Sezione Interregionaledelle Tre Venezie

Schede dei film

Elenco schede film

Vetro

Regia: Domenico Croce

INTERPRETI: Carolina Sala, Tommaso Ragno, Marouane Zotti

SCENEGGIATURA:  Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni

FOTOGRAFIA: Cristiano Di Nicola

MONTAGGIO: Natalie Cristiani

Distribuzione: Universal Pictures, Vision Distribution

PAESE: Italia

DURATA: 90 min

Lei è una ragazza che da un tempo indefinito non esce dalla propria stanza. Vive con il suo cane e con suo padre, al quale però non è concesso di varcare la soglia della sua stanza. La rigida routine che scandisce le sue giornate viene interrotta quando, osservando dalla finestra, si convince che nel palazzo di fronte una donna sia tenuta segregata, e inizia così a combattere tra il desiderio di salvarla e l’impossibilità di uscire dalla propria prigione. Durante la sua indagine conosce un ragazzo più grande con il quale inizia una relazione on-line, fatta di chat e videochiamate, e che sarà suo complice nel capire cosa stia succedendo realmente nel palazzo di fronte. Ma dietro un Vetro non tutto è davvero come appare.

(www.coomingsoon.it)

VETRO pur partendo dalle premesse de La finestra sul cortile, non è un film sul voyeurismo, sul bisogno di guardare gli altri, di vivere le loro vite. È un film sul guardarci dentro, sul capire chi siamo e cosa stiamo vivendo, un racconto sulla capacità di restare aggrappati a se stessi quando gli affetti intorno scarseggiano, come leggiamo dalle note di regia, e sulla "forza interiore" che ci muove e riesce a farci sopravvivere. Per questo, come i film di David Lynch, o come in Spider di David Cronenberg, il regista gioca con la percezione della protagonista e in questo modo anche con la nostra, arrivando a quel "naufragio della percezione" di cui scriveva Gianni Canova a proposito di Cronenberg, che, facendoci sposare il punto di vista della protagonista, ci accomuna a lei, e non ci permette di distinguere tra cosa è reale e cosa non lo è. Il deflagrante colpo di scena che arriva dopo un'ora di film comincia a farci intuire la situazione. Ma fino alla fine resteremo incerti, spaesati di fronte a quello che stiamo guardando. VETRO, per gran parte della sua durata, rimane sospeso tra thriller psicologico, film intimista e storia sentimentale, per poi svelare finalmente la sua vera natura. Ma se un film di questo tipo è inaspettato, e originale per il cinema italiano, lo è ancor di più la confezione scelta da Domenico Croce, grazie alla fotografia di Cristiano Di Nicola.

La vita in interni della protagonista vive di colori unici, magici, incantati (un uso sovversivo del colore, lo definisce il regista). È qualcosa di davvero speciale, che vuole provare, in qualche modo, a ricreare intorno a Lei il mondo di arte e di disegni che crea e di cui vive. Così il volto, il corpo e i capelli di Carolina Sala sono ammantati di luce viola, rosa, arancio. E i muri intorno a lei sono azzurri, o verdi. È qualcosa di molto particolare: colori accesi, non carichi, ma neanche le già viste tinte pastello. Sono più i colori vivi di un acquerello, di un anime di Hayao Myazaki, di certe caramelle alla frutta che Lei ama tanto. È un colore meno intenso del neon di Euphoria, ma vivido ed espressionista. È il mondo di Lei. Ha un senso, lo capirete.  Al centro di tutto, delle luci di Cristiano Di Nicola, delle inquadrature di Domenico Croce, e della storia scritta da Luca Mastrogiovanni e Ciro Zecca, c'è Lei. E Lei è Carolina Sala, futura star del nostro cinema, reduce anche dal successo della serie Netflix  Fedeltà. Carolina Sala porta sulle sue spalle, sul suo volto, sul suo corpo minuto e sensuale, tutto il film, in quella che è un'esperienza totalizzante.

Ci ha colpito la sua capacità di calarsi in un ruolo non facile e carico di sfaccettature. E ci ha colpito il suo volto, un volto d'altri tempi, una bellezza preraffaellita che mancava nel cinema italiano. I lineamenti delicati, gli occhi enormi, i capelli ricci che diventano l'elemento che attrae le luci, ma soprattutto la capacità di essere sempre credibile. È anche grazie a lei se entriamo in questa storia, se riusciamo a guardare dentro lei, Perché, l'avrete capito, la finestra sul cortile, in fondo non è vetro, ma è uno specchio.

(www.movieplayer.it)

Con un’appassionata citazione al maestro del thriller Alfred Hitchcock, dopo quaranta minuti di idilliaca prigione allietata dai social, il regista dà un colpo di mano alla vicenda e ribalta tutti i significati. Non entriamo nei particolari per non rovinarvi la visione, che merita il vostro assoluto coinvolgimento scevro da pregiudizi, ma Vetro è davvero capace di ridefinire il genere thriller psicologico per l’Italia (come anni fa negli Usa fecero pellicole come Get Out o Under the Silver Lake). Girato interamente in teatro di posa a Roma, la pellicola di Domenico Croce è a nostro avviso un gioiellino produttivo. Cast completamente in parte, praticamente un’unica location dalla scenografia dettagliatamente realizzata, narrazione complessa ma fruibile. Tutto sembra essere al posto giusto. Il regista riesce a regalare un ritratto davvero dettagliato e intenso del nostro tempo in cui “il social” è l’elemento cardine e minimo comune multiplo di tutte le nostre vite. Da paradisiaco non-luogo salvifico di anime sole e incomprese, “il social” si trasforma presto in una diabolica macchina da soldi e strumento di tortura in un mondo in cui ormai più nulla è come sembra.

(www.madmass.it)

In Vetro i generi si mescolano tanto nel racconto quanto nella messa in scena assai curata. L’accogliente mondo racchiuso nella camera della ragazza è fatto di colori, luci e decorazioni che offrono sensazioni confortanti e gradevoli, ma che presto si rivelano essere una maschera, una finzione che nasconde verità più agghiaccianti. Realtà e finzione si sovrappongono continuamente nella storia lasciando lo spettatore, fin quasi alla fine, confuso almeno quanto la sua protagonista. Sala, il suo aspetto e la sua interpretazione, sono il vero cuore del film e riescono a dare corpo e sostanza ad un racconto non facile da sviluppare, anche perché quasi interamente ambientato all’interno di una camera da letto. Nonostante alcune incongruenze nella storia e il suo raggelante sviluppo, Vetro coinvolge soprattutto per l’uso che viene fatto dell’ambiente, altro grande protagonista del film insieme a Sala, che, seppur ristretto, segue i cambiamenti del racconto con straordinaria efficacia, ospitando un thriller psicologico dalle sfumature ben più complesse di quanto ci si possa aspettare all’inizio. Il tema della violenza, delle droghe e della follia convergono verso un finale che mette insieme un vero caleidoscopio di elementi e colori fino a quel punto osservati solo attraverso, appunto, un frammento di vetro.

(www.ciakmagazine.it)