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Un figlio

Regia: Mehdi Barsaoui

INTEPRETI: Sami Bouajila, Najla Ben Abdallah, Youssef Khemiri, Noomane Hamda, Slah Msadek, Mohamed Ali Ben Jemaa, Qassine Rawane

SCENEGGIATURA: Mehdi Barsaoui

FOTOGRAFIA: Antoine Héberlé

MONTAGGIO: Camille Toubkis

MUSICHE: Amin Bouhafa

DISTRIBUZIONE: Valmyn e I Wonder

PAESE: Tunisia, Francia, Libano, 2019

DURATA: 95 min.

Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile e premio Interfilm per la promozione del dialogo interreligioso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2019), premio César 2021 per migliore attore

Estate 2011, Tatouine in Tunisia. Fares, Meriem e il figlio di undici anni Aziz fanno una gita con amici nel sud del Paese. Lungo la strada del ritorno il nucleo familiare si trova coinvolto in una sparatoria tra gruppi islamisti e l'esercito regolare. Aziz viene ferito gravemente al fegato e ricoverato d'urgenza. La diagnosi è infausta a meno che non si proceda in tempi sufficientemente rapidi al trapianto. A questo punto emerge un dato che rivela un segreto fino ad allora celato e la situazione si complica da una molteplicità di punti di vista.

In una società in bilico tra una visione progressista dei rapporti interpersonali e un radicalismo estremista religioso la vita di un bambino viene messa in grave pericolo proprio a causa delle profonde contraddizioni che attraversano il Paese mediorientale in cui vive.

Mehdi M. Barsaoui si è formato al Dams di Bologna ed è stato anche montatore del documentario Era meglio domani che ha al centro una donna in lotta per riavere i suoi figli mentre intorno a lei la Rivoluzione dei gelsomini si fa sempre più presente. Giunto al suo primo lungometraggio di finzione mostra che il tema gli sta ancora a cuore e che, attorno a questo nucleo centrale, è interessato a sviluppare un più ampio contesto. Sin da subito ci ricorda che in quegli stessi giorni il regime di Mu' ammar Gheddafi era messo in discussione da una rivolta che stava progressivamente erodendo il suo potere seminando al contempo morte e distruzione.

Meriem e Fares sono consapevoli di quanto stia accadendo anche in Tunisia, hanno una buona collocazione in ambito sociale, lei è una dirigente e i loro amici fanno tutti parte dell'area progressista. Barsaoui ci mostra però come uno sconvolgimento come il pericolo di morte di un figlio possa mandare all'aria ogni certezza ed ogni convincimento.

Ancora una volta in un film è bene non sapere preventivamente quale sia l'elemento che si aggiunge al ferimento del bambino perché questa informazione deve giungere allo spettatore così come a chi si trova a doversi confrontare con essa sullo schermo. Da qui si dirameranno una serie di riflessioni che vanno oltre il caso specifico (a cui danno corpo ed intensa partecipazione Sami Bouajila nel ruolo di Fares e Najla Ben Abdallah in quello di Meriem) per affrontare le contraddizioni di una società in cui la donna è solo apparentemente più libera.

Non ci sono chador né burka da indossare in Tunisia ma quando si giunge al punto di discrimine chi paga di più è lei. Ogni idea liberale e progressista cade di colpo ed emerge un maschilismo che la legge incoraggia e sostiene sulla base di disposizioni che sopravvivono ai cambiamenti che la società sta attraversando. A questo si aggiunge la sconvolgente pratica del traffico di organi. Un argomento a cui tutti noi e i media in primis preferiscono non pensare forse perché troppo dilaniante quando si pensa che i 'donatori' possano essere non solo persone in difficoltà economiche (e sarebbe già grave) ma addirittura bambini.

Barsaoui ce lo ricorda invitandoci a non voltare la testa mentre al contempo fa riflettere noi e soprattutto i suoi compatrioti sul fatto che la donazione di organi debba essere sottoposta ad un controllo legale che sappia però superare le maglie di una burocrazia che alimenta se stessa rischiando di mettere a repentaglio la vita altrui quando questa potrebbe invece essere salvata.

Nei corridoi di un ospedale la camera segue lo sviluppo di un dramma familiare senza però chiudersi (e in questo sta l'originalità della sceneggiatura scritta dallo stesso Barsaoui) in esso ma tenendo sempre presente il contesto sociale in cui si inserisce.

