Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Parigi, 13Arr.

Regia: Jacques Audiard

Interpreti: Lucie Zhang, Noémie Merlant, Makita Samba, Jehnny Beth, Camille Léon-Fucien, Oceane Cairaty, Anaide Rozam, Pol White, Rong-Ying Yang, Geneviève Doang

Distribuzione: Europictures e Virtuose Pictures in collaborazione con Cine1 Italia

Sceneggiatura: Jacques Audiard, Céline Sciamma, Léa Mysius

Fotografia: Paul Guilhaume

Montaggio: Juliette Welfling

Musiche: Rone

Produzione: Page 114, Why Not Productions

Paese: Francia

Durata: 105 min.

PARIGI, 13ARR., il film diretto da Jacques Audiard, racconta una moderna storia di amore e amicizia, giovinezza e sessualità, filmata in un sontuoso bianco e nero.

Quattro vite con i rispettivi interrogativi esistenziali, quattro destini che si intrecciano sullo sfondo dei grattacieli parigini di "Les Olympiades", quartiere nel XIII arrondissement di Parigi.
Emilie incontra Camille, che è attratto da Nora, che incrocia il cammino di Amber. Tre ragazze e un ragazzo ridefiniscono l'amore moderno.

(www.comingsoon.it)

 

Il tessuto urbano non è più definito dalle strade, ma dall’ordine delle costruzioni, esse stesse guidate da considerazioni funzionali”. Questo era l’obiettivo del piano. Il fatto è che questo principio di razionalizzazione non è servito a rendere la vita più regolare. Il tessuto urbano, anziché distendersi e rilassarsi, si è aggrovigliato, si è ammassato in stratificazioni caotiche. E la densità non vuol dire, necessariamente, vicinanza. Anzi… l’illusione di una separazione funzionale e di una standardizzazione si è tradotta in un isolamento più profondo, è diventata ansia di contatto e di prestazione. I moduli sono diventati celle di reclusione, spazi di paura e solitudine. Se non addirittura di scontro aperto.

 Ecco, Jacques Audiard affronta proprio questo nodo. Anche se sembra metter da parte, per un istante, il suo piglio più bellicoso, quella sua capacità di sintonizzarsi, come pochi altri, sull’improvvisa esplosione della guerra quotidiana. Appena velata dietro l’apparente equilibrio della società multiforme o le convenzioni di genere del milieu, cioè quella latenza inquieta, in cui le differenze etniche, sociali, economiche, stanno per combinarsi in scintille impazzite. No, in PARIGI, 13ARR. si parla d’amore e di amicizia. E nella scrittura, ispirata ai racconti a fumetti di Adrian Tomine, c’è la diversa sensibilità di Céline Sciamma e Léa Mysius. Ma ciò non vuol dire che Audiard rinunci alla sua durezza. Resta un regista di sostanza prima ancora che di atmosfera, di corpo prima che di mente. Densità, appunto, più che razionalizzazione. Nei suoi film, le questioni politiche e sociali non fanno sociologia, non sono mai scienza e teoria, non sono il terreno di sperimentazione di un pensiero precostituito. Sono storie di vissuti, scelte, errori, tamponamenti. E il sentimento non è mai sentimentalismo. Né lirica né elegia né mélo. Perché anche i sentimenti possono essere un combattimento corpo a corpo, seguire logiche di scontro. Come già si raccontava in Sulle mie labbra e, ancor più, in Un sapore di ruggine e ossa.E così le relazioni dei giovani personaggi, tre donne e un uomo, più che sui toni caldi della passione, della tenerezza, dell’abbandono, sembrano tarate su uno spettro di gradazioni fredde, quelle dell’opportunismo, della sessualità meccanica o del rifiuto del corpo, della negazione e del distacco. Dietro lo schermo di un computer o di uno smartphone, al riparo di una parrucca, stare centrati su sé stessi, stabilire regole,

distanze, cambiare casa o partner come si cambia un abito, evitare ogni coinvolgimento, ritrarsi nell’attimo in cui si avverte un minimo scricchiolio non previsto, un piccolo cedimento del cuore. Inseguire un accumulo compulsivo: degli incontri, delle esperienze, delle attività… Ma è come se tutto dovesse sottostare a un imperativo di dissimulazione. Negare, negare sempre, anche il dolore, la rabbia. Il terrore del vuoto. Già. C’è un che di respingente e spigoloso in PARIGI, 13ARR.., nonostante quell’elegante bianco e nero, quasi garreliano. Dove sì, ogni differenza è solo sfumatura, scala di grigio, ma al tempo stesso tutto pare dissanguarsi, perdere intensità. Ma quel bianco e nero è anche una patina di immagine classica che crea un inevitabile scarto con il linguaggio tutto moderno delle nuove connessioni, con il ritmo delle musiche di Rone. Come a dire che, sebbene cambino le forme, l’amore è ancora il tormento e il piacere di un’infinita ronde. Émilie, Camille, Nora, Amber si inseguono, si urtano, si perdono e si ritrovano. Colpo dopo colpo, la crepa si allarga e fa male come un pugno. Spunta un grumo di sangue denso e nero, autentico. Ma nell’intensità di dolore, si aprono squarci di estasi, lampi di profezia. E momenti di felicità assoluta.

