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The Batman

Regia: Matt Reeves

INTEPRETI: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Paul Dano, Jeffrey Wright, Peter Sarsgaard, John Turturro
 
DISTRIBUZIONE : Warner Bros. Pictures
 
SCENEGGIATURA: Matt Reeves
 
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
 
MONTAGGIO: Tyler Nelson, William Hoy
 
MUSICHE: Michael Giacchino
 
PAESE: USA
 
DURATA:175 min

Niente più pop, come al tempo di Tim Burton e chi venne dopo di lui. Questo era ovvio. Com'era ovvio che bisognava lasciarsi alle spalle anche la muscolarità cinematografica di Christopher Nolan, i suoi Batman sì, certo, dark e tormentati, ma allo stesso tempo anche ideologicamente statuari, quella Gotham monumentale, quel racconto che si faceva esemplare, mitologico, di razionalità quasi apollinea. THE BATMAN doveva essere qualcosa di diverso, ovvio. Perché non si poteva replicare l'esistente, perché un segno di discontinuità era necessario, perché il mondo, e il cinema, sono andati avanti. Più banalmente, anche, perché nel frattempo era arrivato il Joker di Todd Phillips, e qualcuno in casa Warner ha capito che i cinecomic, loro, li dovevano fare in modo diverso, oramai.
La Gotham di Matt Reeves assomiglia tantissimo a quella del film vincitore del Leone d'oro a Venezia.
Pare la New York dei Guerrieri della notte, di Taxi Driver, dei film di Friedkin. È brutta, sporca, cattiva, piena di spazzatura, tantissima spazzatura. Di violenza e criminalità. È però ancora più scura, più buia, di quella della città di quei modelli, perché THE BATMAN è molto dark. 
Piove sempre, in questa Gotham. Pioveva sempre nel Corvo di Alex Proyas, e qui Batman ripete spesso: "Io sono vendetta". Piove come pioveva in Seven di David Fincher, e qui l'Enigmista, che è il vero villain della storia, agisce con modalità che ricordano quelle di John Doe. Un John Doe che ha fatto sue anche certe idee e artifici usciti dalla mente del Jigsaw di Saw. È in questa Gotham, in questo scenario qui, che si muove il Batman di Robert Pattinson, quello che ci hanno spiegato e rispiegato essere stato ispirato, in qualche modo a Kurt Cobain.

Tanto che Matt Reeves piazza nel suo film non una, ma ben due volte, in momenti assai studiati, la straziante Something in the  Way dei Nirvana, per raccontarci i tormenti tra il grunge e l'emo di questo Bruce Wayne, di un Batman umanissimo, e assai poco supereroico in senso tradizionale. Un Batman che, ci spiega lui nel suo monologo iniziale, si muove nel buio (da due anni, dice), che usa la paura come uno strumento, che non vive nell'ombra ma è, l'ombra. Un Bruce Wayne che, ci spiega il film, vive come un recluso. Quando lo incontra, il boss mafioso interpretato da John Turturro (sublime) dice al giovane e tormentato Bruce "Ecco l'unica persona più schiva di me in questa città". 

Se Gotham è così dark, è perché non è solo pericolosa: è corrotta, è marcia. Lo sono le sue istituzioni, i suoi rappresentanti. È contro di loro che agisce l'Enigmista: che fa fuori il sindaco, per poi dedicarsi al capo della polizia, e al procuratore distrettuale, e poi ancora ad altri. Responsabili, a suo dire, di aver tradito la città e la sua popolazione, il sogno di una rinascita, di un cambiamento. Agisce, l'Enigmista e gioca al gatto e al topo con Batman, coinvolgendolo, lasciandogli messaggi, facendone un complice inconsapevole. Spingendolo a fare i conti col suo passato, i suoi traumi, i suoi genitori, le sue scelte. Il meccanismo, ancora una volta, è ovvio: l'anti-eroe e la sua nemesi che si rispecchiano l'uno nell'altro. E per chi pensa di essere dalla parte del bene, è necessaria una riflessione. Serve capire che la vendetta, da sola, non basta. Serve, oggi più che mai, perché altrimenti il male diventa virale, tanta è la rabbia e la frustrazione, dare speranza.

Matt Reeves sembra aver capito una cosa: che in epoca di requel, e lavorando su un materiale come quello di Batman, l'originalità conta poco o niente. Conta, giusto o sbagliato che sia, come si è in grado di rimescolare assieme influenze e citazioni. Il preesistente. A quelle già elencate, per dire, ci sarebbero anche quella per cui il Pinguino di Colin Farrell (che qui è un gangster non al vertice della catena alimentare, ma in prospettiva lo diverrà, nell'immancabile sequel) pare l'Al Capone di De Niro degli Intoccabili, solo più sfigurato. O che certi temi musicali di Michael Giacchino sono rivisitazioni nemmeno troppo camuffate del tema della Marcia Imperiale di John Williams o di quello del Padrino. O un'inquadratura presa para para da Hopper. Anche la Selina Kaye di Zoe Kravitz, che è un bel personaggio, e che ha più sfumature di quanto non ci si aspetterebbe, non è scevra da rimandi a quella di Michelle Pfeiffer. Ma, come tutto il resto del film, come il Batman di Pattison, inespressivo e depresso al punto giusto, è assai più concreta, umana, tangibile, fallibile di quella lì. Per non parlare di quanto è comune, quotidiano, il Gordon Serpico ante litteram di Jeffrey Wright bravissimo come sempre, come quasi tutti gli attori del film.
Perché la piccola rivoluzione di THE BATMAN, anche questa, in fondo, figlia del Joker di Phillips, è che tutto e tutti, nel film, sono assai umani e riconoscibili. La trama stessa, che parla di crimine organizzato, corruzione politica, spaccio di droga, e nella quale l'azione riveste un ruolo marginale. Perché se non vuole andare nella direzione della Marvel, e in casa Warner pare proprio non vogliano, e probabilmente fanno bene, si deve andare in quella opposta. Verso l'antispettacolare oscurità quotidiana di persone e di un mondo che sono assai riconoscibili, non tanto dissimili, e forse non peggiori, anzi, del mondo che vediamo tutti i giorni nelle nostre città, che leggiamo sui giornali, che vediamo in televisione. E capire, come capisce Bruce, che l'ideale della purezza è sbagliato, che la santità non è di questo mondo, pure quando la cerchiamo nei nostri modelli, nelle persone cui vogliamo più bene. Errare è umano, dice THE BATMAN, conservare la speranza, se non divino, necessario. 

