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Only the animals - Storie di spiriti amanti

Regia: Dominik Moll

INTEPRETI: Denis Ménochet, Laure Calamy, Damien Bonnard, Valeria Bruni Tedeschi, Nadia Tereszkiewicz, Bastien Bouillont

SCENEGGIATURA: Dominik Moll, Gilles Marchand

FOTOGRAFIA: Patrick Ghiringhelli

MONTAGGIO: Laurent Rouan

DISTRIBUZIONE: Parthénos

PAESE: Francia, Germania, 2019

DURATA: 113 min.

l suo quinto lungometraggio, Dominik Moll apre a Venezia 76 le Giornate degli Autori con una storia tratta dal romanzo di Colin Niel. Protagonisti cinque personaggi che il caso mette insieme in un intreccio tanto inaspettato quanto coerente, a dimostrazione della tesi secondo cui nulla nella vita è meno casuale del caso. Verità che, posta in bocca allo sciamano che appare nella sezione africana del racconto, acquista una risonanza a dir poco ancestrale.

Due mondi s’incontrano e il primo è la provincia rurale francese, dove grandi fattorie e stalle piene di animali belanti e muggenti sono segno di una solitudine esistenziale che stringe il cuore, separate come sono da ogni consesso umano da immensi spazi coperti di neve e nastri stradali dove incontrare un’auto è una scommessa. L’altro spazio è il cuore di Abidjan, megalopoli africana caotica, sporca, sovraffollata, dove costumi primitivi e tecnologia avanzata (vedi internet, chat d’incontri, piccoli praticoni di fishing a spese di creduloni frustrati) convivono in indolente promiscuità. In questi spazi solo apparentemente lontani s’incontrano le solitudini, le aspirazioni, gli umori di uomini e donne che per un po’ diventeranno pretesto per un intreccio a tinte noir, protagonisti di una tranche de vie che il cinema metterà in scena, quindi rientreranno nei ranghi e si perderanno nel fluire casuale, incontrollato, frammentato del tempo della vita.

Il focus della storia è un delitto, una donna distesa in strada, nella neve, morta di morte violenta e lasciata con una coperta addosso. Uno alla volta, in un continuum narrativo solido e costruito con scrupolosa precisione di incastri e colpi di scena, i nomi dei personaggi segneranno il dipanarsi delle sezioni del racconto: Alice, Michel, Joseph, Marion e Armand. Un sesto personaggio è Evelyn, quello che potremmo dire il motore immobile da cui scattano azioni e reazioni. Vite alcune vicine (Alice e Michel sono una coppia sposata, Joseph ha una stanca relazione con Alice) altre molto lontane (Armand è un ragazzo di Abidjan), altre ancora (Marion ed Evelyne) sono distanti per anni, scelte di vita ed estrazione sociale, ma un’attrazione fatale annulla le distanze e segna il loro destino.

Ognuno di loro ha un conto aperto con la vita, una frustrazione in corso, un desiderio inappagato, forse d’amore, comunque di uscire da solitudine, vita ai minimi termini, disagio esistenziale. Tutto accadrà perché tutto deve casualmente accadere, con una necessità di cui è inutile e impossibile reperire ragioni e presupposti, perché è vita con cui non si discute, è l’uomo con le sue debolezze, le sue piccole gioie e i suoi grandi dolori. E in tutto questo la morte ha sempre un gioco sicuro in mano. Film assolutamente consigliabile ad ogni latitudine, nel suo genere un lavoro prestigioso e, soprattutto, magnificamente fotografato.

  (www.filmtv.it)

