Mirabile Visione: Inferno

Matteo Gagliardi

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Mirabile Visione: Inferno, diretto da Matteo Gagliardi, è un docu-film che si interroga su cosa Dante Alighieri potrebbe pensare mai del nostro mondo, se tornasse in vita oggi.
DATI TECNICI
Regia
Matteo Gagliardi
Interpreti
Benedetta Buccellato, Luigi Diberti
Durata
93 min
Genere
Documentario
Sceneggiatura
Filippo Davoli, Matteo Gagliardi, Federica Tonani
Fotografia
Antonio De Rosa
Musiche
Fabrizio Campanelli, Enrico Goldoni
Distribuzione
Starway Multimedia
Nazionalità
Italia
Anno
2023

Presentazione e critica

A testimonianza dell’importanza artistica e didattica, della contemporaneità e dell’universalità della Divina Commedia, opera magna di Dante Alighieri, ci sono i numerosissimi lavori che hanno tentato di rileggere, studiare, commentare, ritradurre, reinterpretare, analizzare i suoi meravigliosi versi, attraversando trasversalmente campi di studio e linguaggi vari. Quello che a noi interessa in questa sede, è ovviamente quello audiovisivo, che dal canto suo vanta un numero importante di titoli, tra grande e piccolo schermo. Alcuni sono ad esso dichiaratamente dedicati, altri invece solamente ispirati. Altri, ancora hanno deciso di trarre spunto dal suo straordinario immaginario per poi raccontare una storia autonoma.
Il risultato, al giorno d’oggi, è che tutto è stato detto della Divina Commedia e tutto è stato fatto per analizzarla. Eppure, dati proprio i numerosi pregi, la Commedia può essere ancora utilizzata per leggere il nostro presente. Da questo presupposto nasce l’idea di Mirabile Visione: Inferno, docufilm ideato e diretto da Matteo Gagliardi. Ovvero, quanto utilizzare il filtro del lavoro di Dante per rivedere la realtà attuale e, ampliando il raggio, la nostra Storia, possa rivelarsi prezioso per andare a fondo alle questioni fondamentali insite nella Natura umana e poter, addirittura, leggerne il futuro. Il suo è un lavoro interessante e ben studiato, che mescola gli strumenti cinematografici per adoperare una commistione tra arte, letteratura e lavoro di documentazione in grado di valorizzare l’opera di Dante Alighieri a 360 gradi, non disdegnando anche la valorizzazione di un legame con la vicenda autobiografica del poeta. Oltre questo, il titolo di Gagliardi mira a trovare un modo nuovo di leggere la Divina Commedia, seppur mantenendo il focus solo sull’Inferno (il film è infatti la prima parte di una trilogia che prevede un titolo per cantica), in modo da invogliare alla sua riscoperta.(…)
(…) Nel momento di maggior crisi della sua vita, corrispondente alla condanna all’esilio a causa di una ingiustizia, Dante Alighieri è costretto a fermarsi e ad affrontare un dolore con cui probabilmente mai avrebbe pensato di doversi confrontare. La lontananza dalla sua amata Firenze e quindi da tutti i suoi affetti e da ciò che animava la sua vita porta il poeta a dover affrontare un lutto che esigerà una gran forza d’animo per essere superato. A tale scopo Dante decide di concentrare ogni suo sforzo per compiere un grande viaggio dentro se stesso, in modo da ritrovarsi e poter poi andare avanti. Questo è il valore assoluto delle storie. Un dato che viene subito citato in Mirabile Visione: Inferno, come se la primissima cosa che preoccupasse il regista fosse affermare l’importanza della Divina Commedia a prescindere dalle qualità intrinseche. Raccontare una storia è sempre un atto nobile, fondamentale per il “movimento” della vita umana. Entrando poi nello specifico, l’opera del poeta fiorentino è un lavoro dal valore inestimabile non solo per la cifra artistica, ma, anzi, per la sua contemporaneità e la sua universalità, tali da poterla utilizzare per leggere il nostro mondo. La trovata del docufilm è infatti proprio quella di adottare la Divina Commedia come un codex per analizzare la Storia dell’uomo e spiegarne decisioni, trasformazioni e decadimenti, in modo da creare una consapevolezza e così stimolare ad una riflessione sul presente e sul futuro. Uno scopo altissimo che afferma al di là di ogni ragionevole dubbio, come l’utilità didattica dell’opera di Dante, anche a 700 anni di distanza, continui ad essere fondamentale per la nostra formazione.
Si parte dalle illustrazioni ottocentesche del pittore parmense Francesco Scaramuzza, un artista che dedicò gran parte della sua vita alla rappresentazione del mondo creato dal poeta fiorentino, non riuscendo purtroppo a terminare la sua opera, cornice ideale che tramite le animazioni riprende vita, facendo da sfondo ideale per un viaggio ancora attuale. Espressioni delle due anime sopracitate che muovono questa discesa sono il contributo della professoressa Argenti, che analizza Dante secondo una chiave politica e sociali, e quello di Padre Guglielmo, che invece scava all’interno dei versi del poeta per tirarne fuori il messaggio cristiano più profondo, critico e scevro da fondamentalismi di sorta. I due, insieme, fanno rivivere l’opera di Dante in un modo così potente da renderla una chiave di lettura del pensiero occidentale nella sua interezza.
Ogni cerchio dell’Inferno diventa una modalità per affrontare e tentare di spiegare una parte della realtà geopolitica contemporanea, parlando di conquiste scientifiche, “progresso” ipotetico, logiche capitaliste e crisi ambientale e climatica, non disdegnando uno studio riguardo anche le radici di ogni singolo aspetto. In questo senso è molto efficace il massiccio montaggio comprensivo di una grande quantità di immagini di varia natura, tra archivio, CGI e riprese dalla natura metafisica. Un incedere ordinato che sfugge la prevedibilità grazie alla profondità dei discorsi e all’impatto (a volte quasi crudele) di quello che vediamo davanti ai nostri occhi, testimonianza di una umanità ormai piegata su se stessa al punto da far smarrire allo spettatore l’ipotesi di un futuro. Qui Mirabile Visione: Inferno sorprende, trovando ancora nella natura della Divina Commedia lo spunto per guidare il pubblico verso un futuro che può essere ancora luminoso, almeno finché dentro di noi resisteranno i messaggi che scritti come questo e come tanti altri contengono.

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