Il nascondiglio

Lionel Baier

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Durante il maggio del ’68 a Parigi, Christophe, un bambino di nove anni, viene lasciato in custodia dai giovani genitori impegnati nelle proteste studentesche. Christophe trascorre i giorni cruciali delle rivolte nel caratteristico appartamento di famiglia in Rue de Grenelle, insieme ai nonni, due zii (un artista e un intellettuale), e all’arzilla bisnonna di origini ucraine. Il racconto della quotidianità di questo strambo nucleo familiare, che fa della casa un vero e proprio nido, immerso in uno stile di vita bohemien e anticonformista, autenticamente identitario, in contrapposizione a quello profondamente borghese e “parigino” del vicinato.
DATI TECNICI
Regia
Lionel Baier
Interpreti
Michel Blanc, Liliane Rovère, William Lebghil, Dominique Reymond, Larisa Faber, Aurélien Gabrielli, Adrien Barazzone
Durata
88 min.
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Lionel Baier, Catherine Charrier
Fotografia
Patrick Lindenmaier
Montaggio
Pauline Gaillard
Musiche
Diego Baldenweg, Nora Baldenweg, Lionel Baldenweg
Distribuzione
Filmclub
Nazionalità
Francia, Svizzera, Lussemburgo
Anno
2025

Presentazione e critica

Parigi, 1968. Durante il maggio francese, mentre imperversano i movimenti giovanili e per le strade si urlano slogan e si alzano barricate, il piccolo Cristophe, un bambino di nove anni, è lasciato in custodia dai genitori (impegnati pure loro nelle proteste) nel caratteristico appartamento di famiglia in Rue de Grenelle assieme ai nonni, agli zii bohémien, e all’arzilla bisnonna di origini ucraine. Da quel nido caotico e protettivo, Cristophe osserva la Storia in movimento, filtrata dalle parole e dai silenzi dei propri cari, dal racconto e dal ricordo. Nel frattempo, vive quei giorni immerso nel confronto generazionale e con lo stupore di chi, senza rendersene conto, attraversa un’epoca di trasformazioni.

Il film trova la sua verità all’incrocio tra immaginazione e memoria, facendo del piccolo protagonista un osservatore dei mutamenti culturali e del confronto generazionale. Il regista svizzero Lionel Baier adatta il memoir autobiografico di Christophe Boltanski Il nascondiglio (“La Cache”) traducendo le dense pagine del romanzo in un caleidoscopio visivo fatto di collage, squarci di fantasia, carrellate urbane che si alternano al quotidiano surreale di casa, un interno pensato come estensione del mondo, nelle dimensioni dello spazio e del tempo. Il nascondiglio del titolo è da intendere sia come il rifugio di Cristophe dai tumulti esterni e sia in senso storico, dato che in quella stessa casa il nonno (interpretato da Michel Blanc, nella sua ultima prova prima di morire) negli anni Quaranta si era nascosto per sfuggire alla persecuzione nazista degli ebrei. La memoria corre indietro anche a quel periodo, in un intreccio di intimità domestica e risonanze lontane che accompagna Cristophe verso una precoce consapevolezza del passato e del presente. Delicato affresco di famiglia e allegoria storica venata di ironia, Il nascondiglio rilegge pagine cruciali del Novecento francese attraverso lo sguardo innocente e insieme lucido di un bambino, tirando in ballo (fisicamente) pure Charles De Gaulle. Nel tentativo di miscelare leggerezza e profondità, non tutto scorre sempre in maniera fluida, ma il film conserva l’eleganza della forma e l’intento di evocare senza spiegare troppo. Dai grandi cambiamenti sociali e politici alle vibrazioni private, Il nascondiglio trova la sua verità nell’incrocio tra fiaba e documento storico, tra l’immaginazione (che aiuta sempre a compensare ciò che manca nella vita) e le ferite dell’anima mai sopite. E nel sorriso curioso di Christophe resta una traccia della Storia osservata con la levità di chi non sa ancora, e proprio per questo forse riesce a vedere meglio.

 

Mymovies

La famiglia. Croce e delizia dei suoi membri ne Il nascondiglio, garbata commedia svizzero/francese firmata da Lionel Baier. Curioso incrocio tra I Tenenbaum e Il favoloso mondo di Amelie, con una strizzata d’occhio alla Nouvelle Vague a vivacizzare il tutto, il film porta sullo schermo il romanzo autobiografico di Christophe Boltanski che racconta l’infanzia dello scrittore trascorsa con la sua pittoresca famiglia sullo sfondo dei moti studenteschi del ’68 a Parigi.

