Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Open arms - La legge del mare

Regia: Marcel Barrena

INTEPRETI: Eduard Fernández, Dani Rovira, Melika Foroutan, Sergi López, Anna Castillo

SCENEGGIATURA: Danielle Schleif, Marcel Barrena

FOTOGRAFIA: Kiko de la Rica

MONTAGGIO: Nacho Ruiz Capillas

MUSICHE: Arnau Bataller

DISTRIBUZIONE: Adler Entertainment

PAESE: Spagna, Grecia, 2021

DURATA: 109 min.

Il film ripercorre le tappe che hanno portato Òscar Camps e la sua squadra alla fondazione dell’organizzazione umanitaria Open Arms. Tutto inizia a Lesbo nel 2015: Òscar e Gerard, due bagnini catalani, partono da Barcellona per recarsi nella costa settentrionale dell’isola, zona in cui arrivano continuamente barconi pieni di migranti siriani provenienti dalla Turchia. Ad accogliere i bagnini, c’è una situazione disastrosa: oltre alle condizioni precarie in cui navigano le centinaia di siriani, c’è una guardia costiera del tutto indifferente e un popolo greco troppo povero per aiutare i rifugiati. Senza nessun sostegno iniziale e con pochi umili mezzi, Òscar mette in piedi una squadra di salvataggio che, nonostante gli ostacoli politici ed economici, cresce sempre di più fino a diventare quell’organizzazione che oggi tutti conosciamo: l’Open Arms.

Marcel Barrena ha scelto di raccontare la storia di Òscar Camps e del suo team in modo estremamente realistico. Il film non è un documentario, ma vuole sembrarlo in tutto e per tutto. Dalle riprese fino ai volti e ai dialoghi, nulla risulta finto, edulcorato o costruito. L’uso della camera a mano, spesso molto vicina ai protagonisti, permette allo spettatore di immergersi nella realtà dei fatti. Le immagini sporche, le riprese mosse, contribuiscono a percepire la precarietà della condizione dei migranti e di quella dei loro soccorritori. Anche noi saliamo sul barcone e abbiamo il mal di mare. Inoltre, vediamo da vicino quei volti che nei notiziari ci appaiono sempre come un’unica indistinta massa. OPEN ARMS – LA LEGGE DEL MARE unisce la finzione drammatica e la realtà in un racconto che ci permette di empatizzare con i personaggi e, di conseguenza, con la storia vera dietro ad ognuno di loro. Viene fatto un ottimo approfondimento su quasi tutti i personaggi principali. Di ognuno vediamo le forze, i tratti apprezzabili del carattere, ma anche le debolezze, le crepe che li rendono umani. C’è Òscar, il motore che dà la spinta all’intera iniziativa: un uomo pieno di energia ma che in realtà vuole dedicarsi così intensamente all’impresa per non pensare ai propri problemi. È più facile salvare gli altri che scavare dentro sé stessi. Gerard è un neo-padre che ama il suo lavoro, ma sente la mancanza della famiglia. C’è poi Esther Camps, una giovane donna in cerca della sua strada, ma anche una figlia in cerca dell’ammirazione del padre.

Anche ai migranti e agli abitanti dell’isola viene data un’identità precisa. Particolarmente toccante è la storia di Rasha, una dottoressa siriana immigrata che passa le giornate sulle rive di Lesbo nella disperata attesa che arrivi sull’isola anche sua figlia.

IN OPEN ARMS – LA LEGGE DEL MARE, il realismo è dato anche dal modo in cui viene rappresentata l’isola di Lesbo. Senza stereotipi, senza esagerazioni, le immagini mostrano un’isola bella, selvaggia e povera, fatta di persone semplici. I paesaggi idilliaci e brulli, storicamente legati ai racconti omerici e nell’immaginario collettivo sinonimo di vacanza e relax, si scontrano con la crisi umanitaria. Il mare limpido diventa una fossa comune in cui annegano centinaia di famiglie, le spiagge sono invase da giubbotti arancioni abbandonati. La tranquillità di Lesbo diventa un silenzio spettrale: basta girare l’angolo per passare da uno scenario paradisiaco ad una visione infernale.

Gli abitanti della piccola isola sono variegati: c’è chi è più scontroso e razzista, chi teme lo straniero perché non conosce, chi è ospitale fin da subito e chi lo diventa con il tempo.

