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Ti mangio il cuore

Regia: Pippo Mezzapesa

INTERPRETI: Elodie, Francesco Patanè, Lidia Vitale, Francesco Di Leva, Tommaso Ragno, Giovanni Trombetta, Letizia Cartolaro, Michele Placido, Brenno Placido, Giovanni Anzaldo, Gianni Lillo

SCENEGGIATURA: Antonella Gaeta, Davide Serino, Pippo Mezzapesa

FOTOGRAFIA: Michele D'Attanasio

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

NAZIONALITÀ: Italia

DURATA: 115 min.

 

In concorso alla Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia sezione 'Orizzonti', 2022

PRESENTAZIONE E CRITICA

Presentato nella sezione Orizzonti all’interno dell’appena conclusa 79° Mostra del Cinema di Venezia, TI MANGIO IL CUORE è l’esordio alla recitazione della celebre cantante Elodie, un’opera intensa diretta dal giovane regista Pippo Mezzapesa. Tratto dall’omonimo libro d’inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, TI MANGIO IL CUORE è un gangster movie, sì, ma è anche una grande storia d’amore, oltre che – e forse soprattutto – ennesima testimonianza dell’inesauribile forza e coraggio delle donne.

C’è una grande eleganza formale in questo lungometraggio, che mantiene per tutta la sua durata il bianco e nero: un bianco e nero anche simbolico, forse. Non ci sono vie di mezzo in questa storia, ombre, zone grigie o scelte a metà. Questa faida, questa guerra, che riguarda una mafia meno conosciuta ma non per questo meno spietata, la “società foggiana”, travolge persone, animali, cose e sentimenti, ed è anche in grado di rendere marcio il vero amore, quello fra Andrea Malatesta e Marilena Camporeale. Un Romeo e Giulietta moderno che rimane comunque antico, antico come le regole delle vecchie tragedie archetipiche e delle lotte fratricide. Il regista non si tira indietro quando c’è da mostrare efferatezza, anzi scava dentro alla violenza fino in fondo, alla furia omicida che s’impadronisce delle persone, al bisogno di vendetta che porta inevitabilmente all’abisso. Sorprende Elodie, che buca letteralmente lo schermo, una scelta registica molto azzeccata per presenza scenica, cupezza e spontaneità: per essere alla sua prima prova attoriale, Elodie dimostra di avere un talento innato per la recitazione. Accanto a Elodie, il giovane e promettente attore genovese Francesco Patanè, che compie sullo schermo una trasformazione degna di nota, fisica e mentale: dal modo di camminare, allo sguardo, alla voce, tutto concorre a un arco di trasformazione del personaggio devastante, che solo un attore esperto può essere in grado di compiere. Eccellenti tutti gli attori comprimari, da Francesco di Leva, Lidia Vitale, Tommaso Ragno, fino a Michele Placido.

TI MANGIO IL CUORE è un film che racconta una storia vera, una storia di riscatto e rivoluzione, perché è un atto rivoluzionario riuscire a non piegarsi a un destino già scritto, denunciare e scegliere per se stessi una strada e un futuro diversi. Ed è – ancora una volta – una donna a compiere questa rivoluzione, contro tutti e tutte, e per di più in un mondo di paralisi e conservazione come quello della mafia, una mafia di cui si sa poco e su cui il regista – che firma anche la sceneggiatura – cerca di fare luce.

(www.masedomani.com)

 

Il Promontorio del Gargano è lacerato da una guerra intestina che si protrae da decenni, bagnando il terreno fertile col sangue di due famiglie in continua competizione per il dominio di quelle zone dimenticate dalle autorità. All'alba degli anni Sessanta i Malatesta sono stati decimati dagli esponenti dei Camporeale, i cui assassini abbandonano il luogo dell'ultimo massacro ignari di un ragazzo che, nascondendosi nel fracasso del porcile, è sopravvissuto alla strage dei suoi parenti. Michele Malatesta quel giorno ha giurato vendetta sul volto sfigurato del padre, raggiungendola in poco più di quarant'anni e arrivando nel nuovo millennio da padrone assoluto della sua terra. La famiglia rivale è allo sbando ma non completamente sparita dal territorio, e ancora lotta in maniera pacifica sulle questioni più veniali del momento, come l'onore di aprire la processione imbracciando la statua della Madonna, mentre il loro capo Santo Camporeale è latitante in una grotta sperduta. A fare le sue veci c'è la moglie Marilena (Elodie), madre di due figli e rinchiusa in un ruolo puramente figurativo, perché il vero potere della famiglia continua a rimanere in mani maschili, costretta ad una vita di clausura lontana dagli uomini che temono l'ira del marito lontano. La stessa paura non ghermisce però Andrea Malatesta (Francesco Patanè), figlio del boss Michele, che sfrutta il desiderio passionale della donna per soddisfare le sue bramosie, senza riflettere sulle conseguenze di una relazione che potrebbe spingere le loro famiglie a riaccendere le braci di una guerra senza fine. (…)

