Gioia mia

Margherita Spampinato

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Nico è un bambino di oggi, dipendente dal telefono e con lo smalto sulle unghie. All'improvviso viene strappato al suo mondo "del nord" per passare un mese d'estate in Sicilia, in compagnia di un'anziana zia, Gela. A casa della donna non c'è il wifi né l'aria condizionata, e si mangiano prelibatezze a cui il suo palato non è ancora pronto. Ci sono solo i giochi di carte, l'adorabile cagnolino Frank, e un condominio intero popolato di nonne e nipoti, più forse qualche spirito che abita gli appartamenti all'ultimo piano ed è causa di strani rumori. Nico e Gela, ognuno radicato nelle proprie certezze ma con dolori simili nel cuore, dovranno pian piano cercare un linguaggio comune.
DATI TECNICI
Regia
Margherita Spampinato
Interpreti
Marco Fiore, Aurora Quattrocchi, Martina Ziami, Camille Dugay Comencini
Genere
Drammatico

Presentazione e critica

Un film dal sapore d’altri tempi quello di Margherita Spampinato. Per il suo esordio, la regista ha voluto raccontare una tenera storia familiare che riflette sul confronto tra generazioni, tra usi e costumi del nord e del sud e tra passato e presente. Spampinato, che prima di arrivare al primo lungometraggio ha trascorso un paio di decenni a farsi le ossa sui set come segretaria di edizione, sembra aver carpito alla perfezione i segreti del mestiere mettendoli a frutto in un’opera prima vivace, divertente e profonda. Fin dal titolo, Gioia mia omaggia la terra natale della regista, quella Sicilia in cui è ambientato il film e da cui proviene anche Aurora Quattrocchi, scatenata 82enne premiata a Locarno per la migliore interpretazione femminile, che ripete l’epiteto all’insoddisfatto nipote. L’espressione di uso comune, udita a ripetizione durante i sopralluoghi per le location, si è trasformata in un titolo “obbligato” esprimendo, inoltre, un senso di calorosa familiarità e di affetto. Gli stessi sentimenti permeano il rapporto che si instaura tra i due protagonisti, il piccolo Nico e la prozia Gela.
Tenero romanzo di formazione, Gioia mia racconta una storia semplice mostrando l’estate di Nico, bambino del nord che viene strappato ai suoi videogiochi, al wi-fi, ai confort e all’amata babysitter Violetta per trascorrere l’estate in Sicilia con l’anziana Gela, solitaria prozia religiosa fino a sfiorare la superstizione. Lo scontro tra l’impertinente Nico e l’infastidita Gela, spazientita dalle rimostranze del suo piccolo ospite, si tramuterà pian piano in un legame importante.Per Nico il soggiorno in Sicilia sarà un viaggio di scoperta e di conoscenza di un mondo che ignorava, oltre che un’occasione di crescita e di incontri, come quello con la sfrontata Rosa, la piccola leader dei ragazzini del vicinato con un debole per il bambino del nord. Rovistando tra i ricordi di Gela, Nico scoprirà inoltre un pacco di vecchie foto che contengono il segreto inconfessabile celato dall’anziana donna. Il rapporto tra Nico e Gela viene costruito con naturalezza, un tassello alla volta, scena dopo scena. L’anziana aiuta il bambino a essere più indipendente e a trovare il coraggio di uscire dal guscio protettivo familiare; in cambio Nico aiuterà Gela a trovare la forza di rivelare un segreto che appartiene al suo passato e che riguarda l’amicizia speciale con la nonna defunta del bambino, bruscamente interrotta per via delle malelingue. Il tema dell’omosessualità femminile viene affrontato con pudore e delicatezza, accennato tra una sortita in spiaggia – uno dei momenti più umoristici del film – e una passeggiata tra i vicoli. Non c’è nessuna volontà di trasformare il film in un manifesto, ma solo di offrire un punto di vista diverso sull’oscurantismo e sul pregiudizio regalando allo spettatore qualche commovente momento di riflessione.

Se a prima vista Gioia mia si presenta come un “passo a due”, man mano che la narrazione entra nel vivo possiamo apprezzarne un ulteriore livello narrativo. Merito dell’incredibile caseggiato scelto come location che, con i suoi portoni imponenti, le scale vertiginose e il cortile immerso nel sole, diventa personaggio tra i personaggi, microcosmo brulicante di vita, incontri, scontri e muta solidarietà. Al suo interno, la solitudine di Gela è solo apparente. L’anziana vive in una comunità fatta di riti, pranzi e preghiere collettive condivise col gruppo di anziane vicine di casa, che rappresentano una sorta di umoristico coro greco. A sua volta anche Nico entrerà a far parte di una comunità superando una prova di coraggio per farsi rispettare e accettare dai bambini del vicinato, unendosi così alla loro gang.

Commedia dai toni garbati, Gioia mia emana un senso di calore e familiarità. L’ingenuità alla base di certe forzature narrative, come l’estremizzazione delle differenze che separano Nico e Gela, unite al tono fiabesco che avvolge la pellicola, le donano una patina d’ingenuità che sembra appartenere a un’epoca lontana, come se stessimo assistendo a un film d’altri tempi. La scelta della regista di aderire al punto di vista di un bambino offre uno sguardo nuovo su temi triti e ritriti come l’importanza del contatto umano e l’alienazione del presente dovuta all’overdose di tecnologia, ma la sincerità con cui vengono affrontati lascia intendere che per Spampinato la questione è personale. Le scelte registiche confermano questa ipotesi: la telecamera posta ad altezza bambino affianca i personaggi, incollandosi ai loro volti ed esplorando dettagli e ambienti. Il risultato è un abbraccio visivo che sa di antico, domestico e familiare grazie anche alla fotografia solare di Claudio Cofrancesco.

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