In conclusione, OPEN ARMS – LA LEGGE DEL MARE approfondisce il tema dei migranti, prendendo in considerazione più punti di vista. Racconta non solo della tragedia umanitaria che riguarda tutta l’Europa, ma anche delle difficoltà dell’incontro tra culture, tra persone con diversi obiettivi e stili di vita. È un film drammatico, non per qualche forzatura cinematografica, ma perché, come se fosse un documentario, mostra la drammaticità di una realtà presente e viva.

 (www.spettacolo.eu)

 

Oscar Camps è un bagnino catalano che viene colpito dalle vicende che stanno accadendo all'isola di Lesbo, in Grecia. Vari migranti, in fuga dai conflitti del loro Paese, vengono rimbalzati continuamente tra l'Italia e Malta, perdendo la vita in naufragi a cui nessuno sembra interessarsi. Dopo essere rimasto particolarmente colpito dalla foto di un bambino morto, sarà proprio Oscar, insieme ad altri volontari, a partire per l'isola e, senza chiedere nulla in cambio, agire secondo la propria coscienza. Oscar vuole salvare quante più vite umane possibili, tanto da trasformare la propria morale in una vera e propria ossessione, rischiando di recidere i pochi legami affettivi e famigliari, tra cui il problematico rapporto con la figlia Esther. La difficoltà maggiore per Oscar e i suoi compagni è proprio nelle istituzioni e nelle autorità locali che non sembrano interessarsi alle persone che rischiano continuamente la vita per una traversata. Il film prende subito posizione e connota i protagonisti immediatamente, evitando conflitti interiori e lasciando che la storia si svolga senza alcun dubbio etico su cosa sia giusto fare. L'effetto elegiaco è, in ogni modo, evitato, grazie alla scrittura di Danielle Schleif che non perde mai di vista il cuore del film.

Un cuore duplice, perché Open Arms - La legge del mare appartiene a due tipologie di cinema che, forse, non si è più abituati ad assistere in sala. Da una parte, il film intende denunciare apertamente la situazione che, nonostante la vicenda sia ambientata nel 2015, è ancora presente. Il tutto avviene a parola durante un'intervista, posta a metà film, che rappresenta un forte punto di passaggio sia per la stessa narrazione che per il personaggio di Oscar. In questo caso si tratta di un cinema sociale, di chiaro stampo civile, che tende a ricordare e sottolineare l'importanza dell'empatia e della compassione, nel senso filosofico del termine (ovvero di comprensione verso l'altro). Dove non arrivano le parole ci pensa il linguaggio cinematografico che, caratterizzato dalla scelta della camera a mano, riesce a catapultare lo spettatore all'interno delle dinamiche dei salvataggi, del panico tra le acque del mare, della fatica e della paura, anche della morte. Barrena evita accuratamente ogni forma di spettacolarizzazione, che avrebbe leso la coerenza ideologica e chiara del progetto. Proprio questa chiarezza espositiva, che non ammette repliche né dubbie interpretazioni, tuttavia potrebbe assomigliare a una mancanza di un vero conflitto all'interno della struttura narrativa, risultando - soprattutto nella parte centrale - poco coinvolgente.

I titoli di testa del film, subito schietti e quasi freddi nella loro cronaca, mettono subito le cose in chiaro, donando la chiave di lettura dell'intero film che intende raccontare una situazione, più che la nascita vera e propria di Open Arms. A questo proposito è interessante notare come il titolo originale sia MEDITERRÁNEO, che, oltre che il nome del mare dove si svolgono queste tragedie, acquista un valore ulteriore, come fosse un sentimento intimo che ribolle all'interno delle persone presenti nel film. Ed è proprio puntando sui sentimenti che il film esplode in una conclusione davvero riuscita, che eleva l'opera, lasciando da parte le parole e facendo parlare le immagini, gli sguardi, i gesti. C'è una storiella che viene raccontata all'interno del film: tre viaggiatori ciechi, ognuno intento a toccare una parte dell'animale, non si accorgono di star toccando un elefante. C'è chi pensa sia un uccello, chi un serpente e chi un toro. Così fa lo spettatore: ognuno ha una propria sensazione riguardo la situazione dei migranti nel Mediterraneo. Quello che il film s'impone di fare, più che descriverci l'elefante, è donarci la vista.

(https://movieplayer.it)