María Aparicio

DATI TECNICI
Regia
Interpreti
Durata
Genere
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Nazionalità
Anno
Presentazione e critica
La regista argentina Eva trascorre qualche giorno a Madrid dopo essere stata a un festival cinematografico in Francia. Al museo Reina Sofia si imbatte in Dante, suo conterraneo accademico che invece sta facendo una ricerca sulla vita degli operai argentini all’inizio del XX secolo. [sinossi]
“A volte la tristezza mi pervade, altre la ribellione” è la traduzione del titolo del bel film della regista argentina María Aparicio (classe 1992) in concorso alle Giornate degli Autori di Venezia 83, A veces me entra tristeza, otras veces rebelión: si tratta del verso di una canzone, Milonga del Peón de Campo del grande artista indio Atahualpa Yupanqui, dove si racconta e celebra il lavoro dei braccianti nelle campagne argentine nella prima metà del secolo scorso. Lo smarrimento dolce e malinconico evocato, questa impasse emotiva e intellettuale, è perfetta non solo per la milonga dei contadini, ma anche per raccontare i due protagonisti del film di Aparicio e, con loro, lo stato d’animo di decine di migliaia di intellettuali di formazione marxista nel mondo di fronte a un deprimente, apocalittico, XXI secolo. In questo lavoro semplice e intenso, un uomo e una donna provenienti entrambi da Córdoba (città natale anche di María Aparicio) in Argentina, si incrociano nella splendida Madrid e, in particolare, nel meraviglioso museo Reina Sofia, squadernato in tanti spazi e anfratti. Eva (Eva Bianco), montatrice e regista, ha deciso di trascorrere qualche giorno in Spagna prima di tornare a casa e dopo essere stata a un festival di cinema francese; Dante (Roger Koza) passa ore e ore nella biblioteca del Museo facendo una ricerca sull’opera dello spagnolo Juan Bialet Massé che, all’inizio del Novecento, si trasferì in Argentina per osservare, analizzare e trascrivere le condizioni dei lavoratori, operazione da cui nacquero i testi Lo stato delle classi lavoratrici argentine o Il riposo settimanale. Dante riconosce Eva tra le stanze del Reina Sofia poiché l’ha già vista in un cinema di Córdoba e, nonostante la donna da principio non sembri voler attaccar bottone, i due passano assieme qualche giornata. Finendo, inoltre, per andare a visitare la casa natale di Massé il quale, dalla cittadina di Argentona in Catalogna, emigrò proprio nella “loro” Córdoba all’inizio del XX secolo. A veces me entra tristeza, otras veces rebelión è costituito da piccoli episodi di vita quotidiana, benché “fuori sede”, di Eva e Dante, due cinquantenni colti, borghesi, apparentemente sicuri del posto che occupano nella società e in verità spaesati e “spostati”: la donna arriva a casa dell’amico che la ospita, il quale non è a Madrid ma le lascia una serie di istruzioni utili come dove fare la spesa comprando cose di qualità e spendendo poco; Dante sta chino sui libri e si stropiccia spesso gli occhi, incorniciati dalle lenti per la presbiopia, sottolineando diligentemente i passaggi che trova più importanti. E calcolando quanto tempo, mediamente, teniamo gli occhi chiusi durante un film di un’ora e mezza perché battiamo le palpebre (circa 9 minuti, a quanto pare).
Figli di una cultura che sta scomparendo, “naturalmente” marxisti e di sinistra (quella del Novecento), Eva e Dante si muovono tra un Guernica e un parco madrileno parlando come in un film di Rohmer, ma con un piglio cinematografico che ricorda De Olivera. La percezione della solitudine per un momento pare alleviarsi grazie al loro breve incontro ma, dopo una discussione vicino al mare di Argentona, i loro punti di vista dialettici divergono e i personaggi si ritrovano, nuovamente, soli con loro stessi. Perché le persone continuano a fare “le proprie cose”, secondo la propria sensibilità, come se fosse la cosa più importante del mondo, ma niente cambia? Perché Bialet Massé, nato aristocratico, decide di documentare la vita dei campesinos in un altro continente? Cosa cerca Dante con il suo studio accademico? Quali sono le sue vere esigenze politiche? Dopo una serie di episodi e dialoghi, in cui si inserisce a un certo punto una voce narrante, A veces me entra tristeza, otras veces rebelión si sposta a Londra seguendo un impegno accademico di Dante che, dopo aver visitato la tomba di Marx, vira in un’altra direzione: dopotutto la filosofia ha interpretato il mondo in modi diversi ma poi, il mondo, bisogna anche cambiarlo. Seguendo la massima del signore di Treviri, María Aparicio fa compiere un passo inedito all’accademico e lo porta per le strade, a parlare e intervistare lavoratori, immigrati e non, portandolo a divenire lui stesso il Bialet Massé della situazione, il mappatore del proletariato nel XXI secolo: sfruttati e privi di protezioni, i lavoratori di oggi vivono nel ricatto quotidiano e troppo poco è cambiato da quando certe idee furono messe a punto nella metà del XIX secolo. La svolta di Dante, occhialuto ricercatore, è resa possibile dall’incontro con Eva, scettica che lo studio basti a fornire all’uomo le risposte che in realtà vuole ottenere prendendo appunti: abituata a osservare, Eva è più portata a unire pensiero e azione, in una specie di spontanea filosofia della prassi che non sta diventando però neppure per lei la scintilla di un’azione collettiva. Ed è per questa mancanza di collettivo, di condivisione e di coscienza di classe che i protagonisti (e con loro tanti intellettuali di formazione socialista) provano forse il sentimento che i contadini, nei campi, un tempo sentivano pensando alla propria condizione: “A volte la tristezza mi pervade, altre la ribellione”. Pervaso dalla ribellione più che dalla tristezza, e dopo i dialoghi con Eva, Dante trova un modo per rendere vivo il testo sulle cui pagine giaceva chino, forse in procinto di dormire (come al cinema), e prova a prendere Bialet Massé a modello di un presente in cui siamo tutti monadi, tutti soli, ognuno con la propria esperienza che non diventa mai terreno comune. C’è chi va ai festival di cinema (dice Eva), chi studia, chi vuole essere testimone sentendosi un po’ speciale. E poi c’è chi voleva fare la pittrice e invece fa la donna delle pulizie (come una immigrata dall’Ecuador che vive a Londra). Gli intellettuali però sono chiusi nel proprio mondo e nelle proprie domande, spesso poco sensibili dei dolori reali e delle delusioni vissute. I lavoratori di tutto il mondo dovrebbero unirsi, ma non accade e così A veces me entra tristeza, otras veces rebelión ha un titolo davvero perfetto per questo contemporaneo in cui non sappiamo cosa fare e ci dibattiamo tra pulsioni distoniche. Soli. Finché, forse, non arriveranno altri incontri.
