Dio ride

Giovanni Veronesi

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Nel Seicento, quando la Chiesa parla ai fedeli in latino e governa attraverso il rigore della dottrina, un frate rompe ogni schema. È Fra Leopoldo da Casamacchia. Con parole semplici e un entusiasmo travolgente racconta il Vangelo come una buona notizia capace di restituire speranza, consolazione e gioia. Il suo è un Dio vicino agli uomini, che condivide le loro sofferenze ma anche la loro umanità. Di villaggio in villaggio, la sua predicazione richiama folle sempre più numerose. Migliaia di persone lo seguono, mentre le chiese iniziano a svuotarsi. Quel consenso popolare non passa inosservato.
DATI TECNICI
Regia
Giovanni Veronesi
Interpreti
Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Maurizio Lombardi, Carlo Cecchi, Francesco Gheghi, Alessandro Cucca, Paolo Rossi
Durata
114 min
Genere
Commedia
Drammatico
Storico
Sceneggiatura
Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini, Nicola Deorsola, Jean Jacques Llunga, Paolo Portone
Fotografia
Maurizio Calvesi
Distribuzione
Piperfilm
Nazionalità
Italia
Anno
2026

Presentazione e critica

Firmato dallo stesso Veronesi insieme a Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini, Nicola Deorsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga, Dio Ride racconta di un frate che parla con l’Altissimo “come nessuno aveva fatto prima”. Mentre la peste imperversa e la Chiesa predica austerità e severità, Frate Leopoldo da Casamacchia (interpretato da Pierfrancesco Favino, che sintetizza cosa possa voler dire essere un attore), con il suo tenero e sconclusionato accento umbro, arriva in un convento toscano conquistando il cuore di un “fraticello” della contessa Isabella Del Debbio  e, soprattutto, catturando l’attenzione di un villaggio di disgraziati. Il Frate racconta di Gesù, dei miracoli, del vangelo e della bellezza di poter sorridere insieme a Dio. I suoi, come direbbero quelli bravi, sono racconti out of the box: qualcosa capace di rompere i dogmi ma, intanto, capace di elevare il messaggio stesso. Uno così, però, fa paura alla Santa Romana Chiesa, e allora ecco che nel piccolo villaggio arriva ad indagare il cardinale Maculani, un inquisitore capace di intravedere in Leopoldo da Casamacchia cosa possa voler dire davvero “credere”.

 

Appassionato, sincero, accorato, poetico, Dio Ride, nella sua lettura di ottimo cinema, è un film lucido e potente nell’illuminare le contraddizioni della religione ma, intanto, insegue una nobiltà d’intenti che s’appoggia sulla ricerca del sorriso come mezzo capace di portare alla salvezza. In mezzo, c’è un discorso (anche) culturale. Il regista toscano – che assottiglia e quindi appuntisce una certa satira – difende il valore semantico del racconto e dell’immaginazione come scudi verso ogni sopruso. In questo senso, Dio Ride è un film politico, militante, illuminista. Di più, potrebbe essere un film sul cinema stesso, come metro per capire e spiegare, addirittura, l’inspiegabile. Soprattutto, Veronesi, tramite il confronto tra “dogma” ed “eresia” mette in scena la condizione umana. Lo splendido Leopoldo, personaggio di quelli che sembrano usciti dalla grande tradizione cinematografica italiana, rappresenta tutti noi: umiliati eppure resistenti davanti all’asfissiante regolamentazione imposta da una società (e da una religione) che non prevede smussature, né alterazioni. Frate Leopoldo, nato su un carretto e figlio di nessuno, con i suoi denti neri e la sua zazzera da Fra Tuck, predica la risata e non la penitenza; anti-eroe fuori tempo per un tempo passato che, drammaticamente, continua a parlare con un’attualità, la nostra, non troppo diversa (e questo sì che fa paura).

“A star zitti la gente muore”, dice Leopoldo, guardando negli occhi il cardinale Maculani, colto dal dubbio. Una frase che sintetizza ciò che viviamo: abbassando la testa, restando zitti, stiamo permettendo che torni un nuovo Medioevo. E sì, se essere gentili, leggeri, empatici, folli e un po’ guitti vuol dire pure essere eretici, allora dovremmo esserlo tutti.

Movieplayer

A ben vedere, parrebbero essere due gli elementi che informano e dai quali prende le mosse Dio Ride, il nuovo film di uno dei più prolifici e affermati autori italiani di commedia, Giovanni Veronesi, cui spetta l’onore e l’onere di chiudere, fuori concorso, la 83ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia.Il primo è la risata di un neonato, impiegata a mo’ di sonora stonatura, di innocuo controcanto rispetto ad uno scenario che cupo e mortifero è dire poco. Il secondo, invece, è una citazione del compianto papa Francesco, un appello rivolto ai comici in occasione della visita in Vaticano del giugno 2024, che recita: “Si può ridere anche di Dio? Certo, non è una bestemmia questa, come si gioca e si scherza con le persone che amiamo”. (…)

(…) Mentre la Chiesa predica in latino, temendo e soffrendo l’espansione oltralpe della dottrina luterana, egli si rivolge in volgare ai contadini, ai poveri e ai disgraziati, raccontando il Vangelo con una gioia contagiosa che genera insieme sollievo e speranza. Per lui, infatti, Dio deve essere vicino agli uomini, capace di ridere insieme a loro.Non ci vuole molto prima che questo suo messaggio, opposto alla severità e al dogmatismo del Vaticano, si diffonda, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque (mentre le parrocchie del posto cominciano a svuotarsi). Tant’è che l’eco di quella voce non giunge a Roma e suona pericolosa per chi governa attraverso la paura. Il Papa decide pertanto di affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo – colui che è riuscito a far abiurare persino un genio del suo tempo quale Galileo Galilei.

Quello che nasce idealmente come un processo si trasforma pian piano in un confronto inatteso, capace di mettere in discussione convinzioni incrollabili. Laddove il destino di Leopoldo sembra segnato, per il prelato e per chi è colto dal dubbio si aprono strade impensate. Perché si può spegnere una voce, ma non ciò che essa ha lasciato negli altri. Quello di Veronesi dovrebbe e potrebbe essere, in fondo, il racconto dei (tanti) racconti – passati, presenti e futuri – di persecuzione, repressione, soffocamento di posizioni alternative, iconoclaste, anticonformiste, non allineate, se non, talora, apertamente in contrasto con il pensiero, la visione e l’ideologia dominanti. Un’altra, una seconda via che, in certi casi, ha incrociato anche l’arte della risata, dell’ironia, di una leggerezza spesso più potente ed efficace di mille discorsi. Cosa di cui non fatichiamo a credere che l’autore toscano – da amante, conoscitore e cantore della comicità – sia fermamente convinto.Al contempo, Dio Ride compie uno scarto ulteriore, riconoscendo nella visione (“arrogante nella sua umiltà”) di fra Leopoldo l’unica e più autentica maniera di vivere la fede e il rapporto con qualcosa o qualcuno di superiore, ma anche e soprattutto con il mondo che ci circonda e le persone che lo abitano. Va da sé, aprendo facilmente uno spiraglio di luce, un barlume di speranza in un tempo – allora e oggi – dominato da tanta, fin troppa negatività. Uno nel quale c’è bisogno come non mai di una diversa forma e connotazione di dipendenza. Un’assuefazione a Dio, e cioè alla gioia, all’armonia, alla pace.

 

Cinemando