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Una vita in fuga

Regia: Sean Penn

Attori: Sean Penn, Josh Brolin, Regina King, Dylan Penn, Katheryn Winnick
Paese: USA
Durata: 107 min
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Jez Butterworth
Fotografia: Daniel Moder
Montaggio: Michelle Tesoro, Valdís Óskarsdóttir
Musiche: Joseph Vitarelli
Produzione: Conqueror Productions, Wonderful Films

Reduce dalla sua visita in Ucraina per girare un documentario, prima e durante il conflitto che vede il paese coinvolto in queste settimane, Sean Penn approda nelle sale italiane con il suo nuovo film. Una vita in fuga lo vede sia dietro che davanti la macchina da presa dividendo la scena con Dylan Penn, sua figlia. E la scelta appare più che calzante se si conosce la storia di questa pellicola, che è infatti incentrata proprio sul rapporto tra un padre e una figlia. Jennifer Vogel, giornalista americana, ha scritto un libro in cui ha ricostruito le vicende di suo padre, John Vogel, uno dei falsari più famosi d’America che è riuscito a contraffare quasi 22 milioni di dollari. Penn adatta per lo schermo questa storia caricandola di drammaticità, ma riuscendo comunque a far scattare empatia nello spettatore.

La pellicola è quindi un viaggio nella relazione complicata ma profonda tra i due. Di quanto la figlia cercasse l’approvazione e l’amore di un padre, che nonostante lo provasse, non lo ha mai dimostrato fino in fondo, sprecando le occasioni per farlo. Il debutto di Dylan Penn è sicuramente degno di nota; l’attrice regala infatti una performance molto intensa e complessa considerando le vicende messe in scena. Non era scontato che padre e figlia riuscissero a lavorare bene sullo schermo, ma i due riescono a trovare un buon equilibrio.

John Vogel è un imprenditore sempre a caccia di un’ottima occasione e non smette mai di sognare in grande. I suoi due figli, Jennifer e Nick ne sono ammaliati e per loro stare con lui è sempre un’avventura. Ma non tutto è come appare, le cose tra John e la moglie si rompono e lui non riuscendo a saldare i debiti accumulati, se ne va. Anche la donna non riesce a pagarli e a sostenere le altre spese per prendersi cura dei figli, così inizia a bere. I bambini, stanchi di vivere in queste condizioni, decidono di cercare il padre e stare con lui. Ritornano quindi per entrambe, ma soprattutto per Jennifer, le avventure magiche in cui il padre è il suo principe; quello che fa magie e che rende ogni attimo speciale, che sia con un disco di Chopin o con un giro in barca sul lago per vedere i fuochi d’artificio. L’idillio finisce nuovamente perché gli affari di John non vanno come dovrebbero ed è costretto a separarsi di nuovo dai bambini.

Tornano così dalla madre con cui crescendo diventando adolescenti: Nick è silenzioso e introverso mentre Jennifer è ribelle e stanca della vita monotona in cui la madre si è adagiata placidamente. Un giorno scappa di casa e cerca suo padre con cui vive per diverso tempo. L’uomo afferma di avere sempre diversi affari in corso e che le cose vanno bene, ma la realtà è diversa. Spinto dalla presenza della figlia e dall’affetto che l’ha riportata a lui, John decide di provare a rimettersi in carreggiata cercando lavoro. Il tempo passa ma le cose non cambiano e Jennifer finisce per scappare anche da lui, che per l’ennesima volta, non ha fatto alto che deluderla. La strada davanti a se è lunga e la ragazza la percorre tutta, cercando di trovare se stessa e qualche risposta. Ciò che più funziona nel film è infatti proprio questo tempestoso ma profondo rapporto tra i due. Ogni bambina sente di essere speciale agli occhi del padre, lui è il suo eroe e come tale non può macchiarsi di errori. Jennifer cresce e spinge l’uomo a migliorarsi, cosa che lui proverà a fare, ma tutto questo non sembra essere sufficiente. John commette per l’ennesima volta lo stesso errore, solo che questa volta Jennifer invece di essere comprensiva è vittima di una doccia gelata che la sveglia sulla vera natura del padre.

