bianco era un personaggio controverso, particolare (per questo spesso criticato ed attaccato), vera e propria essenza di arte. Una figura poliedrica che ha saputo dedicarsi anima e corpo alla scoperta dei più disparate connotazioni di arte utilizzando se stesso come una tela bianca su cui dipingere diversi personaggi che hanno cambiato la storia della musica.

Perciò rappresentare questa icona leggendaria in un film non poteva essere un’impresa facile: realizzare un biopic più classico (come accaduto nel caso di Rocketman o di Bohemian Rhapsody) o realizzare un più descrittivo documentario per veicolare in maniera più dettagliata il pensiero e la poetica dell’artista?

L’operazione è stata affidata al regista documentaristico Brett Morgen, già autore di un documentario incentrato su di un’altra figura iconica della musica contemporanea (Kurt Cobain: Montage of Heck) e candidato all’Oscar per il bellissimo On The Ropes. Nasce così MOONAGE DAYDREAM, nome derivante dall’omonima canzone del Duca Bianco, un film visivamente eccelso che tralascia il canonico racconto della vita dell’autore inglese per focalizzarsi sulla sua poetica e filosofia. Attraverso inserti di frasi riguardanti il suo rapporto con le persone e con l’arte il regista cerca di dispiegare la mente dell’artista sul grande schermo. Le più classiche sequenze tratte da concerti e interviste sono presenti, ma quello che fa Morgen è utilizzarli per sviscerare la mente del protagonista e accompagnarci nella sua straordinaria testa. La pellicola è sostanzialmente un delicato racconto sulla natura dell’uomo e del reciproco rapporto di questa con l’arte, un rapporto indissolubile essendo l’arte espressione più pura della natura umana.

Un documentario visivamente spettacolare orchestralmente diretto da un ispiratissimo Brett Morgen che utilizza montaggio e luci per riproporre l’istrionismo e l’ecletticità dell’uomo raccontato nella pellicola. Bowie era autore a tutto tondo, una figura in continua ricerca di qualcosa, un qualcosa che sapeva ritrovare nelle forme più disparate di arte. Durante il corso del documentario lo vedremo scolpire, dipingere e perfino recitare a teatro.  Morgen è abile ad utilizzare questa particolare connotazione del Duca bianco per riproporre inserti che citano e ripresentano le più grandi opere della storia dell’uomo, tramutando, a tratti, l’intento conoscitivo dell’autore in una e vera propria riscoperta. E quindi scorreranno su schermo gli scritti di Nietzsche, la musica di John Coltrane, le intuizioni visive di Méliès fino ad arrivare alla regia di Kubrick e alle sculture di Michelangelo.

(…) La durata risulta leggermente superiore rispetto alla reale necessità del racconto divenendo quindi punto a sfavore di un’opera che sarebbe potuta essere perfetta. Ma considerando il soggetto, e quindi l’uomo, che vuole dipingere, l’imperfezione in questione risulta addirittura migliore rispetto alla perfezione, perché quest’ultima è sinonimo di scoperta, di fine della ricerca, ed è la ricerca in sé che muove l’arte: la perfezione è avvilente.

Tirando le somme MOONAGE DAYDREAM è un’opera meravigliosa che accompagna lo spettatore in una delle menti più geniali ed eclettiche del ventesimo secolo. La messa in scena ricalca perfettamente l’istrionismo del personaggio e le considerazioni che vengono mosse dallo stesso Bowie nel corso di alcune interviste di repertorio sono interessanti disquisizioni sulla natura dell’uomo e dell’arte.

(www.madmass.it)

