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Schede dei film

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The last duel

Regia: Ridley Scott

INTERPRETI: Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck

SCENEGGIATURA: Ben Affleck, Matt Damon, Nicole Holofcener

FOTOGRAFIA: Dariusz Wolski

MONTAGGIO: Claire Simpson

MUSICHE: Harry Gregson-Williams

DISTRIBUZIONE: The Walt Disney Company Italia

NAZIONALITÀ: USA, 2021

DURATA: 152 min.

Fuori Concorso Alla Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia

Tratto dall'omonimo libro di Eric Jager (esperto di storia medievale) e ispirato a una storia vera, THE LAST DUEL riporta Ridley Scott dalle parti del tradimento, della vendetta e del presunto onore ferito. Così come nel suo folgorante esordio I duellanti, la grande Storia rimane sullo sfondo per lasciare spazio a una storia più intima, a un evento che spacca in due una coppia di vecchi amici e una di amanti. Nel mezzo ritroviamo un regista in forma, capace di legare il grande spettacolo del cinema epico alla profondità di un dramma ancora attualissimo.

XIV secolo. Inghilterra e Francia si danno battaglia su più fronti. Il conflitto crea tensioni anche nelle terre francesi dove ogni contea cerca di resistere a fatica alla piaga della guerra, della peste e della carestia. Qui si distingue il coraggioso Jean De Carrouges, combattivo cavaliere di un casato in cerca di eredi. Sposerà Marguerite de Thibouville, non solo per la nobile dote che l'accompagna, ma perché folgorato dalla bellezza di una donna carismatica. Tornato da una sanguinosa campagna in Scozia, Jean scopre che il suo vecchio amico Jaques Le Gris ha violentato sua moglie. La donna trova il coraggio per denunciare la cosa, e spingerà suo marito a richiedere al re di Francia Carlo VI un Duello di Dio, ovvero un combattimento giudiziario in cui è la morte a decretare la verità divina.

Tre personaggi per tre punti di vista sullo stesso fatto. Accadeva nel romanzo e continua a essere così anche nel film, scritto a sei mani da Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener. Damon si è dedicato alla prospettiva del suo personaggio (Jean), Affleck a quello di Jaques, Holofcner a quello di Marguerite. Una scelta inevitabile, forse l'unica possibile per restituire la complessità di un racconto dedicato proprio alle prospettive. Nonostante un inizio spaesante, la sceneggiatura cresce alla distanza, sino a imporsi come fregio del film. Lontano dalla semplificazione del bianco contro nero, THE LAST DUEL è una storia di sfumature, che non impone mai una sola verità. Anzi, questo duello a tre non fa altro che eleggere un solo grande vincitore: la percezione della realtà che sconfigge la realtà stessa. Modi diversi di sentire le cose, vedere il mondo e di conseguenza raccontarle agli altri. Guidato da una sceneggiatura ricca di piccole ma sostanziali divergenze nella ricostruzione dei fatti, Scott è ispirato nel mettere in scena queste differenze con tocchi di regia poco vistosi ma decisivi: gesti, espressioni, inquadrature in grado di restituire l'interiorità di tre persone alle prese con le proprie miserie.

In un'epoca falcidiata dalla guerra, THE LAST DUEL evita il grande respiro epico e chiude tutti i suoi personaggi tra le mura di castelli e grandi stanze del potere. Scott abbraccia questa impostazione quasi teatrale della narrazione, tutta basata su dialoghi affilati, sguardi e intonazioni, e regala solo sprazzi di battaglie campali. Sono momenti di grande spettacolo visivo, in cui emerge tutta la cruda brutalità di un Medioevo sporco e realistico. Una brutalità fisica che dentro il triangolo composto da Jaques, Jean e Marguerite diventa una violenza psicologica sottile. Merito di un cast affiatato, in cui emergono un Matt Damon duro, un Adam Driver enigmatico e soprattutto lo sguardo fiero, fragile e forte di un'eccezionale Jodie Comer. Sono loro a fare di THE LAST DUEL un continuo scontro dialettico, in cui le intenzioni dei personaggi emergono in modo sottile. Nonostante Scott ci regali uno dei duelli all'arma bianca più potenti e animaleschi degli ultimi anni, quello che ci ha colpito di questo triello medievale è la sua atroce attualità. Di quel mai troppo lontano Trecento possiamo ancora toccare l'ego smisurato degli uomini, la totale assenza di empatia degli esseri umani e le urla di donne che faticano a farsi sentire e credere. La potenza di THE LAST DUEL non è solo nel fragoroso scontro di spade, ma nel mostrarci che per certi versi siamo ancora immersi nel fango del Medioevo.