(https://www.comingsoon.it)

 

THE BATMAN ha finalmente esordito nei cinema e il cupissimo cinecomic del regista Matt Reeves ha mantenuto la promessa e le premesse, portare sul grande schermo un Bruce Wayne per una nuova generazione, Robert Pattinson riesce a regalare ai fan di film e fumetti un Batman memorabile, e riavviare un franchise che dal lontano 1989 ha portato sullo schermo una serie di eroi, anti-eroi e criminali entrati, chi più chi meno, di diritto nell’immaginario della cultura pop.

THE BATMAN ci racconta di un Bruce Wayne ancora alle prese con un trauma che lo sta consumando, una bestia nera feroce, depressa e atavica che Bruce sfama punendo la marmaglia che infesta una Gotham che sembra ormai senza speranza; un ventre molle fatto di corruzione, depravazione e criminalità che come un cancro sta divorando una città inerme che solo Batman e un onesto poliziotto, il commissario Gordon del bravissimo Jeffrey Wright, cercano di salvare combattendo a mani nude una guerra che sembra ormai inesorabilmente perduta. THE BATMAN in realtà non presenta nulla di realmente nuovo all’interno dell’universo di Batman, in realtà Matt Reeves fagocita e miscela l’immaginario cinematografico e quello dei fumetti per creare un personaggio alternativo che è figlio di mondi e media diversi. Il film di Reeves potrebbe davvero rappresentare il Batman definitivo se non ci fosse quel capolavoro de Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan a svettare ormai da oltre un decennio come inarrivabile punto di riferimento per i moderni cinecomic. A testimonianza di ciò anche il film di Reeves come la trilogia di Nolan ritrae un vigilante mascherato in un universo in cui il realismo regna sovrano, dove i superpoteri sono l’intuito, la capacità deduttiva, la forza bruta,  il bisogno di fare della vendetta una ragione di vita e dove i criminali sembrano usciti da un gangster-movie di Scorsese, con solo una deriva grottesca nel Pinguino di un irriconoscibile Colin Farrell che sembra un mix tra l’Al Capone di De Niro ne Gli intoccabili e i grotteschi gangster del Dick Tracy cinematografico.

THE BATMAN ha diverse fonti d’ispirazione che Reeves miscela con dovizia e fa sue inglobandole all’interno di una storia “crime” o poliziesca che dir si voglia; trama di grande impatto e anche ambiziosa dal punto di vista narrativo, tanto che il film ha una durata di quasi tre ore che potrebbero rendere il film ostico allo spettatore occasionale, un tempo dilatato di cui abbisogna l’evolversi della storia e del duello a colpi di enigmi, misteri svelati e colpi di scena tra Batman e l’Enigmista che però valgono senza dubbio fino all’ultimo minuto di visione. Prima grande fonte d’ispirazione di Reeves per il suo THE BATMAN è il fumetto di culto anni novanta Il lungo Halloween ambientato durante il primo anno di attività del Crociato Incappucciato, con la trama di THE BATMAN che posticipa gli eventi del film ambientandoli durante il secondo anno da vigilante di Bruce wayne e sostituisce con l’Enigmista di Paul Dano, il serial-killer “Festa” del fumetto originale, un misterioso assassino il cui nome deriva dalla sua abitudine di uccidere soltanto durante le festività.

THE BATMAN e la sua cupezza, che rispecchia la rabbia e la depressione che diventano il modo di vedere il mondo di un Bruce Wayne traumatizzato, pescano suggestioni da un paio di pellicole altrettanto cupe diventate dei cult, in primis il Seven di David Fincher con un serial-killer moralizzatore che miete vittime e sfida le autorità, nel film ci sono molti parallelismi tra il John Doe di Kevin Spacey e l’Edward Nashton di Paul Dano, mentre l’altro film è Il corvo di Alex Proyas; la ricerca di vendetta in una città brutalizzata, diventata una carcassa divorata dal crimine, sono elementi che ritroviamo nel Bruce Wayne di Pattinson che in alcune scene del film, in cui l’attore non indossa la maschera, rievoca inevitabilmente l’Eric Draven del compianto Brandon Lee.

Elogiamo quindi  il regista Matt Reeves e la sua capacità di regalare ai fan un Batman “alternativo”, ma anche figlio di tutto ciò che di buono cinema (i film di Burton e Nolan, ma anche il Joker di Todd Phillips), fumetti (chi più ne ha più ne metta) e serie tv (vedi Gotham e Titans) hanno saputo infondere all’universo del Cavaliere oscuro, diventando poi fonti d’ispirazione, anche solo per suggestioni, del cupo universo creato da Reeves che arriva potente a mettere un punto fermo nell’evoluzione immaginifica dell’iconico supereroe DC.

(https://www.cineblog.it)