Dopo svariati "apocrifi" come la serie Five Years, il docufilm autour de David Bowie diretto da Brett Morgen si fregia di essere il primo ufficialmente autorizzato dagli eredi dell'artista, deputati a custodire l'ortodossia riguardo il più eterodosso degli artisti caduti sulla terra. L'endorsement sacerdotale ha garantito l'accesso a una gran mole di footage inedito, a volte prospettive nuove su situazioni note, a volte esperimenti video-artistici dello stesso Bowie, altre volte scene che sarebbero banali se non fossero incendiate dall'aura e dal magnetismo di David Bowie mentre attraversa un aeroporto deserto, si accende una Gitanes dopo l'altra oppure siede di spalle, macchia espressionista blu-arancio, in una stanza giallo limone attendendo un'intervista. Ha garantito anche l'assegnazione a niente meno che Tony Visconti della supervisione di suono e colonna sonora. Un ruolo chiave, quello al mixaggio sonoro, come emerge dalle caratteristiche dell'opera. Il punto centrale è che il biopic di Morgen non è un biopic, piuttosto una esperienza immersiva o meglio una passeggiata spaziale / viaggio interstellare dentro il cosmo smisurato che Bowie fu. Si apre con il montaggio frenetico di immagini nuove e d'archivio che fece da videoclip a Hallo Spaceboy remixata dai Pet Shop Boys ed è ingresso in medias res e manifesto perché è da lì che palesemente prende abbrivio la poetica di Moonage Daydream. Se abbiamo utilizzato, non senza tentennamenti e brividi, il termine inquietante "esperienza immersiva" è necessario chiarire subito che non si ricade nella tipologia che infesta le mostre blockbuster di tutto il mondo dove la cosiddetta e. i. è risolta dall'equazione semplice diorama + (presunta) tecnologia. In MOONAGE DAYDREAM ci si immerge tanto nell'audiovisivo - è un film to be played at maximum volume, rigorosamente in sala - quanto nella visione del mondo e dell'esistenza di uno dei massimi intellettuali di sempre.

Secondo David Bowie, per il suo esistenzialismo e nomadismo psichico, ogni atto creativo ha a che fare con la vita. La visione del mondo plasmata dalla teoria dell'impermanenza buddista e dalla venerazione del nudo esistere - espresse in celebri interviste, come quella concessa a Dick Cavett nell'era Ziggy - ci arriva dalla sua viva voce, senza commenti o spiegazioni e senza contesti. Il bello di MOONAGE DAYDREAM è nel rigettare la lettera e la didascalia che ossessionano la nostra epoca e scegliere piuttosto la deriva e quindi l'esperienza. Moonage Daydream è il paradosso affascinante di un'esperienza iniziatica rivolta ai già iniziati: puoi seguire un filo se possiedi riferimenti pregressi altrimenti lasciarti trascinare dal flusso. Veniamo a sapere, dal flusso, che Bowie non volle mai possedere un'abitazione, un domicilio fino al matrimonio con Iman perché la stabilità avrebbe inciso negativamente sul tipo di artista che voleva essere: uno spregiudicato pioniere, un "passante considerevole" come Arthur Rimbaud, se avesse potuto intonare insieme a Iggy Pop I am the passenger. Ci sono tante piccole rivelazioni apparentemente prosaiche, in MOONAGE DAYDREAM, che forniscono spiragli su un uomo programmaticamente sfuggente come Bowie, colui che nei primi '70 (per poi, come sempre, smentirsi qualche anno più tardi) dichiarò pirandelliano il sospetto non esistesse nulla sotto gli strati di maschere. Un aspetto emerge potentissimo dall'esperienza in sala: la statura titanica di David Bowie. Il giovane David fu un fervente lettore nietzschiano. Il culto della volontà, speculare e complementare a quello dell'impermanenza di tutte le cose, gli è rimasto attaccato all'imprinting.

(…) Rimangono infine alcune considerazioni tecniche attorno alla fortuna di Moonage Daydream. Proposto come l'ennesimo "film evento" destinato a massimizzare gli incassi con l'esclusività seguendo logiche promozionali da fashion industry, il film di Brett Morgen è restato nelle sale molto più a lungo dei pochi giorni inizialmente previsti continuando a riempirle, stabilmente in prima posizione della classifica box office. (…) MOONAGE DAYDREAM è un tipo di spettacolo che ha intrinsecamente bisogno della dimensione dello schermo e del sound system possente per un'esperienza piena, non diversamente da un episodio di Star Wars o di una saga Marvel. Appena preso posto, si viene travolti dal flusso agglutinato di suoni e visioni al modo degli esperimenti musical dei Daft Punk come Interstella 5555. Non si può non ballare sulla sedia. Eppure l'opera di Morgen riesce simultaneamente a rimanere una fruizione intellettuale articolata, profonda e non semplificata, non comprime la complessità filosofica che non si può sottrarre al tipo di artista e pensatore che è stato David Bowie senza, in questo caso sì, tradirlo. Anche qui sta un aspetto quasi miracoloso dell'operazione riuscita, l'indicazione chiara e significativa di un possibile futuro.

 (www.spietati.it)