NOTE DI REGIA - Dominik Moll

"Quando ho letto il romanzo di Colin Niel "Seules les Bêtes" sono stato immediatamente catturato dalla sua atmosfera unica e mi sono subito chiesto come potesse essere adattato per lo schermo. La trama ruota intorno alla misteriosa scomparsa di una donna durante una bufera di neve. Seguono cinque storie, nel corso delle quali osserviamo i pensieri di cinque personaggi sorprendenti e commoventi. Il confronto tra le prime storie, che si intersecano, si completano ma che si contraddicono anche, suscita l'attenzione del lettore e ci porta a immaginare cose nascoste negli angoli più bui della storia, creando un'atmosfera inquietante. E poi, a due terzi del libro, siamo colti di sorpresa da un inaspettato passaggio dal mondo rurale e spopolato della campagna all'ambiente urbano e tropicale di Abidjan. La giustapposizione di questi due mondi contrastanti, raramente rappresentati sullo schermo, tra gli aspri paesaggi innevati del Causse Méjean e i giovani truffatori dei quartieri popolari di Abidjan, suscita immagini forti. C'è innegabilmente qualcosa di molto cinematografico nel libro. A Gilles Marchand e a me piaceva l'idea di raccontare attraverso questa storia le difficoltà del vecchio mondo rurale francese, ma anche la sorprendente situazione dei giovani in una megalopoli africana, e questa interconnessione globale che oggi ci lega tutti. Un modo, attraverso questi personaggi singolari e i loro segreti, di evocare il mondo moderno. Per noi, il cuore della storia non sta nel risolvere il mistero della scomparsa (il "whodunit"), ma nei personaggi e in ciò che i loro viaggi rivelano sui loro rispettivi sogni e mondi. Si tratta di cinque storie d'amore, frustrate e asimmetriche, alimentate da incomprensioni, segreti, fantasie, delusioni e disillusioni. Ognuno dei personaggi è spinto dal bisogno di amare ed essere amato. Sperando in questo amore, volendo credere in esso, cercando di condividerlo, cercando di viverlo, ognuno di loro immaginerà delle cose, e tutte queste cose li porteranno ad agire. A volte in meglio, altre in peggio." (…)  Attraverso una trama avvincente e misteriosa, il romanzo esplora due mondi abbandonati dalla finzione e in cui tutto sembra opporsi. L'aspro altopiano montuoso del Causse, nel sud della Francia, dove i contadini sono a volte così isolati che hanno persino difficoltà a mettere su famiglia e, a cinquemila chilometri di distanza, una metropoli africana di quasi cinque milioni di abitanti, Abidjan, dove i giovani sognano di fare fortuna diventando brouteurs, cioè truffatori informatici. Colin Niel rende i suoi personaggi così vibranti e coinvolgenti che ho voluto farli vivere sullo schermo. E poi c'è la struttura molto insolita del romanzo, questa storia dove ogni capitolo corrisponde al punto di vista di un personaggio diverso. Ciò che a prima vista potrebbe sembrare semplicemente un'idea stilistica dice qualcosa di profondo sul rapporto di ogni personaggio con l'amore... E infonde una particolare forma di gioia con la risoluzione della trama.

(…) Il personaggio di Michel porta un altro tema: la dipendenza da Internet e il potere dei social network. È uno sguardo critico alla società contemporanea?

In realtà, era più l'idea di mostrare il potere di proiezione e immaginazione che Internet può generare. Quando si è dietro lo schermo del computer o del telefono, ci si sente protetti, meno esposti, le inibizioni cadono, si osa andare oltre rispetto a quando si è davvero di fronte a qualcuno: lo schermo funge da catalizzatore per i propri desideri. E anche come via d'uscita. (…) Quando ho fatto le mie ricerche sulle truffe su Internet, ho letto racconti su persone che erano state derubate di decine di migliaia di euro. C'era una donna che non riusciva ad ammettere che il bell'uomo che l'aveva sedotta online non esistesse, teneva la sua foto sul comodino nonostante tutte le prove che dimostravano la truffa. Internet decuplica il potere di fantasticare, nel bene e nel male...

Visivamente Only the Animals è un film molto elegante. Aveva già lavorato con Patrick Ghiringhelli?

Sì, nella serie Eden, dove ci eravamo già divertiti a lavorare insieme. Il suo modo di illuminare ha molto carattere ma ci riesce senza che ce ne accorgiamo. È sorprendente. Ad entrambi piace fare affidamento su set e fonti di luce preesistenti per comporre l'inquadratura e l'illuminazione; per questo anche il lavoro con la scenografa Emmanuelle Duplay è stato molto importante. Per creare l'atmosfera specifica di questo film noir, abbiamo giocato sia sulle differenze tra il Causse coperto di neve e le atmosfere umide e polverose di Abidjan, ma anche sui contrasti tra i grandi spazi aperti dell'altopiano e i luoghi molto ristretti e spesso notturni, come il nascondiglio di Joseph o il piccolo ufficio che Michel ha costruito nella sua stalla.

Come dobbiamo interpretare il titolo Only the Animals?

Mi è sempre piaciuto il titolo, con la sua misteriosa bellezza, ma ogni volta che vedo Colin, l'autore del romanzo, mi dimentico di chiedergli quale sia il significato esatto per lui. Ci sono naturalmente gli animali nel film e forse sono gli unici a sapere cosa sia successo veramente la notte della tempesta... Nella sceneggiatura, Cedric, il poliziotto, parlava filosoficamente degli sguardi del bestiame, chiedendosi cosa passi loro per la testa quando ci guardano: "Non sappiamo se sono stupidi o solo dispiaciuti di vederci...". Forse dobbiamo solo preservare la bellezza di questo mistero e lasciare a ognuno la propria interpretazione.

(www.movietele.it)