Romeo è Giulietta

Giovanni Veronesi

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Vittoria, una giovane attrice, che nel corso di un provino viene fortemente umiliata da un noto regista molto cinico. Il ruolo per cui la ragazza si era presentata è quello di Giulietta, ma Vittoria non demorde e decide di ritentate il casting con una falsa identità. Per mostrare al burbero regista il suo talento, la giovane si presenta sotto le mentite spoglie di Fabio, esibendosi nella parte di Romeo. Vittoria fa colpo e viene scelta per interpretare il protagonista maschile dell'opera shakespeariana, ma non rivela la sua vera identità femminile. Da questo momento in poi è Fabio. Per la talentuosa attrice non si rivela poi così complicato vestire i panni di Romeo sia sul palco che dietro le quinte. Il problema sorge quando viene scelto per interpretare Mercuzio proprio il suo fidanzato. Vittoria si ritroverà a dover nascondere la sua identità anche a lui, riuscirà con il suo talento a non farsi smascherare? Inoltre, mentre indossa gli abiti di Romeo, l'attrice scoprirà molto su sé stessa e su chi ha intorno.
DATI TECNICI
Regia
Giovanni Veronesi
Interpreti
Sergio Castellitto, Pilar Fogliati, Geppi Cucciari, Maurizio Lombardi, Serena De Ferrari, Domenico Diele, Margherita Buy
Durata
112 min.
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Pilar Fogliati, Giovanni Veronesi
Fotografia
Giovanni Canevari
Musiche
Andrea Guerra
Distribuzione
Vision Distribution
Nazionalità
Italia
Anno
2024

Presentazione e critica

Vittoria è un’attrice che ha commesso un grosso errore: spacciare per proprio un testo teatrale, ricavandone un’accusa di plagio e l’impossibilità di presentarsi ai casting. Federico Landi Porrini è un regista teatrale geniale ma intrattabile che ha disperatamente bisogno di un successo per ritornare in auge, e spera di ottenerlo mettendo in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto un Romeo e Giulietta originale: peccato che non gli venga una buona idea a pagarla oro, e che non riesca nemmeno a trovare i suoi attori protagonisti – anche perché fa del suo meglio per cacciare tutti quelli che gli si presentano, fra cui Rocco, il compagno di Vittoria. La stessa Vittoria, miracolosamente arrivata ad ottenere un provino per la parte di Giulietta, viene allontanata malamente da Landi Porrini. La giovane donna allora decide di imbastire un imbroglio ai danni del regista, travestendosi da uomo e proponendosi per il ruolo di Romeo. Inaspettatamente Federico viene conquistato proprio da quel Romeo sui generis, e Vittoria rinuncerà temporaneamente a svelare l’inganno, prendendo gusto alla possibilità di calcare di nuovo le tavole del palcoscenico.

Un po’ Shakespeare in Love, un po’ Tootsie, molto Victor Victoria (di cui la protagonista ha anche il nome), e ovviamente “La dodicesima notte” shakespeariana, Romeo è Giulietta è una commedia degli equivoci gradevole e ben scritta da Pilar Fogliati, Nicola Baldoni e Giovanni Veronesi, che dirige con mano più leggera del solito, rispettando l’afflato gentile del testo.
E il cast corale funziona, soprattutto la stessa Fogliati nel ruolo di Vittoria, credibile anche in versione maschile, e Sergio Castellitto ne panni dell’isterico Federico. Ma il colpo d’ala viene da due comprimari: Geppi Cucciari, che ha le battute più divertenti consegnate nel modo migliore nella parte della truccatrice Gloria, e soprattutto Maurizio Lombardi, che invece conferisce pathos e umanità commoventi a Lori, il compagno di Federico.
La sceneggiatura modula bene i toni, e ognuno degli attori contribuisce con qualcosa di personale alla storia – ad esempio Pilar Fogliati con la dolcezza e Sergio Castellitto con il piglio polemico – senza però soverchiare il proprio ruolo con la propria immagine cinematografica. Ogni scena e battuta serve a portare avanti la trama, invece di limitarsi a costruire gag estemporanee, come da pessimo costume delle commedie cinematografiche italiane recenti: la matrice qui è più Goldoni e Feydeau che Vanzina e Pieraccioni. E le frecciatine a Tik Tok, agli influencer o ai reality sono una presa di distanza da un sottobosco molto lontano dalla nobiltà del teatro classico o, come direbbe Federico Landi Porrini, dalla “bolla di pochezza” in cui siamo immersi.

Romeo è Giulietta racconta bene la peculiarità del mondo degli artisti teatrali che “tengono più al ruolo che all’orgoglio”, che sono disposti anche a truffare pur di rimanere in scena, che non conoscono altra vita che quella del palcoscenico e fanno del proprio narcisismo una bandiera. E allo stesso tempo celebra la coerenza rigorosa di un regista, l’autentica passione recitativa di un’attrice, l’ammirazione sconfinata di un compagno che forse non brilla per talento ma sa eccellere in generosità d’animo.

