Puca (Sic@Sic)

Sara Scalera

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Anni ‘90, un primo pomeriggio d’estate. Mentre i genitori dormono, Lotti e Malibù (questi i nomignoli che si danno tra loro le sorelle) decidono di uscire di nascosto per andare al bar, tra gli altri frequentato dal ragazzo che piace alle due. Puca, la più piccola, chiede di andare a tutti i costi con loro, pena il risveglio dei genitori tramite urla. Le tre quindi si avviano e, mentre passano dalla spiaggia, Puca si avvicina a riva e dice di aver visto una sirena. Una volta al bar, mentre le due sono in preda ai propri umori adolescenziali, perdono di vista Puca. Inizia così una ricerca che porterà le due a uno scontro chiarificatore, seguito poi dalla visione fugace della sirena che si immerge e scompare sott’acqua: con quell’immagine prendono consapevolezza che la loro infanzia è andata via per sempre. L’inaspettato avviene quando tornano a casa per avvisare i genitori…
DATI TECNICI
Regia
Sara Scalera
Interpreti
Noémie Merlant, Elphie Mansat, Gianluca Ferlin
Durata
14 min.
Genere
Cortometraggio
Sceneggiatura
Sara Scalera, Antonio Romagnoli
Fotografia
Andrea Benjamin Manenti
Montaggio
Livia Galtieri
Musiche
Bebawinigi, Los Locos
Nazionalità
Italia
Anno
2026

Presentazione e critica

Quando nei torridi pomeriggi estivi degli anni ’90 i nostri genitori riposavano, le mie sorelle ed io eravamo costrette ad attendere silenziosamente il loro risveglio mentre il mondo fuori dalle finestre continuava. Quante volte abbiamo desiderato di fuggire da quella finestra per andare in spiaggia o a giocare!

Il film nasce da questo desiderio di fuga e racconta di quando, un pomeriggio, due sorelle in età adolescenziale decidono di uscire di nascosto e trascinare con loro la piccola “Puca” che, però, approfittando di una distrazione delle due più grandi, scompare. Cosa le sarà successo?  L’immaginario sospeso dell’estate balneare, bagnata dal sole, nel silenzio orchestrato dalle cicale, è molto cara alla generazione degli anni ’80 e ’90, che condivide questi ricordi di infanzia come luoghi sospesi nel tempo in cui immaginarsi grandi, fare le prime esperienze di adolescenza, vivere un mondo con delle regole nuove.  Puca è un dramma e a lieto fine tutto al femminile, che parla di famiglia, infanzia e adolescenza. La storia racconta il rapporto tra tre sorelle, due alla soglia della pubertà e la più piccola, Puca, che con la sua stravaganza e i suoi modi buffi si trattiene nel mondo dei piccoli.

Sara Scalera

Produzionidalbasso

Puca“, diretto da Sara Scalera e prodotto da GM Production, che racconta una storia che tiene incollati allo schermo. Il film è in concorso alla Settimana Internazionale della Critica (SIC), organizzata nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il cortometraggio segue uno spaccato di vita delle tre sorelle Lotti, Malibù e Puca, la più piccola. I genitori dormono e le due sorelle maggiori decidono di uscire di nascosto per andare in un bar del paese. Puca insiste per seguirle. Non vuole restare a casa e alla fine si unisce alle due sorelle maggiori. È durante il tragitto che accade qualcosa di magico: Puca vede una sirena nel mare. Da quel momento il racconto prende un’altra direzione e quella che sembrava una piccola avventura tra sorelle lascia spazio alla tensione, fino al picco drammatico della vicenda. Il film riesce però a chiudere il cerchio con un dolce lieto fine.
La prima parte e il finale hanno qualcosa di tenero e allegro. Il rapporto tra le tre sorelle, il desiderio della più piccola di stare con le grandi, l’idea di uscire insieme verso il bar restituiscono una dimensione familiare e spontanea. “Puca” è girato in Calabria e i paesaggi hanno un ruolo importante: vengono valorizzati e diventano parte del racconto, senza sembrare semplicemente uno sfondo. Si vede il mare, ma anche la roccia, tutto immerso in una provincia italiana anni ’90 riconoscibile nei dettagli. Niente smartphone a dominare la vita dei personaggi, ma anziani che giocano a carte, giovani al biliardino, sigarette, il bar di quartiere, le sedie di plastica sistemate all’esterno. Sono elementi che restituiscono un’idea precisa di paese e di comunità.

È proprio l’estetica vissuta dei luoghi a funzionare bene. Gli ambienti non sono costruiti per il film: hanno un aspetto reale, un po’ consumato, tipico di tanti angoli della provincia italiana. E questo realismo fa da contrappunto alla presenza della sirena, elemento che introduce un elemento fiabesco – visto dagli occhi di una bambina – all’interno di una realtà estremamente concreta. Le riprese urbanistiche sono veramente ben riuscite, con delle inquadrature che sembrano provenire da un occhio fotografico molto attento. Anche la colonna sonora è particolarmente azzeccata. Scalera riesce a realizzare un cortometraggio piacevole da guardare, con una storia semplice, ma efficace. Parte con il sorriso, porta lo spettatore dentro una situazione sempre più drammatica e arriva infine a un lieto fine, facendo sorridere di nuovo.

Cinemaitaliano