Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Tintoretto - L'artista che uccise la pittura

Regia: Erminio Perocco

INTEPRETI: Matthias Klages, Antonio Scarpa, Leonardo Scarpa

SCENEGGIATURA: Costanza Casati, Erminio Perocco

FOTOGRAFIA: Giovanni Andreotta

MONTAGGIO: Matteo Trevisan

MUSICHE: Teho Teardo

DISTRIBUZIONE: Kublai Film

PAESE: Italia

DURATA: 53 min.

TINTORETTO – L’ARTISTA CHE UCCISE LA PITTURA, film diretto da Erminio Perocco, è un documentario incentrato su uno dei maggiori maestri della pittura veneta, nonché del Rinascimento italiano. Definito dallo stesso Vasari "fuorioso" e "terribile", Tintoretto è sempre stato un pittore irrequieto, in grado di creare opere in tempi veloci e che facessero restare i suoi committenti a bocca aperta. La sua tecnica, al tempo innovativa, ha permesso alla pittura di evolversi e ha esercitato una grande influenza sulla storia dell'arte mondiale; infatti, sono rintracciabili come suoi estimatori, dopo un attento studio delle opere, pittori del calibro di Paul Rubens, El Greco, Max Beckmann, Jackson Pollock e molti altri. Lo stesso Cézanne definì la sua opera "immensa", capace di includere "ogni cosa dalla natura morta fino a Dio", assimilabile a "un'enorme arca di Noè" e arrivando ad affermare, che se fosse stato possibile, si sarebbe "trasferito a Venezia soltanto per lui". Il documentario ritrae il Tintoretto come un moderno maestro, pieno di creatività e con una tale complessità racchiusa nei suoi grandi quadri, che rivela l'audacia e l'innovazione di ogni sua pennellata.

(www.comingsoon.it)

 

“Minuto di corpo, granello di pepere, giovane di nascita, ma anziano per ragionamento”. Così Andrea Calmo, biografo e attore contemporaneo di Tintoretto, descriveva il furente maestro del pennello.
Spirito irrequieto, capace di sbalordire i committenti con trovate sorprendenti, anche grazie alla rapidità di esecuzione delle opere, Jacopo Robusti contava ammiratori anche nella cerchia dei grandi maestri, soprattutto per via delle innovazioni tecniche e di quella pittura che hanno esercitato un’influenza profonda e costante sulla storia dell’arte, da Peter Paul Rubens e El Greco fino a Max Beckmann per arrivare, in tempi più recenti, a Jackson Pollock.

“La sua opera è immensa, include ogni cosa, dalla natura morta fino a Dio, è un enorme arca di Noè, io mi sarei trasferito a Venezia soltanto per lui!” scriveva un estasiato Paul Cézanne che vedeva il collega veneziano come l’idolo della pittura.
E infatti, alla maniera di un virtuoso regista o di un direttore d’orchestra che aggancia lo spettatore con l’audacia magnetica delle sue pennellate, Tintoretto ci avvinghia a sé con la complessità delle storie raccontate nei suoi quadri giganteschi, attraverso strategie che oggi definiremmo da marketing. A raccontare il modo, facendo giungere a noi moderni l’attualità della rivoluzione compiuta sulla tela dal grande artefice del Rinascimento italiano, a singolar tenzone con la tradizione per sostituire il colore con pose dinamiche e scene drammatiche, arriva sul grande schermo TINTORETTO. L'ARTISTA CHE UCCISE LA PITTURA. Il documentario diretto da Erminio Perocco, prodotto da Kublai Film, Gebruder Beetz, Videe Spa, Zeta Group, Arte/ZDF e distribuito da Kublai Film, ci conduce alle radici della rivoluzione del maestro nei cui lavori le pose drammatiche, le scene dinamiche, la resa plastica prendono il posto della mera narrazione facendo del Robusti un autentico regista della pittura. Con affascinanti tableux vivant il documentario traduce la pittura di Tintoretto, la forza espressiva del movimento dei corpi, in azione scenica.

“La pittura mi resisteva, l’ho uccisa” confessa Tintoretto. E Perocco lo racconta consegnandoci il ritratto di un artista fantasioso e moderno che osò sfidare Michelangelo e Tiziano trasformando la tela in un compendio di pittura, scultura, anatomia, architettura, sfaldando per primo la pennellata, ricorrendo al non finito, imponendo prospettive diverse all’interno di uno stesso quadro, soluzioni inattese e audaci che diedero vita a narrazioni complesse e magnetiche.