Sua madre le aveva detto che era un uomo buono, ma dietro al suo sguardo che appare profondo e pieno d’amore, John purtroppo non può fare a meno di mentire. In questo modo lascia il suo segno nel mondo, l’unica cosa che a suo parere un uomo deve fare per vivere una vita che abbia senso. Lo fa nel modo più doloroso e difficile, e paradossalmente in tutto questo dolore, riesce ad insegnare a Jennifer qualcosa. Le restituisce la sua libertà come dice nel film. Quella di sperimentare, di vivere al massimo tutte le sfaccettatura della vita, anche le più difficili. La regia di Sean Penn si focalizza molto sul far arrivare questa storia al cuore di chi guarda. Lo fa usando dei colori caldi e con un sapiente uso di primi piani e messe a fuoco, tutti elementi che conferiscono al racconto di Jennifer quasi un tono idilliaco: il sole tra i campi di grano, le ombre che si muovono e il vento tra i capelli. Altro punto forte è la colonna sonora. Le musiche originali sono composte da Eddie Vedder, Glen Hansard e Cat Power, in cui spicca il brano My Father’s Daughter, specchio di questa storia in cui la forza del sentimento che lega padre e figlia, è più grande del dolore e degli errori.

(www.today.it)

Sean Penn dirige i suoi figli in Una vita in fuga – Flag Day, un film che qualcuno (Le Figaro) ha definito il suo “migliore”, forse per il coinvolgimento dei due giovani Dylan Frances e Hopper Jack. Una interpretazione personalistica del Sogno Americano, ispirata al regista dalla storia vera del falsario, spacciatore e truffatore John Vogel, padre della Jennifer, divenuta poi giornalista e scrittrice di un libro di memorie Flim-Flam Man: The True Story Of My Father’s Counterfeit Life.

“Il progetto del film risale a prima della pubblicazione della mia autobiografia – ricorda lei stessa nelle note di produzione. – Nel 2004, il produttore William Horberg e lo sceneggiatore Jez Butterworth mi vennero a trovare a Minneapolis e io feci fare loro un giro della città e della mia vita. Da allora, la sceneggiatura ha subito vari rimaneggiamenti – a un certo punto ho scritto anch’io una versione. Siamo arrivati più volte a un passo dal fare il film, ma è stato solo quando Sean Penn è salito a bordo che ogni tassello è andato al suo posto”.

E’ lui il John Vogel, padre anticonformista e assente che insegna a sua figlia Jennifer e al fratellino Nick a vivere inseguendo rischio e avventura. Esaltante per una bambina, o una adolescente ribelle, che però crescendo inizia a vedere erosa dalla realtà l’immagine eroica del padre. Le sue storie inverosimili perdono magia, e appaiono le conseguenze di una vita sregolata: debiti e carcere. Ma mentre John passa di promessa in promessa, e di progetto in progetto, Jennifer cerca stabilità e di costruire un proprio futuro.

Presentato in concorso al 74º Festival di Cannes, il film vive del carisma del sessantenne Penn e del quasi esordio della sua primogenita (al suo primo ruolo importante dopo l’horror Condemned e l’Elvis & Nixon del 2016), alla quale si chiede di rendere credibili narrazione e carica empatica. Tra ricordi idilliaci e rivelazioni drammatiche, si sviluppa un ‘indie crime wannabee‘ (...). Resta interessante il racconto fatto dalla vera Jennifer del proprio padre, insoddisfatto e in fuga dalla propria vita tanto quanto la figlia da lui, che nell’unico momento di coraggio sembra in grado di cambiare facendo propria la lezione restituitagli dalla giovane, dopo le tante bugie. Emerge una figura alla quale sembra si chieda anche allo spettatore di perdonare tutto. Impresa possibile, soprattutto grazie all’intercessione di una colonna sonora notevole, nella quale spiccano diverse canzoni originali, su tutti dell’Eddie Vedder con cui Sean Penn aveva già lavorato in Into The Wild.

(https://www.ciakmagazine.it)