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Promises

Regia: Amanda Sthers

INTERPRETI: Pierfrancesco Favino, Kelly Reilly, Jean Reno, Ginnie Watson, Cara Theobold, Deepak Verma, Kris Marshall, Leon Hesby

SCENEGGIATURA: Amanda Sthers

FOTOGRAFIA: Marco Graziaplena

MONTAGGIO: Cristiano Travaglioli

DISTRIBUZIONE:Vision Distribution

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 113 min.

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, 2021

ROMISES è l’ultimo lavoro cinematografico di Amanda Sthers (Holy Lands, Madame) che porta sul grande schermo il suo omonimo romanzo del 2015, edito in Italia da Rizzoli con il titolo Promesse. L’opera riunisce un particolare e sfaccettato cast internazionale che vede la partecipazione del nostrano Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista e anche Jean Reno, Cara Theobold, Deepak Verma e molti altri per portare avanti una storia che ragiona sull’ineluttabilità del tempo e su quanto il passato, il presente e il futuro siano, inevitabilmente ed inesorabilmente, legati insieme.

Il lungometraggio si fa forza di interpreti straordinari che riescono perfettamente a reggere l’intero comparto narrativo e registico. Sia la regia che la sceneggiatura purtroppo non sono sempre efficaci al meglio, nonostante la purezza di fondo della storia e il profondo messaggio che la sostiene, per quanto sia piuttosto tradizionale e classico nella sua impostazione.

Alexander è un uomo colto ed elegante, sposato e con una bambina, che vive vendendo libri rari. Reduce da un’infanzia difficile e tormentata, l’uomo si infatua di una donna che sta per sposarsi, Laura, ma sembra che il destino non voglia la loro unione. Nonostante diversi cambiamenti nel corso della sua esistenza, Alexander torna sempre a pensare a lei e alle scelte che ha fatto da giovane e da adulto e come queste possono influenzare tutta la sua intera vita. La trama di PROMISES si snoda tra passato, presente e futuro del protagonista, con salti temporali spesso molto audaci e, apparentemente sconnessi tra loro. Fin dall’inizio la sceneggiatura suggerisce una possibile chiave di lettura dell’intera realizzazione, quando Alexander si incontra con un acquirente: al centro di questo confronto c’è un libro in particolare che sembra suggerire non solo il messaggio vero e proprio del film, ma anche la struttura che di lì a poco il pubblico intravede.

Una scelta, quella di inserire un elemento rivelatore così presto nella pellicola, che è decisamente audace anche se ci fornisce tutti gli strumenti necessari per comprendere PROMISES. Un aspetto che inoltre non è assolutamente da sottovalutare in sede narrativa è l’impiego che svolge il protagonista: il venditore di libri gli consente di stare in contatto con un sapere ancestrale che lo guida per tutto il suo vissuto, con i vari testi che sembrano suggerire delle risposte apparentemente casuali ma profondamente connesse agli eventi della sua vita. Questo legame tra la sua anima intellettuale-bohémien e la sua filosofia interiore è utilizzato efficacemente dalla sceneggiatura, sia con dialoghi azzeccati che con tematiche suggerite o maggiormente evidenti.

Parte del successo di Alexander, profondamente affascinante, mondano, un eterno bello e dannato alla ricerca di un amore realmente sentito, è dovuto sia alla buona caratterizzazione del protagonista che all’interpretazione di Pierfrancesco Favino. Con PROMISES, il famoso attore italiano si cimenta brillantemente con una lingua che non gli appartiene e che plasma perfettamente a suo piacimento, donando intensità ad ogni singola sfaccettatura del suo alter ego cinematografico. Di gran valore anche tutti gli altri interpreti della pellicola, a cominciare da Kelly Reilly fino ad arrivare a Jean Reno, che nonostante abbia una piccola parte, rende estremamente significativo il suo personaggio, molto importante ai sensi della risoluzione della trama.

(…) A livello registico, PROMISES è un viaggio continuo nella memoria del protagonista e tutte le inquadrature e sequenze rappresentate partono dai ricordi di Alexander saltando continuamente tra passato, presente e futuro del personaggio. I vari passaggi temporali si verificano, nello specifico, quando la figura rimembra un’immagine, un luogo o un altro piccolo dettaglio del suo vissuto, rappresentando una connessione necessaria ma non sempre chiarissima. Ciò, però, è intenzionale: è chiaro che la memoria non segue un filone logico-razionale e presenta una struttura caotica e così anche la regia segue effettivamente questo andamento.

