Mat Whitecross

DATI TECNICI
Regia
Interpreti
Genere
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Presentazione e critica
Edu è un giovanissimo pilota su due ruote, talentuoso ma impulsivo. Sogna di diventare un campione, ma per colpa del suo carattere irascibile viene licenziato dalla sua scuderia e rischia di restare rider di sushi a vita. Il manager di un’altra scuderia gli propone un accordo: cinque gare come gregario del loro campione in carica Gianni e si aggiudicherà un contratto. Un’impresa sulla carta impossibile, almeno senza un allenatore come l’ex campione Antonio Balerdi. Bravissimo anche lui e con un carattere difficile, il caso vuole che sia proprio il padre (assente) di Edu. Entrambi, padre e figlio, saranno tentati di rinunciare, non avendo più rapporti da tempo, eppure le gare diventeranno l’occasione per costruirne uno nuovo, diverso, che parte dallo sport per arrivare al cuore di un inatteso nuovo legame. Per Edu si prospetta dunque un nuovo destino, da futuro campione e con un nuovo amore, ammesso che impari a gestire la sua tormentata emotività. Un film sul riscatto, sul potere del duro lavoro su se stessi e sul rapporto padri-figli. È Idoli – Fino all’ultima corsa di Mat Whitecross, che dà il suo meglio- vale la pena dirlo subito – nelle sequenze di azione su due ruote.
Siamo nel mondo dei futuri talenti della MotoGP, qui interpretati dal campione in carica, un Saul Nanni sempre e comunque convincente nei panni dell’antagonista, e da Matteo Paolillo di Mare Fuori in un ruolo minore. Il protagonista è interpretato dallo spagnolo Óscar Casas, che veste i panni (stereotipati) del talento scapestrato che deve imparare a mettere la classica testa a posto. Per farlo dovrà lavorare molto su se stesso e appoggiarsi ai consigli, più di vita che sportivi, del padre allenatore ed ex campione. Non certo un vincente tout court o un eroe senza macchia e senza paura, ma un uomo vulnerabile che ha sbagliato tanto nella vita da non essersi mai perdonato un errore madornale, che ancora lo tormenta con pesanti sensi di colpa. Claudio Santamaria gli conferisce spessore e carattere, con una nota dolente di fondo che resta impressa. Le sue scene di allenamento personalizzato e curioso, che va da lezioni di salsa a puzzle da mille pezzi da comporre, sanno coinvolgere chi guarda, confermando per l’ennesima volta la bravura di un attore di carriera che può calarsi ormai in qualunque ruolo impreziosendolo, e che qui sfoggia anche uno spagnolo fluente. A livello narrativo funziona abbastanza il ribaltamento del classico rapporto mentore-allievo nel rapporto padre-figlio in progressiva costruzione, come funziona la chimica tra i due personaggi. Essendo un film che punta chiaramente su un target young adult, si lascia vedere anche la storia d’amore, per quanto prevedibile e stereotipata, del protagonista con la dolce tatuatrice Luna (Ana Mena).
In sostanza, questo è un film che non propone assolutamente nulla che non abbiamo già visto, anche in serie nostrane, su tutte Summertime con Ludovico Tersigni, anche lì c’era un ragazzo che sognava la gloria su due ruote allenato da suo padre. Non vanta una regia memorabile e non si annovera certo tra i film più imperdibili degli ultimi anni, eppure Idoli dimostra di saper mescolare adrenalina, dramma familiare e romance in una confezione di impatto estetico di tutto rispetto che, a modo suo, sa intrattenere e farsi benvolere.
Partiamo col dire che è il figlio illegittimo, ma non per questo privo di elementi di interesse, di F1 di Joseph Kosinski. Coproduzione italo-spagnola, ci porta nel mondo delle moto, in particolare della Moto2, la categoria da cui si pescano i futuri talenti della MotoGP. La sua fedeltà assoluta ai topoi del genere è accompagnata fin dall’inizio da un’identità orgogliosamente europea, sia per ciò che riguarda l’estetica che l’atmosfera.
Protagonista è l’irrequieto e talentuoso pilota spagnolo Edu Serra che dopo una gara buttata sul finale, viene licenziato dalla sua scuderia. Su di lui ha però messo gli occhi il Manager della Aspar Team, Eli, che gli propone un accordo: cinque gare, cinque possibilità come gregario dello spumeggiante e vanitoso Gianni Baltelli, per dimostrare il suo valore e guadagnarsi un contratto. Serve un allenatore per Edu, ed Eli sceglie l’ex asso Antonio Balerdi, che si dia il caso sia anche il padre di Edu. Ma i rapporti tra i due sono sempre stati tesi e il film finisce per unire film sportivo e melodramma familiare e amoroso. Idoli dà il suo meglio nelle sequenze in pista, veramente di altissimo livello, con ben poco da invidiare ad un blockbuster d’Oltreoceano. Il resto, compresa la love story di Edu con la tatuatrice Luna, è un susseguirsi di cliché che fanno scivolare l’insieme quasi verso un’identità televisiva vecchio stile. Tanti i camei di veri idoli delle due ruote, da Jorge Martin a Marc Marquez, in un prodotto studiato palesemente per un pubblico under 25. Idoli sa anche sorprendere quando omaggia la saga di Rocky, con l’allenamento “creativo”, l’epica della riscossa, il tema del mentore e dell’allievo che si aiutano a vicenda. Whitecross è a volte un po’ troppo edulcorato e retorico nella narrazione, ma viene aiutato da Nanni e Santamaria, che donano la giusta quantità di pepe ai loro personaggi. Non un capolavoro del genere, sia chiaro, ma una variazione sul tema accessibile e godibile, che piacerà molto accessibile e godibile, che piacerà molto anche ai profani delle due ruote.
