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TUESDAY CLUB Il talismano della felicità

Regia: Annika Appelin

INTERPRETI: Marie Richardson, Peter Stormare, Carina M. Johansson, Sussie Ericsson, Björn Kjellman, Ida Engvoll, Maria Sid, Klas Wiljergård

SCENEGGIATURA: Anna Fredriksson

FOTOGRAFIA: Andreas Wessberg

MONTAGGIO: Andreas Nilsson

MUSICHE: Lasse Enersen

DISTRIBUZIONE: Wanted Cinema

NAZIONALITÀ: Svezia, 2022

DURATA: 102 min.

 

PRESENTAZIONE E CRITICA

È cosa nota che il cibo e la cucina siano afrodisiaci. Quando si crea un nuovo piatto si mescolano ingredienti, sapori e si sperimenta non sapendo mai davvero come sarà il risultato finale; un po’ come in amore quando si costruisce un rapporto non sapendo a cosa si va incontro, sperimentando fino a trovare il giusto equilibrio. TUESDAY CLUB - IL TALISMANO DELLA FELICITÀ è un film che attraverso la cucina ci parla d’amore ma anche di rinascita, di seconde occasioni e di passioni che ci rendono vivi. Il film cerca di far capire che nessuna passione deve essere messa da parte e che non è mai troppo tardi per coltivarla. Nelle parole della sceneggiatrice il film è anche un inno al passato, un’esaltazione del ricordo della gioventù e di quei sogni che si avevano. Nel cast del film svedese Marie Richardson nei panni della protagonista Karen, mentre Björn Kjellman è il marito Sten. Peter Storemare è invece un prestigioso chef che terrà un corso seguito da Karen mentre la figlia della coppia ha il volto dell’attrice Ida Engvol.

Karen è una casalinga con la passione della cucina e sposata con il marito Sten da 40 anni. La donna decide di preparare un pranzo con gli amici per commemorare l’anniversario e ripropone i piatti del pranzo di matrimonio. Quello stesso giorno però legge accidentalmente un messaggio sul telefono del marito scoprendo che l’uomo ha una relazione con un’altra donna. Messo di fronte alla verità Sten cade e finisce in ospedale. I due trascorrono del tempo lontani e Karen riscopre una libertà che aveva perso. Incontra infatti la sua vecchia amica Monika, che è tornata temporaneamente in città, e si lascia convincere ad andare a cena insieme.

Nel prestigioso ristorante asiatico scoprono che un famoso chef, Henrick Moline terrà un corso di cucina. Le due si iscrivono e danno vita ad un’avventura inaspettata. Tra Karen e Henrick si instaura una connessione basata sulla passione per la cucina. Attraverso questo corso e il supporto delle amiche Monika e Pia, Karen comincia ad immaginare una vita diversa, lontana dalla quotidianità che ha vissuto con Sten e prova a spiccare il volo.

Le protagoniste del film sono tutte donne e tutte diverse. Ognuna di loro ha fatto delle scelte di vita che le hanno condotte a dove sono ora. Frederika è la figlia di Karen ed è alla soglia dei 40 anni. Non nasconde mai la paura di questo fatidico numero e il suo personaggio incarna quella generazione di uomini e donne in crisi che non riescono a trovare il proprio posto e si fanno influenzare dal peso che il raggiungimento di certi traguardi detiene. La ragazza ha poi un buon rapporto con il padre ma conflittuale con la madre. Karen a sua volta incarna quelle donne che hanno scelto di rinunciare alla carriera o ai sogni per prendersi cura della famiglia. Quando trova del tempo libero si getta a capofitto nella sua passione, quella della cucina e decide di fare un passo avanti non negandosi di sognare ancora.

Il suo personaggio rappresenta perfettamente chi non si arrende e prova a coltivare il suo sogno, non importa il prezzo. Impara con la cucina ad uscire dalla sua dimensione, non solo quella fisica ma anche quella emotiva e buttarsi di più, mettersi in gioco e sperimentare. Monika è invece al suo opposto. Non mai avuto delle solide radici, è sempre stata in movimento spostandosi di posto in posto e vivendo una vita dal ritmo diverso e incarnando una libertà e un’indipendenza che Karen non ha avuto da tempo e come lei anche Pia.

Dal punto di vista tecnico il film ha una palette di colori che nel complesso lo fa risultare profondamente armonioso. I colori degli abiti e dei luoghi spesso si sposano con quelli dei piatti e degli ingredienti. Molto buone anche le performance delle protagoniste, soprattutto Karen che riesce a veicolare bene l’immagine della donna in cerca di libertà e che è determinata a tenersela stretta una volta trovata.

