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Top Gun: Maverick

Regia: Joseph Kosinski

INTEPRETI: Tom Cruise, Miles Teller, Jennifer Connelly, Val Kilmer, Jon Hamm, Glen Powell, Lewis Pullman, Ed Harris, Manny Jacinto

SCENEGGIATURA: Justin Marks, Eric Singer

FOTOGRAFIA: Claudio Miranda

MONTAGGIO: Eddie Hamilton

MUSICHE: Hans Zimmer, Harold Faltermeyer

DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures / Paramount Pictures Italia

PAESE: Usa, 2022

DURATA: 131 min.

36 anni or sono il compianto Tony Scott portava sul grande schermo uno delle pellicole anni ottanta più amate di sempre, il Top Gun che lanciò definitivamente Tom Cruise come star di Hollywood, e che ancora oggi presenta tra le più coinvolgenti sequenze di combattimento aeree di sempre. Lo sviluppo di un sequel è iniziato nel lontano 2010, quando la Paramount Pictures fece un’offerta a Jerry Bruckheimer e Tony Scott per realizzare un Top Gun 2, con Tom Cruise che avrebbe ripreso il suo ruolo dal film originale del 1986. Scott era assolutamente contrario ad un remake, ne voleva una rivisitazione dell’originale, ma voleva un nuovo film che si concentrasse sulla fine dell’era dei combattimenti aerei e sul ruolo dei droni nella moderna guerra aerea. Dopo il suicidio di Scott nel 2012, il futuro del sequel è stato messo in discussione, ma il produttore Jerry Bruckheimer è rimasto impegnato nel progetto, soprattutto considerando l’interesse mostrato da Cruise e Val Kilmer, e così nel 2017 viene annunciato TOP GUN: MAVERICK, che viene presentato come un sequel con il prosieguo della storia del personaggio di Cruise, il talentuoso e ribelle pilota di caccia da combattimento Pete “Maverick” Mitchell.

Sono trascorsi ben sei anni da quell’annuncio e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, inclusa una pandemia e quattro pellicole per Cruise: il reboot La mummia, la storia vera Barry Seal – Una storia americana e un sesto film di Mission: Impossible (Fallout). Il regista Joseph Kosinski designato nel 2017 e responsabile di un altro sequel uscito a grande distanza dell’originale, ci riferiamo all’ottimo Tron: Legacy, torna a collaborare con Tom Cruise dopo il fantascientifico Oblivion del 2013. Kosinski dirige da una sceneggiatura di Ehren Kruger, Eric Warren Singer e il regista Christopher McQuarrie collaboratore di lunga data di Tom Cruise; McQuarrie ha diretto Cruise in Jack Reacher – La prova decisiva e negli ultimi quattro film del franchise “Mission: Impossible” che includono Mission: Impossible: Dead Reckoning – Parte uno & due in uscita rispettivamente nel 2023 e 2024.

 TOP GUN: MAVERICK si apre come l’originale, sullo sfondo risuona l’iconica “Top Gun Anthem” seguita dalla hit “Danger Zone” di Kenny Loggins, un intro che dichiara chiaramente gli intenti del duo Cruise / Bruckheimer, creare un effetto nostalgia nei fan di lunga data e chiarire da subito che l’originale “Top Gun” di Tony Scott sarà la base su cui costruire un sequel che rispetterà e citerà ad ogni piè sospinto l’originale, inserendo ulteriori elementi strizzando l’occhio ad altro classico d’azione contemporaneo “Top Gun” originale, tra l’altro uscito lo stesso anno e sei mesi prima del film di Scott, stiamo parlando naturalmente de L’aquila d’acciaio con protagonista Louis Gossett Jr., attore che in molti ricorderanno nei panni del severo sergente addestratore Foley di Ufficiale e gentiluomo.

(…) TOP GUN: MAVERICK è costruito interamente sull’originale con una riproposizione di sequenze prese pari pari dall’originale e modificate/aggiornate, inclusa una missione finale leggermente ampliata rispetto all’originale con elementi visti nel citato “L’aquila d’acciaio”. Affermare che “Top Gun: Maverick” è migliore dell’originale è una ingenuità, ma affermare invece che “Top Gun: Maverick” si piazza in una ideale classifica dei migliori sequel di sempre è decisamente più credibile. La forza di questo sequel sta proprio nella capacità di rispettare “religiosamente” il materiale originale, di rivisitarlo / aggiornarlo in una modalità che sfruttando il passato si racconta nel presente, in una modalità di cui sono capaci solamente i fan. Tom Cruise da questo punto di vista ha colto questo bisogno di ritrovare volti e luoghi familiari e lo ha posto come fil rouge del sequel, che pur presentando volti nuovi non si limita a proseguire la storia, ma ne crea una collaterale legata a doppio filo con il film originale, che ripetiamo resta un must degli anni ottanta e un cult inarrivabile, quindi cerchiamo di evitare paragoni fuori luogo e prendiamo TOP GUN: MAVERICK per quello che è, un gran bel sequel che va assolutamente visto da vecchi e nuovi fan, ma soprattutto goduto su grande schermo che è il luogo che più si confà alle spettacolari sequenze aeree, che grazie alle moderne tecnologie, alzano ulteriormente l’asticella rispetto alle meraviglie coreografie di combattimento mozzafiato viste nel film originale.