Il viaggio in quest’opera di estirpazione, da parte dei Tintoretto, della pittura del suo tempo, a vantaggio di un modo di operare nuovo, che comunque non smette di guardare ai grandi, come ai disegni di Michelangelo, per realizzare qualcosa di mai visto e altamente sorprendente, continua nel documentario tra le sale delle Galleria dell’Accademia, al cospetto del Miracolo dello schiavo, realizzato da Tintoretto per la Scuola Grande di San Marco. Il regista ci introduce a questa rivoluzione in punta di piedi, attraverso lavori come L’Assunzione della Vergine, capolavoro della Chiesa dei Gesuiti, che esplode nel grandioso ciclo di teleri della Scuola Grande di San Rocco che narrano le ultime vicende della vita del santo.
Il documentario evidenzia bene come proprio qui Tintoretto abbandoni la dimensione pittorica per lasciare il posto a una componente plastica, emozionale, di movimento, che avrà uno dei migliori esiti nella Crocifissione del 1595 dove è evidente l’arte quasi cinematografica del maestro.

Uno dei punti di forza del documentario è quello di costruire un racconto coerente e compiuto dal punto di vista artistico e storico, che spazia da Cézanne a Emilio Vedova, ma anche dalla Venezia prima di Tintoretto al prestigioso centro editoriale che è la città al tempo del pittore, grande lettore delle prime bibbie tradotte in volgare. Sarà l’Autoritratto del Louvre del 1588 a chiudere questa puntuale carrellata sull’uomo e sul genio. Un Jacopo Robusti quasi settantenne, di profilo frontale con capelli e barba grigio-chiaro, l’espressione profonda, chiude il documentario tra le acque di Venezia, la città che ha dato spunto a volti, palazzi e riflessi, traghettando il maestro verso la gloria.

(www.arte.it)

La figura artistica e umana di Jacopo Tintoretto (Venezia, 1518-1594) racchiude le più diverse peculiarità che, solitamente, sono dono di coloro nati geniali. Nel bene e nel male. Tintoretto era un talento nelle arti - dalla musica, fino alla pittura per cui è noto ancora oggi - e aveva una natura legata a un'ossessiva urgenza del fare, e dalla forte necessità di giungere in alto, di essere riconosciuto.

Per questo motivo, già da giovane, si fa notare per le calli veneziane come l'incessante pittore che inizialmente non viene compreso poiché le sue opere erano diverse da ciò che si era abituati a guardare. Scene dense di movimento e numerosi soggetti; collettività spesso drammatiche, a indicare un malessere di classi sociali basse, a cui Tintoretto guardava, perché trovava più vivide e interessanti da replicare in pittura. Colori mischiati, sperimentazioni, luci studiate minuziosamente alla maniera di un regista cinematografico dal valore di un Visconti o Kubrick, ma con la velocità nella narrazione di un Christopher Nolan. Tintoretto, scrive un suo storico biografo, prima di dipingere le sue tele di grandi dimensioni, probabilmente creava delle maquette partendo dallo spazio, aggiungendo poi, per ultimi, gli espressivi soggetti umani. L'artista realizzava in studio dei piccoli palcoscenici fatti di ambienti e di luci, per calibrare poi l'equilibrio - mai perfetto in Tintoretto, ma energico e dirompente - della scena nella sua interezza.

Attraverso questo studio non solo dell'uso del colore, ma della originale composizione, Jacopo Tintoretto ha rinnovato l'arte del dipingere, mansione certamente non semplice a quei tempi, dove la competizione tra le arti era forte e in campo vi erano maestri come Tiziano, anch'egli della Scuola Veneziana, ma più stimato dalle istituzioni. Tintoretto era infatti molto innovativo, badava ai soggetti più poveri, portando avanti quel significativo nome che era stato affidato al padre Giovanni Battista Robusti, quello di "Tintoretto", ovvero del tintore di tessuti. Jacopo dunque dipinge incessamente, vuole farsi conoscere da tutti. Soprattutto dalle Scuole - quelle confraternite fondamentali per i veneziani -, per cui la sua azione pittorica era considerata rischiosa, diversa "stravagante", come ha scritto Vasari e come racconta nel documentario Luciano Pezzolo, professore di Ca' Foscari.

(www.mymovies.it)