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NOWHERE SPECIAL – Una storia d’amore

Regia: Uberto Pasolini

INTERPRETI: James Norton, Michael Lamont, Chris Corrigan, Valene Kane, Louise Mathews, Keith McErlean, Eileen O'Higgins, Rhoda Ofori-Attah

SCENEGGIATURA: Uberto Pasolini

FOTOGRAFIA: Marius Panduru

MONTAGGIO: Masahiro Hirakubo, Saska Simpson

MUSICHE: Andrew Simon McAllister

PRODUZIONE: Picomedia, n.s.l., Digital Cube con Rai Cinema, con il sostegno di Eurimages, del Mibact e del Centro Cinematografico Rumeno

DISTRIBUZIONE: Lucky Red

NAZIONALITA’: Italia, Romania, Gran Bretagna, 2020

DURATA: 96 min.

John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, John deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, visto che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l'adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Il padre deve imparare a morire, il bambino a vivere. Lo fanno tenendosi per mano nell'attraversare la strada, quella che porta a scuola ma anche quella che porta all'addio.

Uberto Pasolini torna dunque sul luogo del trapasso, come in Still Life: non è più l'immediatamente dopo, ma l'immediatamente prima, e la sua penna è ancora la stessa, sottile e precisa, perfettamente inchiostrata, tanto autoriale quanto accessibile, nell'approccio ad un genere, quello del dramma sentimentale, che pochissimi perseguono con tanta frontalità e tale discrezione.

Ancora una volta, il film è in mano ad un interprete eccellente, James Norton, e alla nitidezza delle inquadrature, alla loro temporalità estranea alla frenesia della vita urbana, sgombra da tutto ciò che è disavanzo o orpello cinematografico. Tanto che l'immagine di apertura, con il protagonista che ripulisce con cura una grande vetrata, mondandola da tutto ciò che la offusca, si può leggere come una dichiarazione d'intenti, la ricerca (riuscita) di una verità della relazione padre-figlio che è al centro del racconto, di uno sguardo sul mondo non filtrato, in cui riflettersi per quello che si è, e leggere con trasparenza nelle vite degli altri.

Colpito dalla cronaca vera di questa vicenda, Pasolini l'ha tradotta in immagini tanto semplici quanto eloquenti, che non conoscono la durezza del cinema dei Dardenne ma piuttosto una commovente sospensione e una malinconia, sottolineata dalla colonna sonora, che il regista non rifugge ma abbraccia, senza sentimentalismo.

Sono le immagini mute di un adolescente con lo zaino in spalla che si allontana nello specchietto retrovisore, della candelina di compleanno in più che Micheal mette nella mano di John, della casa degli specchi del lunapark che restituisce le loro figure deformate, con Michael alto alto e John più piccolo, per sempre troppo giovane. Piccole grandi idee di scrittura visiva che trascendono il realismo senza negarlo e mettono in poesia la crudeltà dell'esistenza.

 

(www.mymovie.it)

 

 

 

Sono passati otto anni da Still Life, otto anni in cui Uberto Pasolini avrà avuto certamente altre cose da fare ma in cui, molto probabilmente, aspettava la storia giusta da trasformare in un film rigoroso e asciutto eppure sincero e commovente, nel nostro caso un racconto per immagini che, pur parlando di cose tristi, sapesse narrare con leggerezza il momento forse più difficile dell’umana esistenza: la morte, o meglio il poco tempo che la precede. Per Pasolini, del resto, il cinema è uno strumento per imparare cose e conoscere realtà lontane, come il mondo delle adozioni e la reale vicenda di un lavavetri trentaquattrenne gravemente malato che ha cercato per settimane la famiglia giusta a cui affidare suo figlio di quattro anni. La cronaca del suo peregrinare era lacerante, ma il produttore di Full Monty l'ha stemperata con una malinconica dolcezza, avvolgendola in quel calore umano che è il tessuto connettivo del popolo irlandese.

Può apparire strano che Uberto Pasolini abbia avuto ancora voglia di parlare della lugubre signora vestita di nero e armata di falce, ma NOWHERE SPECIAL, a dispetto di tutto, è un film sulla vita: quella che si abbandona con tristezza e sgomento, e quella che continua attraverso un altro essere umano, nostro figlio, che ci porterà sempre dentro di sè, ed è una cosa importante perché noi esseri mortali e fragili acquistiamo davvero senso solo se lasciamo qualcosa o qualcuno dietro di noi. E poi un bambino, con la sua energia e la sua curiosità, è l’antitesi della morte, così come lo è l'amore, sentimento purissimo che lega gli esseri viventi. E infatti il sottotitolo del film è Una storia d’amore, perché John, che è nel fiore degli anni, potrebbe avere, o potrebbe aver avuto, tutte le donne del mondo, e però ha preferito consacrarsi totalmente al dolcissimo Michael. Inoltre, se Still Life si apriva con una scena ambientata in un cimitero, a cui seguiva un montaggio di desolanti funerali, e le tinte del film erano il bianco il grigio e il beige, NOWHERE SPECIAL è un tripudio di colori: il rosso delle camice e delle felpe di John e un cielo che forse non è mai stato così azzurro nella terra di Oscar Wilde e di James Joyce. Perché siamo a Belfast, quindi non nell'Inghilterra a tratti impietosa dei film di Ken Loach, ma in una città in cui gli assistenti sociali non sono il male e ci si aiuta fra vicini.

