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Schede dei film

Elenco schede film

Tromperie - Inganno

Regia: Arnaud Desplechin

INTEPRETI: Denis Podalydès, Léa Seydoux, Emmanuelle Devos, Anouk Grinberg, Madalina Constantin, Miglen Mirtchev, Rebecca Marder, Saadia Bentaieb, André Oumansky, Gennadiy Fomin, Frédérique Giffard, Ian Turiak, Matej Hofmann, Valerie Thepsouvanh

SCENEGGIATURA: Arnaud Desplechin, Julie Peyr

FOTOGRAFIA: Yorick Le Saux

MONTAGGIO: Laurence Briaud  

MUSICHE: Grégoire Hetzel

DISTRIBUZIONE: No.Mad Entertainment

PAESE: Francia

DURATA:  105 min.

FESTIVAL DI CANNES 74 - CANNES PREMIÈRE / TFF 39 - FUORI CONCORSO-SURPRISE

TROMPERIE - INGANNO, film diretto da Arnaud Desplechin, è ambientato nella Londra del 1987 e racconta la storia di Philip, scrittore americano di una certa fama che vive nella City insieme a sua moglie. Philip riesce a ogni modo a incontrarsi costantemente con la sua amante al solito posto, nel suo studio, perfetto come nido d'amore soprattutto perché lontani da occhi indiscreti. Durante i loro incontri, i due si comportano come una coppia qualsiasi, passando da momenti passionali ad altri più litigiosi e discutendo di ogni cosa: dalle donne al sesso, dalla fedeltà reciproca fino all'antisemitismo, dalla letteratura alla morte. Eppure, ci sono altre donne nella vita di Philip: le sue ex amanti, con cui l'uomo si intrattiene a discutere per avere materiale su cui scrivere il suo prossimo romanzo. Quando, però, sua moglie lo accusa di avere una relazione extraconiugale, Philip si difende dicendole che le donne che compaiono nei suoi scritti sono puro frutto della sua fantasia, facendo leva sulla sua creatività.

 (www.comingsoon.it)

 

E’vero che mi diverte avere dei personaggi logorroici (…) Quello che cerco di raggiungere è il momento in cui tutto si infiamma e l’amore diventa carnale, in cui la parola si trasforma in atto, in un bacio, e d’un tratto il dialogo si fonde in gesto”.

Ecco. Così Arnaud Deplechin, in un’intervista esclusiva di tre anni fa, rispondeva alla nostra osservazione sulla sua opera come punto di congiunzione tra il cinema del gesto agito di François Truffaut e quello della parola di Eric Rohmer. E quindi certo, nel rileggere queste parole, TROMEPERIE -INGANNO potrebbe essere il suo film manifesto. L’epifania luccicante di una poetica in costante dialogo con il cinema e con la letteratura. Ma se fino a questo momento il principale referente intellettuale sembrava essere Proust, qui il cinema di Desplechin incontra Philip Roth adattando Inganno, il romanzo pubblicato nel 1990. Un connubio che forse arriva persino con qualche anno di ritardo, perché il matrimonio cinematografico tra Roth e Desplechin è davvero una dissolvenza incrociata memorabile, quasi una cristallizzazione di tutti gli elementi cari all’autore francese: l’amore e il desiderio come ossessione, la paura della morte e della malattia, l’ebraismo. Ma ci sono anche le digressioni folli tipicamente deplechiniane sullo spionaggio dell’Europa dell’est o il regista cecoslovacco geloso che prende in mano la pistola, traiettorie potenziali di film diversi che si intersecano e allontanano, rilanciando ancora una volta l’incontenibile bulimia narrativa e sentimentale dell’autore francese.

Siamo a Londra nel 1987. Undici capitoli, un epilogo. Uno scrittore di cinquant’anni, ebreo americano, sposato, famoso, vive una storia clandestina con una donna di 34 anni dal matrimonio infelice. L’uomo, Philip, annota tutto su un quaderno che diventa diario di memoria, scrittura terapeutica e, forse, il romanzo che scriverà. Svetta l’incredibile maturità di Lea Seydoux, che il regista filma e illumina come nessun altro ha fatto finora, quasi con la consapevolezza di registrare in diretta il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Ma emergono anche altre storie di contorno ad arricchire un paesaggio femminile magmatico e imprevedibile. L’uomo parla al telefono con un’amante di New York che sta lottando contro il cancro. C’è una sua ex-studentessa, talentuosissima, caduta in depressione. E poi una donna sfuggita ai servizi segreti comunisti e a quelli americani. Verità e bugia. Amore e sesso. Realtà e rappresentazione. TROMPERIE - INGANNO è un film binario, come lo split screen d’apertura. E l’immagine, il set diventano esplicitamente spazio scenico, luogo della performance. Anche per questo Desplechin firma il suo film più “chiuso” e recitato, apparentemente semplice ma in verità elaboratissimo. Girato quasi tutto in interni abitati da due personaggi che dialogano, è un tour de force verbale alimentato dalla passione per le storie e per gli “incontri”, dal narcisismo come principale risorsa sentimentale e artistica. Ma se il protagonista maschile agisce nevroticamente soprattutto attraverso la parola, sono le donne a rappresentare il corrispettivo emotivo e morale del film. E se anche fossero fantasmi immaginari, per Desplechin finiscono con il materializzarsi e diventare l’unico canale possibile per incarnare la vita nel cinema. Insomma. Un altro capolavoro.

