Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

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Po

Regia: Andrea Segre

SCENEGGIATURA: Andrea Segre, Gian Antonio Stella

FOTOGRAFIA: Sergio Marchesini

MONTAGGIO: Luca Manes, Chiara Russo

MUSICHE: Matteo Calore

PRODUZIONE: Luce Cinecittà

PAESE: Italia, 2022

DURATA: 75 min.

DISTRIBUZIONE: ZaLab Film

 

In concorso nella selezione ufficiale al Pordenone Docs Fest, 2022

L'acqua è vita, ma a volte può diventare distruzione come mostra il documentario Po, firmato da Andrea Segre col giornalista Gian Antonio Stella. Creato grazie ai materiali dell'Istituto Luce, PO rievoca l'alluvione del 1951 in un momento in cui, ironicamente, il fiume che attraversa la Pianura Padana è in secca per via di un inverno troppo asciutto. Il film non si limita a ricostruire gli eventi culminati nel drammatico cedimento dell'argine sinistro del fiume nelle terre del Polesine, avvenuto il 14 novembre del 1951, ma crea un parallelo tra passato e presente raccogliendo le voci di chi è stato costretto a lasciare la propria casa per sfuggire alla furia delle acque.

La vocazione di Andrea Segre è quella di far parlare le immagini. Per PO il regista costruisce una polifonia di voci, grazie anche all'aiuto di Gian Antonio Stella, con cui ha scritto il film, raccogliendo le testimonianze di un gruppo di uomini e donne che, negli anni '50, erano bambini o ragazzi. Mondine, figli di pescatori, contadini, gente umile abituata a trascorrere la propria esistenza sulle rive del Po, perché proprio dal fiume derivava il loro sostentamento, che hanno visto la propria casa distrutta dall'acqua e l'esistenza sconvolta. Davanti all'obiettivo di Segre le loro testimonianze prendono vita grazie alla vivacità dei soggetti scelti e a un oculato montaggio che valorizza il loro racconto, facendo emergere le parti più emotive e coinvolgenti.

 

La vivacità di PO è frutto del fertile scambio visivo tra passato e presente. Il film è inaugurato dalle immagini maestose del fiume che scorre placido tra le campagne venete, in prossimità del delta. Sembra impossibile pensare che settant'anni fa quelle stesse aree erano sommerse e la stessa Rovigo rischiava di essere cancellata dalla potenza distruttiva dell'acqua. Le immagini dell'Archivio Luce mostrano barconi colmi di persone, bambini appollaiati su zatteroni, tetti e lampioni che spuntano dall'acqua, fango ovunque. La voce degli anziani testimoni che rievocano la catastrofe è rotta dal pianto nel ricordare parenti e amici che non sono stati altrettanto fortunati.

Ma PO non si limita a una mera rievocazione del cataclisma. Attraverso la varietà di testimonianze, il documentario fornisce uno spaccato dell'Italia degli anni '50, dei costumi e della società divisa tra bianchi e rossi, cattolici e comunisti. La divisione serpeggiava tra le famiglie, come dimostra la coppia di coniugi in cui lui mostra orgoglioso la tessera del PCI, mentre lei scuote la testa e prende le distanze esclamando: "La mia famiglia no. Noi frequentavamo la Chiesa". E mentre c'è chi rievoca l'esistenza umile delle campagne venete, senza acqua né elettricità, dove tutti i familiari si lavavano nella stessa tinozza, alcune testimonianze denunciano la difficoltà di integrazione di chi è stato costretto a lasciare il Polesine per sfuggire alla devastazione e ha provato a rifarsi una vita in città.

Ma la testimonianza più vivace è quella di una ex mondina che racconta le fatiche dello stare immersa per ore nel fiume, tra sanguisughe e sterco di cavalli, e le serate trascorse con le amiche del rione a cantare Bandiera Rossa mentre rientravano dopo la passeggiata. "C'era tanta miseria. Perché quei quattro signori che erano ricchi, davano lavoro ma senza regola, senza niente. Lavoravi per mangiare e basta" ricorda la donna fornendo un quadro preciso della situazione.

