Il delitto del 3° piano

Rémi Bezançon

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Anna, professoressa universitaria e appassionata di Hitchcock, e di Pierre, suo marito, celebre scrittore di thriller ormai intrappolato nella routine. Vivono in un elegante palazzo borghese, tra giornate scandite da manoscritti da correggere, parole da limare e silenzi sempre più pesanti. La loro vita è raffinata, ma immobile. Scrivono storie di mistero senza riuscire più a comunicare davvero. Tutto cambia quando, dalle finestre del loro appartamento, iniziano a osservare i nuovi vicini dall’altra parte del cortile. È una coppia inquieta, nervosa, sul punto di esplodere. Quello che nasce come un innocuo gioco voyeuristico si trasforma presto in un’ossessione. Una scomparsa improvvisa, un orologio macchiato di sangue, rumori nel cuore della notte e strani oggetti sembrano indicare che nell’appartamento accanto sia avvenuto un delitto.
DATI TECNICI
Regia
Rémi Bezançon
Interpreti
Laetitia Casta, Guillaume Gallienne, Gilles Lellouche
Durata
106 min
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Rémi Bezançon
Fotografia
Pierre Cottereau
Montaggio
Sophie Fourdrinoy
Musiche
Laurent Perez del MaR
Distribuzione
Notorious Pictures
Nazionalità
Francia
Anno
2026

Presentazione e critica

ll delitto del 3° piano è una sofisticata commedia ambientata a Parigi, all’interno di un elegante palazzo della città, in cui vive una coppia in crisi, sommersa dalla piatta quotidianità e senza più attrazione reciproca. Lei è un’affascinante e brillante docente di cinema, nonché massima esperta di Alfred Hitchcock, alla Sorbonne, lui è un misantropo scrittore di romanzi gialli ottocenteschi, sempre in pigiama, che la notte dorme sul divano e di giorno è immerso totalmente nel suo mondo immaginifico tra Sherlock Holmes ed Agatha Christie. All’arrivo di nuovi inquilini del terzo piano, ha inizio un gioco voyeuristico attraverso le ampie vetrate dei rispettivi appartamenti. Il vicino è un autore e attore shakespeariano, con la “fortuna” di avere la moglie proprietaria di un teatro. All’arrivo nella nuova casa invita tutti i condomini al suo Amleto, dove avrà modo di conoscere Yann e Colette. Questi ultimi assistono al bar del teatro ad un forte litigio tra il nuovo vicino e la consorte e la sera stessa, dopo la rappresentazione, Colette è convinta di aver visto una colluttazione dalla finestra, immaginando il peggio, un inquietante delitto.

C’è naturalmente un divertito e convincente rimando ad Alfred Hitchcock, in particolare verso La donna che visse due volte, La finestra sul cortile e Psyco. Anche le musiche non sono da meno e Il delitto del 3° piano sembra appunto dare ragione a Jean-Luc Godard che considerava il maestro del brivido per tutti, soprattutto invece il maestro della coppia. Far sapere al pubblico quello che i personaggi non sanno è il segreto della suspense e probabilmente anche il segreto per rivitalizzare le storie raccontate e le storie coinvolte.

Rémi Bezançon, tra le firme della commedia francese più conosciute ed affermate, si diverte a muoversi su una superficie creativa di completa permeabilità tra la finzione e la vita di tutti i giorni. Lo fa con estrema ironia, disseminando il cammino di tensione e mistero, senza mai calcare la mano, proponendoci un punto di vista sicuramente in larga parte condiviso: è proprio nella finzione che una coppia può finalmente salvarsi. Yann e Colette riscoprono in questa rocambolesca avventura la voglia di ritrovarsi, nell’eccitazione dell’ambiguità. Sarà davvero accaduto? Sarà solo frutto della fervida immaginazione di una coppia stanca? Entrare e uscire dalle pagine di romanzi gialli o confondere sistematicamente il confine tra il vero e il falso, esalta anche le doti degli interpeti, capaci di esplorare con leggerezza il bisogno di desiderio e di scardinare lentamente i muri della paranoia e dell’incomunicabilità.

Sentieriselvaggi

(…) Il film frulla tutto un immaginario e dimostra come il cinema oggi possa vivere come installazione di sé stesso, come passeggiata dentro la sua Storia. In filigrana non scorre solo la fonte originaria, ma anche le sue riscritture alla De Palma e i derivati nel presente, come The Voyeurs con Sydney Sweeney che apriva un’altra finestra sul cortile, di cui questo film è forse la versione francese. Con una differenza: qui il riferimento ad Hitchcock è palese e dichiarato quindi diventa puro, non è l’ennesima riscrittura occulta ma un inchino riverente. Tanto che nel finale prende forma lo stesso Hitch, idealmente intervistato da Colette, che in voce fuori campo scandisce le regole della suspense proprio mentre le stiamo vedendo, correndo verso la soluzione.

Certo, una volta comprese le regole del gioco anche il giallo-comico mostra la corda e sappiamo dove va a parare, ma il più è fatto. Da parte sua Bezançon si conferma abile architetto del medio cinema francese: dopo l’enigma librario de Il mistero Henri Pick affronta di petto perfino Hitchcock con l’onore delle armi. Al di là del giudizio, poi, un film del genere assume oggi un valore particolare: nel tempo della perdita della memoria, storica e cinematografica, può avere il merito di avvicinare qualche spettatore giovane al grande padre Hitch. Ecco: se qualcuno va a vedersi La finestra sul cortile anche solo per questo Il delitto del 3° piano può dirsi riuscito.

Cinematografo