Un cane a processo

Laetitia Dosch

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Avril è un avvocato dedicata alle cosiddette cause perse. Ha deciso però di affrontarne in tribunale una che pensa di poter vincere. Si tratta di difendere Cosmos, un cane che ha morso alcune donne da cui si sentiva minacciato. Il suo padrone vorrebbe evitarne la soppressione e Avril si impegna in tal senso. Da un fatto realmente accaduto nasce un'opera prima in cui il divertimento si unisce alla riflessione su più temi. È successo in una cittadina Svizzera (dalle immagini il dibattimento sembra avvenire a Losanna) anche se, ovviamente, nelle aule giudiziarie ha dovuto presentarsi il padrone e non il cane. Laetitia Dosch, alla sua opera prima, compie il passo in più necessario per la messa in scena e porta sul banco degli imputati anche l'amico dell'uomo a quattro zampe che si chiama Cosmos.

DATI TECNICI
Regia
Laetitia Dosch
Interpreti
Laetitia Dosch, François Damiens, Anabela Moreira, Anne Dorval, Pierre Deladonchamps
Durata
85 min.
Genere
Commedia
Sceneggiatura
Lætitia Dosch, Anne-Sophie Bailly
Fotografia
Alexis Kavyrchine
Montaggio
Isabelle Devinck, Suzana Pedro
Musiche
David Sztanke
Distribuzione
Academy Two
Nazionalità
Francia
Anno
2026

Presentazione e critica

Avril è un avvocato dedicata alle cosiddette cause perse. Ha deciso però di affrontarne in tribunale una che pensa di poter vincere. Si tratta di difendere Cosmos, un cane che ha morso alcune donne da cui si sentiva minacciato. Il suo padrone vorrebbe evitarne la soppressione e Avril si impegna in tal senso. Da un fatto realmente accaduto nasce un’opera prima in cui il divertimento si unisce alla riflessione su più temi. È successo in una cittadina Svizzera (dalle immagini il dibattimento sembra avvenire a Losanna) anche se, ovviamente, nelle aule giudiziarie ha dovuto presentarsi il padrone e non il cane. Laetitia Dosch, alla sua opera prima, compie il passo in più necessario per la messa in scena e porta sul banco degli imputati anche l’amico dell’uomo a quattro zampe che si chiama Cosmos. Amico che non si è rivelato tale per le donne morsicate (una delle quali al volto) ma che ha tutte le caratteristiche per mostrare che non si è trattato di rabbia o di aggressività pura ma molto più semplicemente di senso di autodifesa che, semmai, andava controllato dal padrone che lo ama e che non vuole la sua fine prematura per mano dell’uomo. La sceneggiatura, scritta dalla regista e protagonista insieme ad Anne Sophie Bailly, interviene su più fronti, ivi compreso quello della parità uomo donna, mettendo però l’accento sul potere che gli esseri umani si arrogano sulle specie animali. L’interrogativo di base è: può uno Stato come la Confederazione Elvetica, che non ha la pena di morte, comminarla ad un animale per quanto ritenuto responsabile di un grave danno?

Fonte di ispirazione letteraria è stato il romanzo “Cane bianco” di Romain Gary in cui il protagonista si impegna a ‘diseducare’ un cane che è stato addestrato dai razzisti americani alla fine degli anni Sessanta a dare la caccia ai ‘negri’. Avril si impegna per disinnescare la misoginia di Cosmos e questo implica una serie di situazioni divertenti. Già attrice teatrale in grado di portare in scena un cavallo, Dosch sa dosare gli elementi riuscendo a coinvolgere non solo gli animalisti (ed era facile) ma anche chi semplicemente chiede alla commedia di non essere fine a stessa ma di mettere in scena dei personaggi che rimandino alla realtà anche nei loro eventuali aspetti caricaturali (vedi l’avvocato dell’accusa). Non di soli drammi vive il cinema ma anche di opere che sappiano divertire e, al contempo, far pensare.

Mymovies

Che bel film quello di Laetitia Dosch, al debutto. Stringato, luminoso, emotivamente rilevante, nella sua poetica stravagante di opera dramedy (decisamente più dramma che commedia), dalla vivacità coinvolgente, necessariamente vitale. Del resto, se al cinema il protagonista è un cane, si sbaglia raramente (mai lavorare con cani e bambini, sono più bravi degli attori veri e propri!). Eppure, Un cane a processo (Dog on Trial titolo originale) è molto altro che una semplice commedia. La regista francese ma naturalizzata svizzera ha presentato il film a Cannes 77, confessando quanto “i cani siano straordinari” (come non essere d’accordo?). Nonostante questo, ha anche ammesso di non averne mai avuti, pur amandoli. E nel film c’è un riflesso diretto del suo pensiero, mostrando disagio verso l’evoluzione indotta dagli uomini, che hanno plasmato i cani, incrociando e selezionando razze a seconda delle necessità (spunto di riflessione, tutt’altro che banale). Per questo, Un cane a processo, si pone come atto di difesa verso qualcuno che, agli occhi della legge, non è considerato capace di intendere e di volere. In un certo senso, Un cane a processo è una sorta di To Kill a Mockingbird (passateci il paragone), ed è cinema idealista che parte da un presupposto, portandolo avanti al meglio delle proprie possibilità. Per questo, se oggi l’Europa cinematografica sta vivendo una nuova primavera autoriale (un ricambio atteso, che si sta poco a poco compiendo), potremmo dire che il futuro della regista svizzera sembra promettere decisamente bene.