(www.mymovies.it)

Il teatro raccontato al cinema ha sempre avuto un fascino particolare: perché un film su uno spettacolo o una performance ci restituisce l’immediatezza dell’hic et nunc di una rappresentazione, perché racconta persone che diventano personaggi e perché il palcoscenico può essere un “luogo” dove ciò che inizialmente appare incolore riesce ad acquistare improvvisamente e prepotentemente un senso. Il teatro è il primo amore di Giovanni Veronesi e la grande passione di Pilar Fogliati e, in ROMEO È GIULIETTA, diventa lo strumento per riconoscersi e definirsi, o ritrovare l’ispirazione prima di passare a una nuova fase della vita. Il teatro è stato per anni la casa di Federico Landi Porrini – regista egocentrico e sarcastico che non tollera la mancanza di talento – e la passione di Vittoria, che vorrebbe interpretare Giulietta nella tragedia shakespeariana che concluderà la carriera di Federico ma, sotto mentite spoglie, ottiene la parte di un Romeo ancora più innocente e fanciullesco dell’originale.
Chi conosce il cinema di Giovanni Veronesi e il suo programma radiofonico Non è un paese per giovani, sa quanto il regista abbia a cuore le nuove generazioni e le loro incertezze e inquietudini, che si manifestano attraverso la continua ricerca di un’identità. Ora, l’attore (in questo caso Vittoria) ha il vantaggio di poterla rubare ai due, dieci o cento ruoli che ha la fortuna di ricoprire, per di più viaggiando da un secolo all’altro, e infatti Vittoria continua a ripetere: “Sono un’attrice, devo recitare”, e trova un senso soltanto quando guarda le cose da una diversa prospettiva, che poi è quella non solo di un Romeo en travesti ma anche di uno dei migliori testi di William Shakespeare, una pièce che, guarda caso, ha come protagonisti due adolescenti che finiscono per essere le vittime della sete di potere e dell’odio degli adulti.

Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti non sono stati ascoltati. Il che significa che il loro cuore, che Landi Porrini chiama “un organo fatto a forma di pera capovolta”, non è stato auscultato, ma per fortuna, nel nuovo film del regista di Manuale d’amore 1,2 e 3, di cuore ce n’è tanto. Batte in maniera irregolare, perché la parte dedicata a Vittoria e al suo ragazzo è meno pulsante (e meno complessa) del cammino interiore di Federico Landi Porrini, che coincide con il recupero dello stupore fanciullesco che un inventore di storie non dovrebbe mai perdere. Federico, che pure è impegnato una “missione” seria, dà a Romeo è Giulietta una connotazione comica, ed è meraviglioso nella sua insofferenza verso gli attori “cani”, che dovrebbero aprire una tabaccheria o “buttare nell’umido” i loro provini. Solo un grande attore come Sergio Castellitto poteva rendere giustizia alla sua pungente ironia e al suo legittimo delirio di onnipotenza. Landi Porrini è il regista-vate, tiranno come ce ne sono tanti e demiurgo come ce ne sono pochi. Le sue audizioni sono un’umiliazione a cui chi ha peccato di hybris, e quindi di eccessiva fiducia nelle proprie capacità, deve necessariamente andare incontro, un fosso da saltare per arrivare dalla parte della verità. Anche Federico, però, viene messo alla prova. E allora il film di Veronesi diventa un viaggio nel mistero della creazione e dell’ispirazione, che può abbandonarci da un momento all’altro, a meno che l’anima non continui a vibrare lasciandosi sorprendere e trasportare dalle emozioni.

Il superbo Landi Porrini si rivela anche in piccoli dettagli che non sfuggiranno a uno sguardo attento: le pantofole di spugna di un hotel ai piedi, un ventaglio per non soffrire il caldo, un completo bianco che fa tanto Luigi Pirandello o Gabriele D’Annunzio e, per chi lo ha riconosciuto, il meraviglioso teatro di Villa Torlonia, che fu residenza di Benito Mussolini. Anche Federico è un Duce? Solo nel senso di “condottiero”, perché malgrado tutto il personaggio si lascia avvolgere dall’amore puro del compagno Lori, destinato a morire dentro ogni qual volta si accorge di dare senza ricevere. Le sue attenzioni ci fanno un’infinita tenerezza, e tenerezza è il sentimento che si coglie in molte scene di Romeo è Giulietta. Veronesi dice che la “colpa” è della scomparsa del caro amico Francesco Nuti, al quale il film è dedicato, ma questo lasciarsi andare alla malinconia, seppure all’interno un genere che fa ridere, dà a Romeo è Giulietta una grande umanità, complice un Maurizio Lombardi in stato di grazia e la dolcezza di Pilar Fogliati. Funziona il sodalizio fra lei e Giovanni Veronesi. Siamo curiosi di scoprire cos’altro ci regaleranno in futuro.

Comingsoon.it