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(…) Il film si basa su tre punti di vista differenti, quelli dei personaggi principali del racconto: Marguerite de Thibouville, Jean De Carrouges e Jaques Le Gris. Ciascuno di essi narra la propria versione dei fatti, ed è questo il maggiore punto di forza del film: man mano che le prospettive si intersecano tra loro, la storia acquista mistero e insinua il dubbio su cosa sia realmente successo. Il nastro quindi viene riavvolto ben tre volte, e il film mostra le stesse situazioni, ripetendosi anche nei dialoghi, per raccontare la stessa vicenda con occhi diversi e sempre nuovi, passando da una prospettiva a un'altra, svelando sfumature tanto differenti quanto significative. L'intreccio non perde di spessore e non annoia, ma nel mostrarci da vicino quello che ogni personaggio ha vissuto l'interesse resta sempre vivo e finiamo per empatizzare con tutti i personaggi, fino a non sapere più da che parte stare. Chi ha ragione? Chi mente? Chi è destinato a soccombere?

(…) Non è solo la sceneggiatura a compiere il suo dovere: Ridley Scott dà grande prova di sé nella rappresentazione del duello finale, uno spettacolo visivo che cresce di intensità in corso d'opera, nonostante le sequenze di azione siano ridotte per lasciare spazio a riprese di interni e per dare importanza alla psicologia dei personaggi. Nel complesso l'aspetto drammatico della vicenda prende il sopravvento persino sull'azione, ma non cambia il fatto che l'impatto visivo di tali sequenze, così come la messa in scena, siano eccezionali. D'altra parte non è facile mantenere l'attenzione di chi guarda per una durata così abbondante se la struttura non è ben delineata e non è supportata da un'interpretazione sublime. In THE LAST DUEL ogni attore interpreta al meglio le caratteristiche del proprio personaggio, dai due duellanti alla meravigliosa Jodie Comer, che non mancherà di stupire con i suoi sguardi intensi e il suo essere perfettamente in parte. Il film funziona soprattutto grazie all'alchimia che viene a crearsi tra gli interpreti di un cast stellare, prova di quanto l'insieme dei protagonisti di un film sia importante per ottenere creare un legame empatico con gli spettatori e contribuire all'efficacia del racconto. La tendenza a usare in maniera persistente toni freddi e cupi alimenta un'atmosfera percettibile anche attraverso il modo distaccato con cui gli interpreti danno vita ai personaggi quando interagiscono tra loro o quando si trovano ad affrontare le diverse situazioni. Una serie di accortezze che ci permettono di cogliere su più livelli la complessità di un periodo storico controverso. Una realtà, quella rappresentata in THE LAST DUEL, che scombussola e lascia attoniti di fronte alle motivazioni dei protagonisti: Jean De Carrouges non combatte per difendere l'onore della moglie o per amore di quest'ultima, ma perché vuole vendicare il suo orgoglio ferito (…).

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(…) L’ascesa al potere dei due protagonisti, entrambi partiti come scudieri ed ognuno diventato feudatario in modo diverso, chi con l’intelletto, chi con la spada, è l’elemento fondante della riflessione sulla verità che si vuole affrontare. Il mantenimento del potere richiede, anche a livelli bassi, un ordine non sempre raggiungibile, fatto di sacrifici e soppressione degli impulsi. L’immagine pubblica non deve per forza rispecchiare quella privata, ma che deve essere quella che viene data in pasto alla massa. Se la narrazione viene filtrata e rimaneggiata anche ai livelli più bassi per la sola sete di potere, cosa può succedere ai livelli del re?

Nell’epoca della post-verità, dove le notizie vengono filtrate e rinarrate nei modi che più fanno comodo a chi le riporta, e che riescono a manipolare le grandi masse nello schierarsi a favore o contro anche in battaglie che non dovrebbero appartenergli, un film come THE LAST DUEL dovrebbe venire non solo apprezzato, ma lodato. È incredibile come una storia ambientata alla fine del 1300 possa risultare più che attuale, descrivendo perfettamente le nostre dinamiche da social, che altro non sono che una regressione di massa verso l’inconscio, facilmente controllabile da chiunque possieda il favore dei potenti. È ancora più incredibile come un uomo di ormai 83 anni abbia un pensiero più lucido e sveglio sulle questioni moderne di tante persone che vorrebbero stagliarsi come attiviste sulle stesse. Lo stupro di Marguerite, pur essendo un punto focale della trama di The Last Duel, vuole essere un pretesto per parlare di qualcosa di ancora più grande. Non è l’oggettivazione della donna in sé il vero problema, quanto la reiterazione della narrazione che la vede come tale. Una reiterazione che inquietantemente entra nella nostra contemporaneità durante le scene del processo, nel quale si sentono rivolgere alla vittima domande molto simili a quelle che si pongono ancora oggi.

Il finale, che vede la folla di paesani portare in gloria il vincitore del duello, odiato e schernito fino a poco prima, è un parallelismo perfetto che, ambientato in quell’epoca remota, presagisce la nascita di una civiltà che non farà altro che basarsi sulla narrazione più favorevole. Lo sguardo di Marguerite in quegli istanti prima del nero, mentre tutti festeggiano, presagiscono tempi ancora più bui del medioevo.

(https://www.nerdevil.it)