Nell’eccentrica visione dell’autore i personaggi sono talmente codificati dal ruolo che rivestono nel nucleo familiare da non avere neppure un nome. C’è la pittoresca bisnonna, ex ballerina che se ne sta chiusa in camera sua fumando come una turca e parlando ossessivamente della sua fantasmagorica giovinezza a Odessa mentre non disdegna di offrire alcool e fumo al giovane bisnipote. Poi ci sono il nonno, cardiologo ansioso e insicuro, e la nonna, che si è distaccata dalla ricca famiglia d’origine e passa il tempo scorrazzando marito e figli nella sua Citroen Ami 6. Dei tre figli solo uno, giornalista, ha avuto l’ardire di abbandonare il nido e prendere un appartamento in affitto con la moglie anche se parcheggia spesso e volentieri il figlioletto dai nonni per concentrarsi sulle proteste contro il governo. Gli altri due, uno pittore, l’altro accademico, a uscire di casa non ci pensano minimamente e contribuiscono a vivacizzare l’atmosfera di questa strana tribù. Fin dall’incipit. Lionel Baier dichiara l’origine letteraria del suo caotico ritratto di famiglia mostrando addirittura il libro da cui la storia è tratta. La voce narrante di Christophe Boltanski torna a più riprese mentre la sua versione infantile compare sullo schermo, dando vita a questo curioso cortocircuito che caratterizza il romanzo di formazione filtrato dal punto di vista del piccolo protagonista. In un ammiccante gioco metacinematografico, il regista si ritaglia il ruolo del vicino di casa borghese, infastidito dalle caotiche attività della famiglia Boltanski che comprendono il viavai dei suoi membri nel cortile condominiale, l’affissione di volantini rivoluzionari sui muri esterni e perfino scatenate danze in pigiama sulle note dell’Alleluja Garanti di Jean Yanne e Michel Magne.

Ricco di trovate leggere e di simpatiche gag, Il nascondiglio svela il suo significato più profondo attraverso l’uso di dettagli rivelatori sparsi qua e là con cui viene esplicitato il profondo affetto che lega i membri della famiglia Boltanski nonostante l’abbondare di difetti e debolezze. Alla presenza ingombrante di una madre/nonna accentratrice e ferocemente protettiva, che controlla la vita dei figli e male accetta ogni loro manifestazione di indipendenza si contrappone il carattere mite e ansioso del padre, che potrebbe diventare un luminare nel campo della cardiologia, ma viene frenato dalle sue insicurezze. Se l’affetto, in casa, Boulanski, non manca lo stesso non può dirsi per la libertà, con l’atmosfera che a tratti si fa soffocante, complice il prevalere delle scene in interni. A evocare questa dimensione vagamente claustrofobica è la casa abitata dalla famiglia, location principe de Il nascondiglio che assume il ruolo di protagonista tra i protagonisti. L’appartamento parigino in cui vivono i Boltanski è affollato di mobili, oggetti, libri, tappeti, divani. Ogni angolo della casa a due piani è occupato da suppellettili, segno di un’intensa vita domestica replicata in piccolo nell’auto della nonna che, anche per via delle difficoltà nella deambulazione, in macchina riceve amici e parenti, offre cibo e bevande e fa la spesa senza neppure aprire lo sportello. Le scelte di regia, che propongono perfino qualche piano frontale geometrico ‘a la Wes Anderson’, permettono allo spettatore non solo di spiare il caotico ménage, ma forniscono l’illusione di appartenere al nucleo visto il proliferare di piani ravvicinati e la palette di colori caldi.

Il nascondiglio, titolo mutuato dal romanzo originario, assume dunque un doppio significato. Al primo livello si riferisce alla casa stessa, porto sicuro creato dai nonni dove tutte le età della vita, dall’anziana bisnonna al nipote, possono trovare rifugio dalle avversità e al contempo spazio di espressione. Ma all’interno dell’abitazione esiste un nascondiglio vero e proprio, sotto le scale, che servì da rifugio al bisnonno ebreo durante l’occupazione nazista e che, in una delle sequenze più sorprendenti, finirà per ospitare lo stesso Charles de Gaulle, in fuga dalle contestazioni studentesche che fanno tremare la sua poltrona di Presidente. Le vicende familiari dei Boltanski si intrecciano con la grande Storia, quella delle manifestazioni del 1968, delle contestazioni studentesche e della messa in discussione dei valori del passato, preludio di una stagione di cambiamenti storico sociali che il film suggerisce argutamente nelle azioni e nei comportamenti della famiglia del protagonista senza mai mostrarle esplicitamente se non in televisione.

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