(www.sentieriselvaggi.it)

 

TROMPERIE - INAGANNO è focalizzato sulle parole e attraverso di esse sull’atto creativo. Quelle che scorrono a fiumi quando Philip e la sua amante parlano; quelle che lui riporta nel suo taccuino e quelle che la donna inglese rivolge alla telecamera, soprattutto in apertura di film. L’aspetto affascinante, quasi magnetico di questo film risiede nella potenza e nella profondità delle conversazioni. Mostra la forza che le parole possono avere: confortano l’amante, seducono e incuriosiscono Philip, rassicurano Rosalie che ha paura di morire. L’atto creativo del romanzo nasce dalle conversazioni di cui Philip è un avido consumatore. Ed è proprio in queste forse che ci può un po’ perdere se non si presta sufficiente attenzione. Così come a volte alcuni capitoli sembrano inserirsi nella narrazione generale un po’ a fatica, rendendo difficile capire come il tutto sia collegato. 
Un’ombra poi aleggia su tutta la pellicola ed è l’atteggiamento misogino dell’uomo e la considerazione che ha delle donne. 

Ne parla, le descrive e in parte le giudica, seduto dalla sua posizione di privilegio. Per il resto TROMPERIE- INGANNO è un film realizzato con grande attenzione, sotto tutti i punti di vista. Abbondano molti primi piani in cui gli attori si espongono di più e permettono ai loro personaggi di mettersi a nudo; l’amante più di tutti attraverso il viso di Lea Seydoux fa trasparire la solitudine, la gioia e il desiderio di sentirsi amata, un desiderio di tenerezza. A volte poi la telecamera, in maniera improvvisa, chiude con un cono di luce su di lei e in quelle riprese è come se ci fosse l’epifania del personaggio: un dolore, una solitudine, un’improvvisa scossa emotiva che il primo piano permette di leggere. Il teatro di tutti questi incontri è lo studio di Philip, un luogo quasi a-temporale, ma un spazio sicuro in cui la libertà assume la sua forma più pura. Un film quindi che incanta, incuriosisce e affascina. 

(www.today.it)

 

Trasporre Roth al cinema, per quanto questo straordinario autore abbia lavorato molto e con grandi risultati nel cinema e la sua narrazione possa sembrare accondiscenderne le regole, è sempre stato per i registi che si sono avventurati nella stesura cinematografica dei suoi scritti, un passo nel vuoto o qualcosa che ha prodotto risultati quasi sempre assai poco convincenti. Arnaud Desplechin, nell’affrontare TROMPERIE - INGANNO, pareva già sulla carta ben più di altri il cineasta perfetto per uscire indenne dai labirinti insidiosi che si celano nei dialoghi del protagonista con la sua amante e il mondo che lo circonda, e ostacola. Desplechin è un maestro nel tenere testa all’arguzia del protagonista cinico, misogino e sessista che domina incontrastato e disfattista i romanzi di Philip Roth, e Denis Podalydès ne rappresenta una perfetta incarnazione fisica e mentale, in grado di sviscerarne al meglio le gesta sullo schermo.

Ecco allora rivivere sul palcoscenico filmato gli assilli sulla morte, le ossessioni sul cancro che uccide lentamente, crudelmente e inesorabilmente la persona che con pazienza sta consumando, anzi divorando, lasciando cosciente il malato della ineluttabilità della propria fine. Con la profana trinità rappresentata da Roth/Zuckerman/Podalydès, si assiste alla rivincita dell’uomo oggettivamente brutto e consapevole di esserlo; ma, buon per lui, cinico e ossessionato dalle proprie paure, nonché padrone dell’arte di sedurre con la raffinata forza della retorica. Ecco la quintessenza dell’approfittatore. Di colui che si aggrappa alla vita in un ruolo da incantatore, avendo tuttavia da affrontare una donna che, oltre che bella (come bella e intelligente è senza dubbio Léa Seydoux), si rivela astuta e intelligente, razionale. E forse in grado di sfruttare più del suo partner quella storia d’amore, d’attrazione e analisi interiore che ella ottiene in fondo gratuitamente, con un piacere estatico che porta a raggiungere la completezza. Uno stato psicologico e non meno fisico di armonia che, al contrario, il suo partner complottista non riesce a raggiungere veramente mai.

(www.taxidrivers.it)