La turbolenta relazione che unisce i due protagonisti è infatti il motore di una pellicola che non nasconde le sue voglie sanguinarie, diventando molto in fretta il racconto di aggressioni, trappole ed omicidi vendicativi in nome di un onore macchiato, mentre il contesto sentimentale viene lasciato ad una Marilena dapprima libera ma poi nuovamente intrappolata, rinchiusa dalla rabbia in continua evoluzione di Andrea, soggetto ad un cambiamento profondo ma plausibile dato il contesto che il suo errore ha generato. Mezzapesa intreccia una storia che gronda crudeltà e sangue, ma sceglie di raccontarla soffermandosi sull'intimità della preparazione piuttosto che nella sua brutale esecuzione, dando maggior risalto ad una cornice spietata che vede le famiglie mafiose tiranneggiare sul territorio senza curarsi di uno Stato che rimarrà per sempre assente.

La trama si evolve in maniera alquanto frettolosa nelle sue fasi iniziali, in particolar modo quando c'è da tratteggiare i sentimenti che uniscono i suoi protagonisti ed il repentino crollo della pace in seguito alla loro scoperta, ma rallenta nel momento dello scoppio della guerra per descrivere con cura sempre maggiore non solo gli eventi di una lotta a tutto campo, ma anche i personaggi ed i loro rapporti. Alla già citata metamorfosi di Andrea si accompagnano i nuovi equilibri all'interno della famiglia, ed assume particolare lustro l'interpretazione di una durissima Teresa (la madre di Andrea) da parte di Lidia Vitale, mentre il ruolo di Marilena si assottiglia col tempo fino a diventare marginale, quasi un ornamento all'interno dell'arco narrativo del nuovo boss Malatesta e della sua improvvisa ferocia. La pellicola si diverte nel suo gioco di contrasti imbastendo un bianco e nero che spoglia fino all'estremo la cornice brulla di una Puglia arcaica - quasi una cartolina sospesa nel tempo - reiterandolo con la contrapposizione di morte e santi, con la malavita votata al cattolicesimo tanto quanto alla barbarie, per una classica storia di vendetta e passione che getta nuova luce sulla sfaccettata realtà criminale del nostro Paese.

(cinema.everyeye.it)

 

Pur partendo da coordinate spaziotemporali che fanno riferimento ad un’epoca e ad un “mondo” ben preciso (le lotte di mafia per il controllo del Gargano), Pippo Mezzapesa immerge fin da subito TI MANGIO IL CUORE in una dimensione “esplosa”, dove i personaggi sembrano attraversare riferimenti che solo il livido bianco e nero totalizzante di Michele D’Attanasio riesce a far convivere all’interno della stessa scena. I due amanti di questa storia passano così dal corteggiamento nei camerini di un negozio di abiti allo scoppio di passione in mezzo alle saline, dalle processioni per le vie del paese ai balli di gruppo in un ristorante che ha la Venere di Botticelli dipinta a coprire un’intera parete. Questi ragazzi di malavita compiono i propri omicidi mentre l’aria è riempita dalle note di hit radiofoniche come Dragostea Din Tei o El Talisman, ma i codici che li guidano sono quelli archetipici delle lotte fratricide, oggi come in una tragedia greca o ai tempi di Shakespeare. In ogni senso al centro del quadro, spesso abitato in ogni anfratto da animali ruminanti, bambini scorrazzanti e macerie anch’esse di epoche diverse, la Marilena Camporeale di Elodie è il vero segno di modernità dell’apologo (ispirato infatti alla prima pentita di mafia, uno dei punti in comune con Una Femmina di Costabile, con cui spartisce tra l’altro la fuga finale nel bel mezzo della processione di donne velate), compresa la scelta di affidarne il volto alla performer di Tribale, e come tale va ostinatamente schiacciata, costretta da tutti ad abbassare la testa e lo sguardo fiero.(…)

(www.sentieriselvaggi.it)