(…) Lo sguardo di Amanda Sthers dal fine nostalgico e malinconico e trasmette perfettamente la sua visione romantica e filosofica della vita sempre legata in modo stretto alle singole scelte che abbiamo avuto la possibilità di intraprendere nel corso del tempo. Le conseguenze, come ci insegna più di un’opera del panorama dell’intrattenimento, hanno dei riscontri anche sulla lunga distanza spesso in maniera del tutto inaspettata. Una riflessione davvero interessante e che, alla fine della pellicola, lascia una particolare sensazione nel pubblico, a cavallo tra una dolcezza amorosa e una spruzzata di mestizia.

(www.cinematographe.it)

 

Andare a vedere questo film al cinema è un’esperienza che merita di essere fatta. Non è un film da vedere la sera troppo tardi: forse in un pomeriggio, o comunque poco dopo aver mangiato. Ciò perché deve decantare dentro. Il personaggio di Favino, ad esempio, apre nello spettatore una tasca con la zip nella testa in cui ha messo una serie di ricordi, e li tira fuori, facendogli sentire di assomigliare un po’ a questo personaggio, e facendolo uscire dal cinema con il bisogno di riflettere sui suoi spunti. Per questo motivo non va visto troppo tardi: sarebbe uno spreco perdersi i ragionamenti, i ricordi, le riflessioni che PROMISES può suscitare. Non si poggia la testa sul cuscino finché non la si sente leggera. E non sarà facilissimo. Non è neanche facile districarsi tra tutta la mole di eventi e dolorosi avvenimenti che occorrono durante la narrazione. Anzi, certe volte sono perfino troppi: nel senso che probabilmente penserai Eh, ma allora: succedono tutte a lui! Però dovrai stare attento a non essere frettoloso nel tuo giudizio: Promises non è un film drammatico, perché prende in considerazione molte occasioni anche più liete, alternate e bilanciate a quelle tristi, e forse bisogna allontanarsi e cogliere questo schema, perché è un po’ uno dei messaggi del film. E allora forse gli eventi felici sono le promesse che la vita sembra farci, e che vengono inesorabilmente deluse da qualcosa di meno felice. La precarietà della felicità (o anche solo della serenità è a un livello, su un grafico che va da Schopenahauer a Mr. Peanutbutter, che è tutto su Schopenahauer). Perché sono le promesse disattese al centro della storia. Le promesse semplici, come un viaggio a Venezia, la partecipazione a una cena, la fedeltà in un matrimonio, la fedeltà a se stessi anche, una partenza vincolata a un ritorno… ci sono moltissime di queste promesse, dalle più piccoli a una grande ed esemplare come potrebbe (o dovrebbe?) essere un matrimonio.

La storia si muove con un concetto del tempo che è il reale narratore di questa storia: un tempo labile, quasi Joyciano, che va avanti e indietro a piacimento, e a volte resta fermo, e poi riparte, ricalcando probabilmente il metodo di conservazione dei ricordi del personaggio (e tuo, e mio). Una nuvola (e in effetti più un cloud che una libreria) in cui le informazioni hanno un ordine che non comprendiamo immediatamente, ma le quali sono collegate attraverso hashtag.

La narrazione all’inizio magari intimorisce e magari confonde, ma presto ci si abitua, e seguire il film diventa piacevole e facile. (…) Da tener presente che la narrazione a livello cinematografico è aiutata anche da un montaggio impeccabile, preciso, che non confonde, non si disperde. È molto chiaro, e ciò è fondamentale quando il tempo si comporta come vuole (o meglio, come i ricordi comandano). In ogni caso, questo modo di raccontare gli eventi, in ordine non cronologico (e neanche illogico), è funzionale alla graduale conoscenza del personaggio di Favino e della sua intimità: è un orologio che scorre battendo il suo ritmo cardiaco, e non le ore. Gli eventi vengono posizionati uno dopo l’altro proprio quando servono, e riuscendo tuttavia a conservare un alone di mistero.

(cinema.icrewplay.com)