(www.sentieriselvaggi.it)

 

È l'autore di straordinari film drammatici come Dheepan o Un sapore di ruggine e di ossa, ma stavolta Jacques Audiard porta al cinema una commedia sull'amore, PARIGI, 13ARR.. I protagonisti sono quattro trentenni le cui storie si incrociano, in una Parigi insolita, ritratta in un bellissimo bianco e nero. Un moderna storia d'amore, amicizia, desiderio, sesso. Il regista ha avuto come riferimento i film di Eric Rohmer, in cui si parlava moltissimo di sentimenti, ma qui ha cercato di rappresentare come nascano oggi realmente le storie d'amore: "Oggi con le applicazioni di incontri si fa l'amore la prima sera. La domanda che pone il film e che mi pongo io è: se si fa l'amore la prima sera c'è ancora un discorso amoroso? In che modo, di che tipo? Il film prova a dare delle risposte, con il paradosso, ad un certo punto del film, che la relazione più intima si crea attraverso un computer". Alla domanda quale sia stata per lui la maggiore difficoltà nel raccontare le storie di amore e di sesso di questa generazione risponde: "La grande sfida? Non essere pessimista. Oggi c'è una tendenza ad essere pessimisti per quanto riguarda i sentimenti amorosi, l'intimità, le parole stesse dell'amore. Nell'epoca delle applicazioni per gli incontri forse si può essere un po' pessimisti. Ma forse se dico questo sono definitivamente antiquato e reazionario ma...". La fluidità e la interetnicità nei rapporti è raccontata da Audiard come qualcosa di assolutamente naturale. A questo proposito il regista dice: "Penso che questo sia un film un po' ottimista da questo punto di vista. Un ottimismo non eccessivo, normale. Nel cinema francese di solito un nordafricano lo si vede in una banlieue con problemi sociali, ma io avevo voglia di fare il film 'del dopo' in qualche modo, come se l'integrazione fosse già pienamente avvenuta nella classe media. Oggi ancora non è ancora frequente vedere una coppia formata da una giovane asiatica e un giovane nero".

(www.affaritaliani.it)

 

Tenendo ben a mente il desiderio di realizzare una sorta di rivisitazione de La Mia Notte con Maud di Éric Rohmer, per stessa ammissione del regista, PARIGI, 13ARR.. è una stratificata conversazione sull’amore fatto dalla carne e dalle parole, dalle ossessioni e dal desiderio di una seduzione perpetua che porterebbe ad una conoscenza approfondita di sé. Per mettere in moto il film, proiettando i principi narrativi ed estetici, una domanda: cosa è, oggi, l’amore? Un filo narrativo che lega saldamente tre ragazze e un ragazzo, nel mondo in bianco e nero filtrato dalla fotografia di Paul Guilhaume. Émilie, tra un lavoretto e l’altro, incontra Camille, fascinoso professore che, però, finisce per innamorarsi (forse) di Nora, che degli uomini, complice una serata sbagliata, proprio non si fida. Nora, intanto, per ammortizzare i suoi dubbi passa le serate in video-chat con l’altra protagonista del film, ovvero Amber Sweet, cam-girl che le somiglia vagamente. Se per Audiard il nocciolo di Rohmer appare una sorta di spirito guida, il regista che alla sceneggiatura è affiancato da Léa Mysius e, addirittura, da Céline Sciamma, intende fotografare i profili reali scivolati dietro Tinder, e costretti a ritagliarsi degli spazi via via sempre più angusti e precari, sintetizzando vita, sesso ed emozioni. Émilie, Nora, Camille, Amber sono, a loro modo, straordinari, e Audiard li segue e li osserva con la giusta cura, inserendoli in uno spazio cinematografico che si sofferma a più riprese sulla loro intimità, sui loro godimenti, sulle loro pene, facendo da riverbero per quei disagi emotivi difficilmente risolvibili. La nostra società è impregnata dalle paure e dai timori – in cui il senso di casa e famiglia si è ormai disintegrato sotto il peso di una realtà scadente – ed è enfatizzata da una disillusione generale, affrontata dai personaggi di Audiard nell’unico modo possibile e immaginabile: hic et nunc.

(www.hotcorn.com)