Una visione piacevole, divertente e anche confortante che esalta l’importanza dei sogni e delle passioni, insegnando davvero che non è mai troppo tardi.

(www.today.it)

 

Può un corso di cucina cambiarti la vita? Lo chiede allo spettatore la regista Annika Appelin, proponendo una storia semplice, deliziosa come i piatti che presenta, di amore per la vita, per la cucina e per se stessi. La protagonista è una donna che ha consacrato la sua vita alla famiglia. Dopo una forte delusione sentimentale sceglie di iscriversi a un corso di cucina che non la porterà solo a imparare a preparare nuove pietanze, o a scontrarsi con il burbero chef, ma anche a godere della compagnia del gruppo (il TUESDAY CLUB del titolo) e a lasciarsi finalmente andare. Piatto dopo piatto imparerà a credere in se stessa e nel suo talento, a smarcarsi da una vita fatta solo di doveri e a concedersi un barlume di piacere, fino a convincersi che non è mai troppo tardi per cambiare tutto e innamorarsi da capo. Di un nuovo piatto, di un uomo, ma soprattutto della nuova se stessa che impara a conoscere giorno per giorno. Dare spazio al cambiamento, all'autenticità e al piacere di vivere: su questo si concentra, in sostanza, il nuovo film di Appelin, prolifica sceneggiatrice di opere anche complesse come Il sospetto di Thomas Vinterberg.

Questa volta firma un suo personale Chocolat meno sensuale e più gioviale, per cui sceglie protagonisti sono di età matura, a significare che non è mai troppo tardi per stravolgere la propria vita e rincorrere un sogno.

Il tono prescelto è quello della commedia romantica culinaria, che per lo più incanta e intenerisce, poi si fa motivazionale e ricarica lo spettatore di energia positiva. Molto riuscito e tridimensionale è sicuramente il ritratto della protagonista, brillantemente interpretata da Marie Richardson. La sostiene e accompagna un ottimo partner di scena, Peter Stormare. Insieme interpretano la speranza di darsi un'altra chance della vita, l'ennesima magari, poco importa: l'importante è non appiattirsi sulla routine soffocante della noia e del già fatto. Vale sempre la pena crederci, appassionarsi, osare, mettersi alla prova e sfidare la paura di fallire. In questo senso il film corale di Appelin risulta perfettamente riuscito. Riesce a colpire nel segno e rimanere impresso, proprio come le squisite pietanze che porta sullo schermo, tanto bene da evocarne quasi odore e sapore.

Al suo debutto nel lungometraggio Appelin avanza un passo verso un cinema che mira a valicare lo schermo e farsi sensoriale, tentando di risvegliare appunto i sensi di chi guarda con una storia romantica e di autoaffermazione semplice, eppure in grado di far sorridere, riflettere e sognare.

 (www.mymovies.it)

 

​                (…) Le scene sono un alternarsi di dichiarazioni che rendono la donna spesse volte, al contempo, insicura e guerriera in una società che vive le regole dell’apparenza. La passione per la cucina diventa un ottimo stimolo per nutrire una creatività nuova e Karen ha le capacità di un leader; è una donna interessante, di sani valori, crede nell’amore. Alle spalle un marito che forse non ha mai amato e davanti una nuova vita che si apre a situazioni sentimentalmente inedite. Il corso di cucina continua, e come in tutte le buone commedie è complice di attrazioni fatali; così sarà tra la donna e il suo maestro, uno chef che sembra convertito alla dolcezza e disposto a scoprire le sue stesse fragilità, varcando, anche lui, la soglia di una seconda possibilità. Il racconto si dipana su una seconda narrazione: il rapporto tra Karen e sua figlia alla soglia del suo quarantesimo compleanno. La crisi dei genitori, i cambiamenti nell’ambiente familiare, paradossalmente aiuteranno la giovane donna a tener conto di se stessa, invitandola ad abbandonare il rigore quasi cinico di una donna ancora single e a concedersi la libertà di una felicità, non importa se momentanea o eterna.

Scontri, incontri, verità mai dette tra dettagli e riflessioni tardive, tra rinascite e tegami, renderanno questa commedia piacevolmente intrigante e consolideranno un binomio – cibo/amore – che ultimamente ha assunto un ruolo importante sui set cinematografici.

(www.cinematographe.it)