(www.cineblog.it)

 

Intervistato da Polygon, Kosinski ha raccontato come ha creato la storia e come l'ha presentata a Tom Cruise.

"Ho lavorato con Tom e sapevo che avrei dovuto iniziare con il personaggio e l'emozione. Ho subito lanciato l'idea di Bradley Bradshaw  che cresce per diventare pilota della Marina e lui e Maverick hanno questo rapporto spezzato che non è mai stato riparato. Con Maverick che viene richiamato per addestrare questo gruppo di studenti e partire per una missione che sa essere molto pericolosa. Il conflitto riguarda la differenza tra un aviatore che rischia la propria vita e uno che si trova in una posizione più importante che deve mandare altri a rischiare la propria vita. Ho parlato con alcuni Ammiragli della Marina che hanno parlato di questa differenza. È un tipo diverso di pressione, è quasi più difficile mandare gli altri che andare per conto proprio. E a me sembrava che questo sfruttasse le emozioni del passato e quelle relazioni che tutti amiamo ma lo portasse in una nuova direzione. Quindi è da lì che ho iniziato".

Un approccio che pare abbia conquistato Cruise: "Penso che sia stato l'elemento che ha davvero catturato Tom, perché gli ha dato una ragione emotiva per tornare in quel personaggio. La seconda cosa era: che cosa stava facendo Maverick? Dove si trova? E qua è entrata in gioco la mia passione, essendo qualcuno che ha sempre amato gli aeroplani e ha studiato ingegneria aerospaziale, ingegneria meccanica e ha amato The Right Stuff. Quindi l'idea di ritrovarlo co-pilota collaudatore mi sembrava il modo perfetto e Tom l'adorava".

(https://cinema.everyeye.it)

 

In TOP GUN: MAVERICK tutto è uguale al film che l'ha generato: struttura, estetica, trama, tensioni narrative, personaggi. Più o meno. Perché tutto è uguale e al tempo stesso tutto è diverso, profondamente diverso, perché sono passati trentasei anni sotto i ponti e chi c'è dietro a questo film qui, Cruise in testa (ma anche i suoi sodali Kosinski e McQuarrie), è evidentemente abbastanza intelligente da capire che le cose proprio uguali uguali mica potevano rimanerci. E allora ecco che Pete "Maverick" Mitchell è sempre lo stesso, l'ego è sempre ingombrante, ma mitigato dall'esperienza, dalla maturità. Dal dolore, anche. E da una cosa che assomiglia tantissimo alla paternità. Perché alla fine dei conti TOP GUN: MAVERICK è il film che serve al suo protagonista a chiudere i conti aperti con il passato, un passato che è anche un presente e un futuro, incarnato in Bradley Bradshaw, detto "Rooster" (il Miles Teller di Whiplash), ovvero il figlio di Goose, che Maverick vede come un figlio e che ha cercato in passato di proteggere, a modo suo, creando così tra lui e il ragazzo una frattura difficile a ricomporsi. Da questo punto di vista sono due i momenti chiave del film. Il primo arriva quando il protagonista si confronta col vecchio amico Iceman, che mentre lui è passato solo da tenente a capitano, in questi quasi quarant'anni è diventato un pezzo grossissimo della Marina, e che per anni lo ha protetto dopo le sue bravate. Iceman, che è malato, come è stato malato Val Kilmer, e che parla scrivendo su un computer, dice: "È arrivato il momento di lasciar andare il passato". "Non so come si fa", è la risposta.

Il secondo arriva invece nel corso di un confronto tra Maverick e Penny, personaggio interpretato da Jennifer Connelly, una sorta di ex arrivata dopo la Charlie del primo film con cui il personaggio riallaccia rapporto e relazione. Penny ha una figlia adolescente, e rivela che la scelta che ha fatto è di lasciare che la figlia avesse la libertà di fare i suoi errori, facendo un passo indietro. "Una scelta difficile", commenta Maverick.

Ecco, in fondo molto del film si basa su questi concetti, che poi a ben vedere hanno molto a che vedere con la filosofia buddista: il lasciar andare. Il fare un passo indietro. Anche il non pensare e l'agire d'istinto, che è ciò che Maverick, richiamato alla Top Gun per addestrare dei piloti cui andrà affidata una missione impossibile, cerca di insegnare a Rooster e agli altri piloti, è in fin dei conti qualcosa che ha un po' a che vedere con quella filosofia.

Se TOP GUN: MAVERICK è il film che serve al suo protagonista a chiudere i conti aperti con il passato, è di sicuro anche quello che serve allo spettatore, al suo spettatore ideale, a fare i conti col passato del cinema, e col film originale, e con il rapporto più o meno nostalgico e vintage con il cinema di trentasei anni fa. E allora ecco che istinto o meno, buddismo o meno, l'operazione nostalgia funziona bene. Molto bene. Perché ben gestita, perché mai artificiosa, perché capace di reale evocazione sentimentale.

(www.comingsoon.it)