Le tematiche su cui lavora, lasciando che la riflessione sull'individuo, l'ambiente e la condizione umana emerga in modo apparentemente spontaneo, non è certo una novità. Lo conferma anche un lavoro apparentemente semplice, ma carico di umanità come PO. Un film capace di ridare nuova linfa vitale ai materiali dell'Istituto Luce, ma anche di far emergere alcune chicche come il contributo della Russia alla ricostruzione rievocato dall'arrivo del cargo russo carico di aratri e trattori che i funzionari consegnarono ai contadini alluvionati nel 1952. Uno sguardo alle ferite del passato, ma anche un inno alla buona volontà e alla solidarietà che ci aiuta a recuperare la memoria di valori appartenenti a una tradizione che qualcuno, oggi, cerca di cancellare con troppa foga.

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Il 14 novembre 1951 il fiume Po straripò a Occhiobello, un piccolo Comune in provincia di Rovigo, causando l'allagamento del Polesine, regione già poverissima. Una catastrofe ambientale che fece centodue vittime e oltre centomila sfollati e che ebbe come effetti l'immediata evacuazione della zona, l'emigrazione coatta in cerca di lavoro, una ricostruzione e un ritorno difficili. Alcuni anziani, allora bambini, intervistati oggi ricordano quei fatti, rievocando ricordi, choc, lutti ma anche episodi di un'esistenza oltre l'essenziale, in simbiosi con il fiume. Se la reazione di solidarietà molto concreta a quella tragedia nazionale fu immediata, sia dal resto del Paese che dal mondo, a settant'anni di distanza se ne sollecita la memoria in forma orale, perché non resti imprigionata negli archivi, come materia inerte.

Scritto da Andrea Segre e dal giornalista e scrittore asolano Gian Antonio Stella, PO mette in dialogo, nel montaggio di Luca Manes e Chiara Russo, alcuni testimoni oculari dell'alluvione con i filmati in pellicola e le fotografie di Archivio Luce, Archivio storico Luce Cinecittà e Rai Teche (in una scena si riconosce anche un giovane Corrado Mantoni, nella sua prima veste di annunciatore radiofonico). La televisione pubblica italiana infatti non era ancora nata e le prime cineprese che ripresero l'alluvione nel suo svolgersi e successivamente furono quelle dell'Istituto Luce.

Andrea Segre aggiunge alla sua coerente, pregevole filmografia un'altra opera profondamente umanista: PO è inchiesta investigativa locale che porta a dimensione universale eventi peculiari e solo apparentemente lontani dall'attualità. Si situa nella storiografia non ufficiale, popolare, degli "ultimi" e nel riattualizzare parole neglette, a lungo e ancora percepite come imbarazzanti, come "miseria" e "profughi", indica nella comprensione del passato la chiave di lettura di presente e futuro. "La miseria non è mai bella da ricordare" dice uno dei protagonisti, di una povertà dimenticata, rimossa, vissuta come colpa.

 

In questo racconto corale sobrio e conciso c'è chi confessa di non aver mai visto una forchetta prima che gli venisse offerta della carne; chi ha ancora i brividi a ripensare alla solitudine dello sfollamento, lontano dai familiari, o al bagno "collettivo" effettuato nella stessa acqua. Ma anche la compostezza di chi visita le tombe dei fuggiaschi su un camion travolto dall'acqua a Frassinelle Polesine e la dignità di chi non si vergogna di aver patito la fame, ricordando una madre pronta a bollire la testa di un animale infetto, pur di mettere qualcosa a tavola. Nel ricucire la memoria di un'indigenza non così lontana, il film al tempo stesso illumina un momento storico di concreta fratellanza, pur nella forte contrapposizione politica tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana negli anni della ricostruzione: in un raro filmato augurale di fine anno Eduardo De Filippo ribadisce, sguardo in macchina, che "tutti abbiamo diritto al nostro '52". Schivando il piatto schematismo di tanti film di teste parlanti, PO è indagine antropologica che conferisce dignità linguistica e drammaturgica ai dialetti (sottotitolati), struttura il discorso ancorandolo alla memoria viva, allo splendore delle immagini d'archivio e alla sintesi icastica del canto di anonimi, della canzone tradizionale: al cantautore veneziano Gualtiero Bertelli (già in Welcome Venice con Nina tu te ricordi) l'onore, con la Compagnia delle Acque, di aleggiare nel film e di chiuderlo con L'acqua, rievocazione sonora tumultuosa di quella piena che venne percepita come una vera e propria esplosione. In concorso a Pordenone Docs Fest 2022 - Le voci del documentario, rassegna di cinema documentario d'inchiesta.

 

(www.mymovies.it)