Attraverso il peregrinare di John e Michael fra le possibili famiglie adottive del piccolo, il film di Uberto Pasolini ci immerge in un microcosmo variegato e complesso, passando dalle case dei ricchi un po’ nevrotici a coppie più semplici, dai single alle famiglie che hanno deciso di accogliere ragazzi dal passato infelice, da chi sembra sentimentalmente anestetizzato a chi con un figlio potrebbe riempire il vuoto che ha dentro. Michael guarda ogni realtà con curiosità e stupore, e capisce, certo che capisce, perché i bambini sono molto più intelligenti e acuti di quanto pensiamo, ed è la consapevolezza del bimbo che presto perderà il papà che ci macina il cuore.

Non indugia nella descrizione della malattia NOWHERE SPECIAL, se non in un'unica scena, né mostra un corpo in disfacimento. No, James Norton è sempre bello e macho, e averlo voluto come protagonista è stata indubbiamente una mossa vincente da parte del regista. L'attore è stato straordinario. Insieme a Pasolini ha fatto un lavoro di sottrazione, rendendo significativi sguardi e silenzi. Perché non era certo facile interpretare un ruolo così, e incarnare un individuo che, a un passo dalla fine di tutto, accetta il suo destino e decide di lasciar andare: le paure, gli interrogativi, la carne della sua carne. John è un eroe nel vero senso del termine, e contempla anche la possibilità di essere dimenticato per sempre dal figlio, e questa è nobiltà d'animo allo stato puro. E’ un grandissimo film NOWHERE SPECIAL, un atto d'amore verso lo spettatore di un uomo di cinema generoso, una perla rara in mezzo a tanta retorica, profluvi di azioni e di parole, ritmi frenetici, effetti speciali, mostri e supereroi quasi tutti uguali. La nostra speranza, a questo punto, è che Uberto Pasolini non aspetti altri otto anni prima di farci un altro magnifico dono che parli il linguaggio della settima arte.

 

(www.comingsoon.it)

Sembra un'ovvietà ma è meglio precisarlo: il film funziona soprattutto grazie a questa coppia incredibile di attori, capaci di portare su schermo un rapporto padre-figlio totalmente naturale e realistico senza risultare pacchiano e costruito. Se James Norton nei panni di John riesce a essere credibile e capace di mostrare attraverso la pelle, gli occhi sempre più scavati, la magrezza del volto, il modo in cui cammina e si muove, il procedere della malattia, è il giovanissimo Daniel Lamont a catalizzare tutta l'attenzione. Il suo Michael è un bambino come pochi se ne vedono sullo schermo: vero, umano, con uno sguardo che lascia intuire i suoi pensieri (e bravissimo Pasolini a inquadrarlo così spesso in quel modo), credibile in ogni momento. La naturalezza con la quale si relaziona con il padre del film e via via inizia a intuire la verità dei continui incontri con altri adulti ha del miracoloso ed è la base fondante su cui l'intero film si poggia. Perché in una storia del genere, con un alto livello di dramma, i due protagonisti devono saper reggere l'intero film: lo spettatore deve essere interessato prima di tutto dalla vicenda umana, coinvolto dal punto di vista emotivo. In poche parole devono essere i personaggi a parlare e a far evolvere la storia. Clamorosamente, NOWHERE SPECIAL ci riesce benissimo e in questo modo non si ha mai l'impressione che sia il tema affrontato o la scrittura decisa a tavolino ad emozionare, ma che sia l'emozione stessa a sprigionarsi dallo spettatore, catturato da questa commedia dal finale tragico.

In questo contribuisce anche lo stile scelto da Uberto Pasolini che non si discosta molto dal precedente di Still Life. Allo stesso tempo inserito nel reale, ma filtrato leggermente da un velo fiabesco, come se si volesse in qualche modo rendere universale e "più digeribile" la storia raccontata, lo sguardo del regista è delicato e innocente, come quello di un bambino. Non c'è spazio per eccessivi patetismi o indagini filosofiche sul senso dell'esistenza e sulla paura della morte: Pasolini riesce a donare al film un clima più tenero e raffinato del previsto, solare nonostante il tema plumbeo, capace anche di qualche idea visiva interessante e riuscita (John, con il lavoro che fa, vede tutte le sue speranze o il presagio del suo futuro attraverso i vetri o gli specchi, a volte pure mentre li "pulisce" dalla schiuma). Questo filtro innocente è l'ingrediente segreto della riuscita di un film a cui è impossibile voler male.

 

(www.movieplayer.it)