Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Una madre, una figlia

Regia: Mahamat-Saleh Haroun

INTEPRETI: Achouackh Abakar, Rihane Khalil Alio

SCENEGGIATURA: Mahamat-Saleh Haroun

FOTOGRAFIA: Mathieu Giombini

MONTAGGIO: Marie-Hélène Dozo

DISTRIBUZIONE: Academy Two

PAESE: Francia, Germania, Belgio, Ciad

DURATA: 88 min

IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES, 2021

UNA MADRE, UNA FIGLIA, film diretto da Mahamat-Saleh Haroun, racconta la storia di Amina, una donna di trent'anni, praticante musulmana, che vive insieme alla figlia 15enne Maria nella periferia di N'djaména, in Ciad. La realtà in cui vive è già di per sé molto difficile, ma la sua vita subisce un duro colpo quando scopre che Maria è rimasta incinta ed è decisa a non tenere il bambino. Amina dovrà quindi affrontare una dura lotta, perché nel suo paese l'aborto è punito legalmente e la sua stessa religione non lo accetta. Le due donne si ritroveranno a combattere una battaglia che sembra già persa in partenza...

(www.comingsoon.it)

 

Attraverso un racconto lineare e una messa in scena senza fronzoli, Haroun realizza per la prima volta un film dominato da presenze femminili, dove gli uomini – di contorno – pretendono comunque di esercitare ogni tipo di controllo: dal vicino di casa che cerca in ogni modo di convincere Amina a diventare la sua donna all’imam che la redarguisce di continuo affinché non dimentichi di presentarsi alla preghiera. È un cinema che non ha bisogno di particolari artifici, quello di Haroun, perché rintraccia nella quotidianità di un ambiente oppressivo e ingiusto gli slanci di figure decise a non dimenticare l’importanza, per l’appunto, dei Lingui.

Attraverso l’odissea di questa mamma e di sua figlia (solamente a fine film si scoprirà come e di chi è rimasta incinta), il cineasta ciadiano sottolinea il combattimento delle donne, condotto in maniera discreta, per tentare di affrancarsi in un sistema che nella migliore delle ipotesi le vuole ai margini, nel peggiore soccombenti, dove ancora oggi i padri decidono di far infibulare le proprie bambine. Un film lineare, che sfrutta la propria semplicità per evitare qualsiasi caduta semplicistica. E che, nel finale, offre una simbolica via d’uscita alle due protagoniste, rimaste per qualche attimo intrappolate nel dedalo di vicoletti labirintici.

(www.cinematografo.it)

 

Mahamat Saleh Haroun dipinge con particolare attenzione una storia di donne, di amore materno e di solidarietà femminile. Il regista porta sullo schermo sofferenza e dolore, ma anche determinazione e voglia di guadagnarsi un posto nel mondo, da parte di donne cui viene negato tutto. Haroun è bravo nel mostrare quanto possa essere difficile la vita per le donne in Ciad. Attraverso un girato di particolare intensità e silenzi che mostrano più di mille parole, il cineasta ciadiano racconta il quotidiano di Amina. La donna si guadagna da vivere riciclando pneumatici per auto dai quali ricava del materiale con cui confeziona pentole che poi vende in giro per la città. Delle brave attrici e una fotografia che sottolinea con forza gli stati d’animo completano il quadro di un racconto sofferto, dalla ‘mise en scène’ ed elegante.

Come sempre nei paesi in cui l’aborto è vietato, proliferano strutture che a caro prezzo accolgono donne in difficoltà, oppure ci si rivolge a improvvisate ‘risolutrici’ domestiche. Inutile elencare i rischi che le donne corrono. Il film mostra anche, con grande tenerezza, le resistenti maglie di una solidarietà femminile che compensa il vuoto assistenziale di una società profondamente maschilista, una società in cui pratiche arcaiche di menomazione sessuale a danno delle bambine sono all’ordine del giorno, e alle donne non resta che fare quadrato e improvvisare ‘soluzioni fai da te’. UNA MADRE, UNA FIGLIA è un film da vedere, certi problemi non sono poi così lontani anche da un’occidente civilizzato che sembra voler fare passi indietro sulla libertà delle scelte dell’individuo, scelte insindacabili, comunque la si pensi riguardo certe tematiche che coinvolgono etica e morale, deve rimanere insindacabile la libertà di scelta.

(www.ecodelcinema.com)

 

Otto anni dopo Grigris, favola umanista su un eroe fragile in un mondo pericoloso e sulla pista da ballo, Mahamat-Saleh Haroun prosegue la sua opera coerente, disegnando un ritratto sociale e politico del Ciad contemporaneo.

Lungo la traiettoria di chi rimane indietro nella società ciadiana o ne è bandito, incontra questa volta UNA MADRE, UNA FIGLIA. Gli uomini nel film sono assenti o relegati sul fondo, dove dimorano non meno tossici. La violenza sorda ha il loro volto e quello di un vicino 'paterno' che si fa incarnazione mostruosa del patriarcato. Per il regista ciadiano è soprattutto questione di donne, di donne solidali tra loro. Il prisma è quello dell'aborto, interdetto e punito in Ciad dalla religione e dalla legge. La storia è quella di un percorso a ostacoli, sempre più umiliante e pericoloso, per i propri diritti.
Aborto impedito, infibulazione imposta, stupro subito, ce n'è abbastanza per cui sollevarsi e battersi. E la solidarietà femminile nasce immediata sotto i nostri occhi e contro le tradizioni secolari. Quella sorellanza spontanea è sufficiente a dare al film il suo senso.  I temi trattati sono forti e restituiti con sincerità e impegno. Tuttavia a confrontarsi con le considerazioni che pongono e gli abusi che denunciano si corre sovente il rischio di accontentarsi. UNA MADRE, UNA FIGLIA è sottomesso al suo soggetto, alla sua volontà di denunciarlo articolandolo in maniera pedagogica. Per non tradirne la portata, per essere sicuri che il messaggio arrivi senza interferenze, Mahamat-Saleh Haroun non li trascende.

(www.mymovies.it)