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Una famiglia mostruosa

Regia: Volfango De Biasi

INTERPRETI: Cristiano Caccamo, Emanuela Rei, Massimo Ghini, Lillo, Lucia Ocone, Ilaria Spada

SCENEGGIATURA: Volfango De Biasi, Tiziana Martini, Filippo Bologna, Alessandro Bencivenni

FOTOGRAFIA: Roberto Forza

MONTAGGIO: Stefano Chierchiè

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 95 min.

 

Pensate alla famiglia Addams e ai suoi personaggi: Gomez, Morticia, zio Fester, Mercoledì. Bene, adesso aggiungete le premesse del film d’animazione Hotel Transylvania e il gioco è fatto. Già visto allora? Assolutamente no! È vero che personaggi e basi narrative di UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA sono vicine ai titoli sopracitati, è d’obbligo però puntualizzare quanto il regista Volfango De Biasi sia stato in grado di mescolarle sapientemente per crearne una commedia di pregevole fattura. Durante la visione colpisce subito il coscienzioso utilizzo di ingredienti noti atti a creare una formula tutta nuova e, soprattutto, vincente. Parliamo sicuramente, come ammesso dal regista, di un film fatto per le famiglie nella loro interezza; proprio per questo riconoscere similitudini in atmosfere e personaggi si dimostra una grande idea per evitare che il film si perda in tediose spiegazioni.

Adalberto e Luna sono due ragazzi apparentemente qualunque, che si conoscono per caso e si fidanzano. Tutto procede nella norma finché lei non rimane inaspettatamente incinta: il ragazzo è così costretto a rivelare alla propria famiglia la notizia e l’intera relazione, sulla quale aveva taciuto fino a quel momento. La sua è una famiglia blasonata, d’altri tempi, particolare e… mostruosa: padre e sorella vampiro, madre strega, zio redivivo e nonna fantasma, per non parlare della licantropia da cui è affetto Adalberto. Non un classico nucleo familiare, quindi, quello con cui si trova ad aver a che fare la quasi neomamma, colpevole di essere “solo” un’umana e dunque non all’altezza. Nel castello che fa da arena a tutta la vicenda, giunge però anche la famiglia di Luna, ed è lì che i veri mostri cominciano a tremare di paura: coatti, buzzurri, scurrili e cafoni, invadono brutalmente e senza cortesia alcuna spazi inviolati da secoli.

Da una parte, dunque, una famiglia altolocata e “antica”, acculturata e legittimamente benestante; dall’altra una famiglia di evasori fiscali, ignoranti e con l’unica abilità di saper fregare il prossimo. I due ragazzi si trovano così entrambi a dover fare i conti con le proprie radici, la propria natura e tutte le criticità che ne derivano per il bene della gravidanza e della relazione.

Cos’è che fa più paura: un vampiro o un truffatore? Una strega o una sedicente psicologa? Proprio su questa riflessione si basa l’idea di UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA, che ci spinge a chiederci cosa sia davvero mostruoso per ognuno di noi. Il film diretto e sceneggiato da De Biasi è un inno alla diversità e al suo rispetto, come dice lui stesso: “Ogni famiglia è un po’ mostruosa a modo suo. Non puoi mai conoscere bene qualcuno se non conosci prima la sua famiglia”. Un tema trattato con leggerezza e giocosità, come d’altronde si confà al genere, ma che arriva dritto al punto senza mai sforare troppo nell’ovvietà.

Nonostante la narrazione risulti piuttosto prevedibile, questo non ne inficia la godibilità: il ritmo è piacevole e sostenuto e non sono presenti momenti “morti”; ottimo il cambio di registro che avviene nella sequenza dell’assalto al castello da parte del padre e della madre di Luna, rispettivamente Lillo e Ilaria Spada. Il vero fiore all’occhiello di questa pellicola è facilmente individuabile nella machiavellica ricerca della perfezione dal punto di vista visivo: i costumi, realizzati da Alberto Moretti, sono estremamente credibili e adatti ai personaggi; la location è una villa seicentesca italiana che ben si presta alle atmosfere cupe, rinforzate dalle scenografie di Giuliano Pannuti, verosimili e mai sopra le righe; il trucco dei mostri a cura di Irina Danilova e Martina Cossu risulta accattivante e aiuta l’immedesimazione; la fotografia di Roberto Forza si adatta senza alcuna sbavatura al mood dell’opera. Menzione a parte va fatta per gli effetti di Massimiliano Bianchi, in collaborazione ancora una volta con il trucco, sicuramente la parte più stupefacente dell’insieme, centellinati con coscienza ma ineccepibili in ogni loro utilizzo: fantasmi, rose appassite, volti invecchiati, incantesimi potentissimi, corpi fluttuanti e fisionomia del lupo mannaro fanno sgranare gli occhi per l’impeccabilità con la quale sono realizzati.

Il regista De Biasi e il cast si uniscono in una sinfonia senza stonature ma anzi con qualche interessante acuto in una pellicola che accompagna riflessioni importanti ad abbondanti risate.

(www.madmass.it)

 

Al centro di UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA c’è la famiglia, i conflitti che si consumano al suo interno e le eventuali situazioni comiche che possono nascere. Inevitabile il confronto con Ti presento i miei, fatta eccezione per la forma mostruosa utilizzata. Ma è possibile andare ben più lontano per trovare esempi in cui la comicità nasceva dal confronto delle differenze. Sempre rimanendo in seno alla famiglia, ad esempio, è sufficiente scomodare un Aldo Fabrizi e Totò d’annata ne I giovani d’oggi per capire come i legami affettivi e parentali possano essere fonte di infiniti affanni per due quasi sposi e di numerose risate per gli spettatori.

Se, invece, siamo alla ricerca di un’ironia meno innocente e più cinica, allora è d’obbligo prendere in considerazione Parenti serpenti di un Mario Monicelli ancora ispirato e capace di mettere veramente in evidenza il mostro che è in tutti noi. Inevitabile, dunque, che se ci si avventura in un terreno già cosi definito e battuto dal nostro cinema, si corre il rischio di cadere nella ripetizione di archetipi narrativi che, nella vestizione del costume mostruoso o cafone, trova solamente un momentaneo mascheramento, una sorta di gioco di ruolo che, però, non porta la commedia italiana verso nessun nuovo territorio inesplorato.

Quello in cui veramente De Biasi riesce è la costruzione di un film volutamente famigliare, senza alcuna pretesa d’innovazione. Perché questa storia possa attraversare diverse generazioni di pubblico, il regista ha scelto di basarsi su di una comicità fatta di situazioni e non di battute. Partendo da questo elemento, dunque, possiamo dire che il vero pregio di UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA risiede proprio nell’assenza di volgarità gratuite, nell’eliminazione di manifestazioni fisiologiche poco gradite e nella rinuncia al politicamente scorretto più estremo pur di strappare una risata. Ecco, questa è la vera novità che una certa commedia italiana e, attenzione, non all’italiana, dovrebbe tornare a scoprire.

(www.asburymovies)