Laetitia Dosch, che ha scritto Un cane a processo insieme a Anne-Sophie Bailly, si è ritagliata anche il ruolo della protagonista, ovvero Avril, la solita (ma narrativamente efficace) avvocatessa delle cause perse. È nota nell’ambiente per accollarsi processi senza speranza, spinta in primis da un coinvolgimento umano. In questo caso, spinta da un coinvolgimento… canino. Contattata da Dariuch Michovski, accetta di difendere Cosmos, il cane dell’uomo, accusato di aver morso tre donne (un cane misogino, sentiremo dire nel film, per una tesi portata avanti dalla classica avvocatessa d’accusa boriosa, arrogante e spregevole). Un’azione legale che potrebbe riservare al cane un destino crudele. Avril accetta il caso, portando avanti la tesi che un cane andrebbe giudicato come un essere vivente con le proprie autonomie, i propri bisogni e le proprie ragioni. Soprattutto, con i propri sacrosanti istinti. Quella di Dog on Trial non è una storia vera nel senso stretto del termine (anche se nel film viene detto il contrario), piuttosto un pretesto, un processo che ne raccoglie tanti altri, come ha spiegato la stessa autrice, che ha presto spunto da alcuni casi reali, che hanno acceso – surriscaldando – l’opinione pubblica (che nella stra-grande maggioranza dei casi sta dalla parte del cane). L’accenno è presente anche nel film: la polarizzazione populista degli ideali, oggi sovraesposta, è cavalcata in qualche modo dal capo d’accusa sfruttato dalla “vittima”. Per questo lo spunto è forte, e socialmente rilevante: un cane è un essere con una personalità, una motivazione, uno scopo, una ragione. Se non risponde alle nostre regole sociali, andrebbe comunque considerata la sua indole, prima di giudicare e, nel peggiore dei casi, “addormentare”. Un cane andrebbe rispettato e difeso, capito, compreso, e per quanto possibile de-umanizzato, riconoscendo il suo imprescindibile essere. Più in generale, un animale, prosegue il film, non dovrebbe mai essere considerato alla stregua di un oggetto, e quindi non può essere distrutto se “non funzionante” – o intemperante alle regole. Questione di civiltà, di nobiltà e di progresso. Parallelamente, c’è una sotto storia riguardante il vicino di casa di Avril, un bambino (Tom Fiszelson) con una complicata situazione famigliare. Anch’esso, come Cosmos, non è tutelato dalla Legge, anzi. Temi e sfumature colte in pieno da Laetitia Dosch, affidando ad un voice-over l’andatura di un’opera a tratti umoristica e a tratti rivelatoria per come vengono trattati gli umori di una storia esuberante e ben scritta (portandoci fino all’obbligatorio finale), facendo chiaramente leva sulla presenza di un cane come protagonista (a proposito, ad interpretare Cosmos troviamo Kodi, un esperto cane attore che a Cannes, ha annunciato il ritiro). Insomma, in poco meno di novanta minuti, Dog on Trial ci ricorda quanto siamo fortunati a vivere sullo stesso pianeta abitato dai cani. Ciononostante, ci ricorda quanto i nostri preziosi amici a quattro zampe non abbiano ancora la stessa dignità riservata agli esseri umani. E ci ricorda anche di quanto la giustizia di un tribunale, invece che essere uguale per tutti, sia invece cieca, abietta, retrograda. Ecco, con passione e decisiva commozione, quello della Dosch è un film teneramente militante, che lotta per cosa è giusto, e non per cosa è ordinario.

 

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(…) Insomma, in questa commedia il paradosso scatena sorrisi e risate, ma lascia anche l’amaro in bocca di una realtà tristemente vicina a quella che ci troviamo a vivere in questi anni. Dosch riesce a tenere insieme tutto, l’assurdo e il sociale, come regista e come attrice. Anche quando indaga per capire come mai Cosmos abbia attaccato solo delle donne. Sarà misogino per natura, un rappresentante degno del patriarcato con licenza di abbaiare? E da adulto, dovrà rispondere delle sue azioni al posto del “padrone”? È selvaggio o domestico? Sarà giusto rinchiudere i suoi orizzonti limitandolo a coccolare noi umani quando richiesto? Sono tanti gli argomenti in disguise che il film affronta, fra un “Je Suis Cosmos” e un’analisi della guerra dei sessi, con una tenera parentesi su un adolescente vicino di casa dell’avvocata, picchiato dal padre alcolizzato, con cui instaura un rapporto ironico e protettivo. Commedia processuale inconsueta che non sfocia mai nella farsaccia, intrattiene con intelligenza al di là del paradosso, giocando con originalità con le possibilità narrative ed espressive del cinema. Non è certo poco per un’opera prima. E ci ricorda come “il cane sia la parte del lupo con cui gli umani possono vivere”.

 

Comingsoon.