Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

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Upside down

Regia: Luca Tornatore

INTERPRETI: Gabriele Di Bello, Donatella Finocchiaro, Fabio Troiano, Antonio Zavatteri, Paolo Graziosi, Alessandra Carrillo

SCENEGGIATURA: Luca Tornatore

FOTOGRAFIA: Stefano Ceccon, Sandro Chessa

MUSICHE: Louis Siciliano

DISTRIBUZIONE: DM Communication

NAZIONALITÀ: Italia, 2021

DURATA: 90 min.

Paolo è un ragazzo che ha la sindrome di Down. Lavora in un ristorante e vive con i genitori. Conosce Armando, un maestro di pugilato e, avendo assistito agli allenamenti, si appassiona allo sport. Trova subito l'adesione e il consenso di Veronica, la madre, mentre il padre Lorenzo ha una molteplicità di dubbi.

Luca Tornatore si è ispirato a una storia realmente accaduto per realizzare questo film che acquista maggior valore nell'anno in cui abbiamo assistito alle Paraolimpiadi. Perché ci offre, pur traducendolo in fiction, lo spaccato di un percorso che per alcuni ha portato al professionismo e per molti ha prodotto un altro fondamentale risultato: l'affermazione di sé come persona che può decidere del proprio percorso nella vita.

Troiano e la Finocchiaro rappresentano con adesione i due poli che si presentano spesso quando in un nucleo familiare si è messi a confronto con un soggetto diversamente abile. C'è chi, come in questo caso la madre, fa leva su quel 'diversamente' che non testimonia una impossibilità ma soltanto una differente disposizione che deve tener conto, senza assolutizzarle, delle oggettive difficoltà. Lorenzo invece ha interiorizzato il termine disabile facendo di quel 'dis' una necessità di protezione da tutte le difficoltà che si possano presentare. Se poi, come in questo caso, esse si possono tramutare in pugni che arrivano e fanno male la disponibilità anche solo ad ipotizzarle per il proprio figlio diventa inferiore allo zero.

Al centro c'è poi lui, Paolo, interpretato con grande adesione anche fisica da Gabriele Di Bello che offre al personaggio l'adesione ad un percorso di crescita che abbisogna di assistenza ma non di più o meno finta compassione. A ricoprire il ruolo di motivatore, oltre al maestro Alfredo, troviamo di nuovo Paolo Graziosi. Come era stato il meccanico capace di rimettere letteralmente in pista lo Stefano Accorsi di Veloce come il vento così qui offre il suo sorriso e la sua vitalità a un personaggio capace di trasformare la propria esperienza in trasmissione di fiducia. Ciò di cui chiunque viva una difficoltà avrebbe bisogno.

(www.mymovies.it)

Dopo St@lker, apologo sull’incomunicabilità dovuta agli obiettivi sfumati e sull’illusione di cementare il desiderio di riscatto attraverso i social network, l’ambizioso regista Luca Tornatore torna con UPSIDE DOWN ad affrontare la contemplazione del reale sottoposta all’implacabile altalena di scoramento ed euforia. Spostando però il focus dell’attenzione dal lato oscuro che attanaglia le anime perse nell’inane virtualità dei sentimenti alla luminosa forza d’integrazione della boxe. Nota anche come nobile arte della difesa, in grado di stimolare un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, ma deciso a tradurre in pratica l’adagio latino Mens sana in corpore sano, grazie agli insegnamenti impartiti da un maestro di vita, oltre che di pugilato, alieno all’impasse della compassione.

Ancora una volta, al pari dell’amara vicenda degli incontri in chat destinati a pagare dazio all’instabile scambievolezza fra fantasia rassicurante ed esistenza riluttante, a ispirare l’assunto è qualcosa accaduto davvero. Per la precisione a Garrett Holeve, atleta sui generis di MMA (Mixed Martial Arts), portatore di handicap capace di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Con il supporto pure dei genitori, impegnati a promuovere l’inserimento dei ragazzi disabili nel mondo della lotta dura e al contempo leale e sperando di suscitare in un futuro vicino l’interesse dei Giochi paraolimpici. La sceneggiatura, redatta dal solerte Tornatore, intenzionato ad alzare il tiro rispetto alla fatica precedente, antepone alla pratica delle arti marziali miste quella dei pugni sferrati sulla scorta dell’opportuna tecnica. Quindi al posto delle gomitate, delle ginocchiate, delle leve particolari, degli accorgimenti mandati ad effetto per mettere a terra l’avversario, annullando la distanza, sono la posizione di guardia con il piede sinistro in avanti e i colpi portati con l’arto superiore ad avere ampio spazio nella seconda parte. L’incipit segue viceversa le orme delle opere d’impegno civile imperniate sul placido realismo: il tran tran giornaliero, a bordo della bicicletta guidata lungo le strade di Bari, l’approccio con l’affabile pescivendolo, i modi respingenti del verduraio prevenuto, l’abnegazione dimostrata in cucina, nel lavoro al ristorante, i consorzi domestici, con la madre amorevole, consapevole ed empatica e il padre incapace di mascherare, nonostante l’indubbio affetto, un certo imbarazzo, tradiscono l’infertile stampo generico delle storie programmatiche. Ad aggiungere brio provvede l’innesto della geografia emozionale: lontano dagli sfondi esornativi, alieni alla virtù del territorio eletto a location di condizionare l’azione e la reazione alle difficoltà create dall’habitat e dall’ordine naturale delle cose, Luca Tornatore conferisce gli opportuni tagli di luce agli elementi ambientali in Valle d’Aosta. Nell’arco della settimana bianca in cui i valori pittorici si vanno ad appaiare ai timbri riflessivi. Merito anche dell’attenta fotografia, della necessità espressiva dei campi lunghi, delle riprese aeree, che trasmettano l’ebbrezza della vertigine diversa dalla norma, dove Stefano non intende rimanere confinato. Gli impacciati passi di danza, ai quali seguono gli esercizi di stretching allo specchio, beneficiano dei movimenti di macchina da destra a sinistra, l’inversione di tendenza, scevra dai soprassalti retorici che cadono nel ridicolo involontario cercando di toccare la vetta dell’iperbole, non soffre d’alcuno squilibrio.

L’avvicinamento di Stefano alla palestra e all’indispensabile fase di preparazione, garantita dallo scrupoloso mister, avviene palmo a palmo. Nei pugni d’inarrestabile tenacia di UPSIDE DOWN la posizione di guardia dell’imbelle Stefano, dapprincipio a disagio con i pugilatori dalla stazza nerboruta e le battute canzonatorie, diventa un leitmotiv. Le platee gradiranno il fiero rifiuto di ghirigori, od orpelli vari, per consentire al pubblico ignaro dei ferri del mestiere di scoprire step by step l’idoneo assetto da conservare col sacco e sul quadrato. Il crescendo del match dilettantistico, portato a termine seguendo le indicazioni dell’istruttore estraneo alle smancerie, strappa qualche sorriso commosso. Antonio Zavatteri nei panni del mentore, che stabilizza il baricentro dell’allievo in teoria disabile, al dunque abile, trae molta linfa dalla sua esperienza nella boxe thailandese. Accompagnata dalla ragguardevole misura recitativa.

(www.mondospettacolo.com)