Da un’intervista con il regista:

“(…) Per essere completamente onesti la cosa più difficile per UN FIGLIO è stata la scrittura della sceneggiatura, nel senso che anche se può sembrare compatta c’è stato un grande lavoro su come trovare l’equilibrio fra la parte intima della coppia che sta vivendo questo incubo e la parte un po’ storica, generale, contestuale dove evolvono questi personaggi. Così c’è una prima parte, che dà la base di quello che succede a questa famiglia, la sua disintegrazione, e una seconda in cui vediamo le conseguenze di tutto ciò con il segreto che scopriamo nel film. Dunque mi fa piacere che sia sottolineato il lavoro che c’è stato con la sceneggiatura.

Ci ho messo cinque anni a fare il film, e un po’ più di quattro anni tra la prima riga che avevo scritto e il primo giorno di riprese. Ho iniziato a scrivere il film a fine 2014 e abbiamo girato a settembre 2018, per poi mostrare il film a Venezia 2019. Sono passato attraverso ventitré draft, ma non nel senso di ventitré versioni differenti, ma essendo una sceneggiatura a “strati” ogni volta lavoravo a una parte. Ho iniziato con la trama principale e poi di volta in volta prendevo un lato della sceneggiatura, che sia il protagonista maschile, la protagonista femminile, il contesto politico, il contesto medico. È stata davvero la parte più difficile trovare l’equilibrio fra tutti questi strati, però così la sceneggiatura ha dato la “forma” della messa in scena. In tantissime interviste mi hanno chiesto come ho fatto a mescolare tutti i generi che ci sono nel film, e ho sempre risposto in modo molto naturale e onesto dicendo che io non ho fatto niente, è stata la sceneggiatura a dare il ritmo delle scene. L’idea con Antoine Héberlé, il direttore della fotografia, era quella di avere una messa in scena molto organica, di essere molto vicini a questa famiglia e a quello che stanno vivendo”(…).

(www.mymovies.it)

 

 (…) Non è un caso che BIK ENEICH (UN FILS) sia ambientato nel 2011; è l’anno della primavera araba, l’inizio delle rivolte in Paesi radicali come Marocco, Libia e Tunisia appunto. C’è aria di cambiamento nel Medio Oriente, e la famiglia di Fares sceglie il periodo meno adatto per una tranquilla vacanza con moglie e figlio. Partendo da una tragedia familiare, l’esordiente Mehdi M. Barsaoui offre uno sguardo realista sulla Tunisia moderna, mostrando al pubblico quanto sia ancora fortemente legata al patriarcato e agli antichi valori arabo-musulmani, profondamente radicati nel considerare sacra la figura del capo famiglia.

La recitazione in UN FIGLIO è impeccabile, soprattutto quella di Sami Bouajila, attore sconosciuto in Italia, ma che si è guadagnato una certa popolarità in Francia. Bravo nei film d’azione, Bouajila è in grado di adattarsi ai toni drammatici della pellicola di Barsaoui, mostrando il volto stanco ed esausto di un padre che lotta per suo figlio. La tensione per l’attesa del trapianto, congelata all’interno di un ospedale, è palpabile, e il regista riesce a pieno a sottolineare questa atmosfera, specie se relazionata con l’esterno dove imperversa l’Inferno della rivoluzione.

UN FIGLIO non è solo un film sulla famiglia, ma mette in luce i problemi di coppia, il potere e la posizione delle donne rispetto agli uomini. Il dramma familiare di Fare e Meriem li costringe a confrontarsi fino all’emergere di una verità che porterà all’emancipazione. (…) Definire l’opera prima di Barsaoui solo un dramma familiare è riduttivo. Come ha fatto The Perfect Candidate, anch’esso mostrato in occasione di questa Mostra del Cinema, anche Un figlio trova il coraggio di sensibilizzare il pubblico sulla questione del mosaico medio-orientale, un mondo che appare così lontano dal nostro Occidente e pertanto spesso dimenticato. Il regista si trova al suo debutto in un lungometraggio, ma grazie alle sue piccole storie mostra già di avere la stoffa per catturare le emozioni, le sensazioni e le condizioni in cui versa la natura umana.

(www.cinematographe.it)